AGNELLI MA TACCAGNI - PROVINCIA DI TREVISO E UN COMITATO CHIEDEVANO ALLA FAMIGLIA UN “ATTO DI CORTESIA” PER RIMETTERE 4 BASSORILIEVI IN GESSO DEL CANOVA A VILLA FRANCHETTI – L’AVVOCATO LI AVEVA REGOLARMENTE COMPRATI NEGLI ANNI ’70: RISPOSTA NEGATIVA…
Dal "Gazzettino di Venezia"
Nessun "beau geste", niente atto di cortesia o di pacificazione. La famiglia Agnelli non ha nessuna intenzione di restituire alla Provincia i quattro gessi del Canova, dei bassorilievi, rimasti per una vita a Villa Franchetti, poi misteriosamente spariti all'inizio degli anni Settanta e infine ritrovati in Piemonte a villa Frescot, residenza storica dell'Avvocato e della moglie Marella Agnelli Caracciolo.
Gianni Agnelli
Le opere d'arte rimarranno quindi alla celebre famiglia piemontese che, di fatto, ha risposto picche al tentativo di mediazione fatto da un comitato appositamente formato nel 2007 e appoggiato anche dal procuratore di Treviso Antonio Fojadelli, dall'ex assessore alla cultura di Villorba e regista teatrale Paolo Trevisi e dall'assessore provinciale Marzio Favaro.
Agli Agnelli è stato chiesto di cedere alla Provincia in comodato d'uso i gessi del celebre scultore. Richiesta liquidata con un secco "no, grazie". Cadono così tutti i propositi di riportarli nella loro collocazione naturale, ovvero la splendida cornice di villa Franchetti, nel trevigiano.
Dei gessi del Canova si inizia a parlare nel marzo del 2004, quando viene resa nota un'operazione condotta dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Venezia che si occupa della tutela del patrimonio artistico.
Lapo Elkann e Marella Agnelli
I finanzieri eseguono un provvedimento firmato dal sostituto procuratore di Treviso Iuri De Biasi, che ha in piedi un'inchiesta contro ignoti a seguito di una violazione del testo unico su beni culturali, che punisce con l'arresto da sei mesi a un anno chi rimuove senza autorizzazione opere sottoposte a vincolo.
Il nodo da sciogliere è verificare i termini dell'accordo con cui, nel 1971, la Provincia acquistò dal barone Franchetti la storica villa lungo il Terraglio lasciando, forse, all'ex proprietario la possibilità di portare via i bassorilievi del Canova. Il punto da chiarire è proprio se il barone poteva portarseli via o meno. Il fascicolo, dal punto di vista penale, venne in seguito archiviato.
La famiglia Agnelli non ha mai commesso alcun illecito. Sarebbe stato Giovanni Agnelli in persona ad acquistare regolarmente le opere d'arte da un industriale bresciano (che a sua volta le aveva prese da un antiquario del posto) dopo averne verificata la provenienza.
I bassorilievi furono quindi portati a villa Frescot, residenza dell'avvocato. E lì rimasero, custoditi con ogni cura, fino all'arrivo della Finanza che li mise sotto sequestro ma lasciandoli al loro posto. Si sviluppò però un braccio di ferro tra la Provincia e la stessa famiglia Agnelli.
Luca Zaia
Nel 2004 l'allora presidente della Provincia Luca Zaia disse subito che le quattro opere d'arte, realizzate tra il 1787 e il 1792 e dal valore di oltre quattro milioni di euro e grandi due metri e mezzo per uno e mezzo, dovevano tornare a casa loro, a villa Franchetti. Mise quindi il caso nella mani dell'avvocato trevigiano Massimo Malvestio e dichiarò la Provincia "parte offesa", espediente che le permise di entrare nel procedimento giudiziario.
«Facciamo un atto di rivendicazione del bene - disse Zaia - chiedendo che ci vengano restituiti i bassorilievi. Stiamo parlando di opere d'arte di valore inestimabile». Zaia avrebbe voluto riportarli a Treviso e creare un'esposizione permanente di scultura intitolata proprio agli Agnelli. Ma ogni proposito si scontrò contro la volontà della famiglia di mantenere il possesso delle opere.
Alla fine il tribunale del Riesame, accogliendo la richiesta dello studio legale Chiusano che da sempre si cura degli interessi degli Agnelli, decise di togliere il provvedimento di sequestro è stabilì che dovessero essere il Ministero dei Beni Culturali a stabilire dove sistemare i bassorilievi. Decisione che, al momento, non è stata ancora stata presa.
Per questo nel 2007 nacque il comitato, per chiedere agli Agnelli una sorta di atto di cortesia e di concedere in comodato d'uso le opere d'arte alla Provincia. La risposta della famiglia, alle prese con la complesse vicenda dell'eredità dell'Avvocato, è arrivata in questi giorni e non è stata per nulla positiva.
La Provincia, al momento, ha scelto di non commentare. Il presidente Leonardo Muraro vuole capire bene come stanno le cose, anche perchè l'argomento col passare degli anni si è fatto sempre più delicato. Intanto i bassorilievi se ne rimangono al sicuro in casa Agnelli.







