“IL GOVERNO SOTTOVALUTA LE NOSTRE ESIGENZE. RINNOVI GRATIS LE FEQUENZE O NON GARANTIAMO IL 5G” – PIETRO LABRIOLA, AD DI TIM E PRESIDENTE DI ASSTEL, ATTACCA SULLE PAGINE DI “REPUBBLICA” L’ESECUTIVO MELONI: “NON CHIEDIAMO UN SEMPLICE EMENDAMENTO ALLA LEGGE DI BILANCIO, MA SOLUZIONI STRUTTURALI. IL MINISTERO DELLE IMPRESE DOVREBBE PRECISARE QUAL È LA POLITICA INDUSTRIALE PER LE TLC DA QUI A 3-5 ANNI. BISOGNA GARANTIRE AGLI OPERATORI UN RITORNO SUGLI INVESTIMENTI. ALTRIMENTI CHIUDONO E IL PAESE TORNA ALL'ERA DELLE CAVERNE" – CHE NE PENSA "POSTE", DAL 2025 PRIMO AZIONISTA DI TIM E CHE LO SCORSO 22 MARZO HA LANCIATO LA SUA OPAS DA 10,8 MILIARDI PER COMPLETARE L’ACQUISIZIONE DI TELECOM ITALIA, DELLA SORTITA DI LABRIOLA?
Aldo Fontanarosa per "la Repubblica" - Estratti
Se Internet è uno dei pilastri delle nostre vite, il merito è anche delle aziende delle telecomunicazioni che hanno costruito reti digitali sempre più moderne e capienti. Adesso le aziende delle tlc dovranno investire ancora e non possono farlo da sole. La pensa così Pietro Labriola, presidente di Asstel, associazione confindustriale delle società del settore, e ad di Tim.
Il traffico mobile e fisso lievita in modo esponenziale, con poche piattaforme che ne prendono forse la metà.
«Circa il 50% del traffico web globale è riconducibile a poche grandi piattaforme tecnologiche e del cloud — Alphabet/Google, Meta, Microsoft, Amazon, Apple, Netflix, Disney e TikTok — mentre cresce rapidamente il peso delle piattaforme di intelligenza artificiale».
Voi sperate contribuiscano al potenziamento delle reti. Non è utopia?
«Il Garante italiano delle Comunicazioni, l'AgCom, ha messo a punto una proposta. Le aziende delle tlc e i giganti della Rete tentano prima un accordo sul piano degli investimenti. Quando manca la quadra, il Garante supporta il raggiungimento dell'intesa. Questo meccanismo, prezioso, ci permetterebbe di uscire dal buio».
Una diversificazione del prezzo degli abbonamenti alla Rete a seconda dei servizi offerti?
«Oggi le società italiane delle tlc vendono la stessa classe, la business, a tutti gli utenti, a un prezzo identico e molto basso rispetto a qualsiasi termine di riferimento. La cosa non è più accettabile. Questa classe business, peraltro, si arricchisce periodicamente di prestazioni per il navigatore e di oneri crescenti per noi».
adolfo urso e giorgia meloni - foto lapresse
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Sarebbe ora di ottenere qualcosa di solido dal governo, più che dagli abbonati.
«La prospettiva andrebbe ribaltata. Noi non chiediamo un semplice emendamento alla legge di Bilancio, ma soluzioni strutturali che consentano lo sviluppo del settore».
Nel senso?
«Il ministero delle Imprese dovrebbe precisare qual è la politica industriale per le tlc da qui a 3-5 anni. Se vogliamo che una rete all'avanguardia guidi lo sviluppo dell'Italia, bisogna garantire agli operatori un ritorno sugli investimenti. Altrimenti chiudono e il Paese torna all'era delle caverne».
Il governo vi capisce?
«Sottovaluta ancora le nostre esigenze, mentre dovrebbe offrire una risposta alla richiesta di un decreto su connettività e sicurezza nazionale».
GIORGIA MELONI E ADOLFO URSO AL SENATO - FOTO LAPRESSE
C'è un'altra richiesta strategica che non è compresa?
«Stiamo sollecitando un rinnovo delle frequenze non oneroso. Se lo Stato chiederà altri 6 miliardi, certo non potremo completare le reti ad alta capacità e in 5G».
Quali altre scelte di politica industriale immaginate?
«Sopportiamo i costi energetici più alti d'Europa, siamo i secondi consumatori del Paese, eppure non siamo riconosciuti come aziende energivore. Intanto, gli operatori dell'energia entrano nel nostro mercato facendo leva su costi di acquisizione più bassi, capacità di vendita combinata di luce e servizi Internet, e maggiore solidità finanziaria. Il risultato è un'ulteriore compressione dei nostri margini, proprio mentre servirebbero più risorse per investire nelle reti».
MATTEO DEL FANTE CON BOXI, IL ROBOT POSTINO DI POSTE ITALIANE
Dumping?
«Propongono abbonamenti web sotto i 20 euro al mese che noi non ci possiamo permettere. Le tutele? Ci rivolgiamo al governo e ci dicono che spetta al Garante delle Comunicazioni definire i mercati.Il Garante ci rimanda all'Antitrust. All'Antitrust ci dicono che serve una legge. Noi non ci limitiamo più a denunciare uno squilibrio, chiediamo soluzioni e con urgenza».


