dagospia.com

AL MILAN! AL MILAN! SENZA MATCH NON C’È BUSINESS E IL CALCIO USA NON HA APPEAL - IL FATTURATO DELLE SUE HOLDING IN CALO COSTANTE: ECCO PERCHé VUOLE RESTARE - E MILANO ASPETTA IL GOAL DI VICTORIA STILISTA - AGO &FILO ANCHE PER LA SPOSA DI KAKà

beckham david nudo wwwperezhiltoncom

1 - BECKHAM SPA, IL BROKER DELLA NAZIONALE INGLESE
Gianfrancesco Turano per il "CorrierEconomia" del "Corriere della Sera"

Senza partita, non c'è business. Milan-Werder è una partita. Galaxy-Chivas Usa, no. Ecco perché David Beckham vuole restare in rossonero. L'uomo che, secondo il Times, ha un patrimonio di 125 milioni di sterline ed è numero 616 fra i ricchi del Regno Unito punta a riprendersi lo scudetto dei guadagni fra i calciatori. Un primato che, dopo tre anni, ha perso ad opera dell'altro milanista Ronaldinho. La holding di Becks, Footwork Production, presenta un fatturato in calo costante e gli effetti del contratto con i Los Angeles Galaxy non si vedono.

David e Victoria BeckhamDavid e Victoria Beckham

È vero che l'inizio, nel 2007, è stato entusiasmante. Negli Stati Uniti l'Adidas, il principale sponsor del calciatore con un contratto annuale stimato nell'ordine dei 10 milioni di euro, ha venduto 300 mila magliette del centrocampista in pochi mesi quando 80-100 mila pezzi sono già un successo degno di Kobe Bryant. Ma in campo è stato un pianto. I Galaxy hanno chiuso il 2008 all' ultimo posto fra le 14 modeste squadre della semiclandestina Major League Soccer (Mls).

I 125 milioni di dollari in cinque anni, legati a variabili di marketing e ricavi commerciali, vanno sostenuti con la visibilità sportiva. Altrimenti gli sponsor se ne vanno. A fine dicembre la Gillette ha chiuso un rapporto pluriennale con il giocatore che chiedeva un contratto basato sulle royalties, invece del solito flat fee da 3 milioni all'anno. Nel 2007 ha salutato Pepsi e, prima ancora, Vodafone, Marks & Spencer e Police (occhiali).

BeckhamBeckham

Nel mondo del business qualcuno mostra insofferenza per le pretese del calciatore e per i suoi due più stretti collaboratori. Uno è Simon Fuller della 19 Entertainment, agente di Claudia Schiffer, Mohammed Ali, Elvis Presley e delle Spice Girls della signora Beckham.

Un uomo che ha un rapporto difficile con la modestia visto che si definisce «the most successful British talent manager of all time». L'altro è Terry Byrne, procuratore sportivo di David, manager di Footwork e direttore delle due Beckham Academies, le scuole calcio fondate a Londra e Los Angeles. I tre si ritrovano assieme nella 1966 ltd, la società che porta la data dell'unico mondiale vinto dall'Inghilterra e che gestisce gli interessi commerciali della nazionale allenata da Fabio Capello.

Il commissario tecnico ha detto chiaro che non convocherà l'ex capitano - procuratore dei bianchi se non gioca ad alto livello. E il 2010 è l'anno dei Mondiali in Sudafrica. Dal punto di vista del business, il club rossonero è il riparo ideale per Beckham, che peraltro si è subito integrato nella squadra. Il Milan è un club Adidas, innanzi tutto. Questo evita conflitti con l'azienda tedesca che ha sferrato un pesante attacco al rivale Nike nel giardino di casa.

La ditta di Herzogenaurach sponsorizza in blocco la Nba (basket), la Nfl (football americano attraverso Reebok) e la Mls con Beckham come ambasciatore commerciale. Nella pausa natalizia il viaggio del Milan a Dubai organizzato dall' Adidas ha avuto un impatto senza precedenti grazie alla popolarità enorme di Becks in Asia, tanto che la villa del giocatore sull'isola artificiale della Palma sarebbe stata regalata dagli emiri al Maktum in cambio del traino pubblicitario per i progetti immobiliari della zona. In Europa, le conseguenze economiche del prestito al Milan sono altrettanto positive.

Secondo Adidas Italia, l'effetto sulle vendite è stato forte, anche se ci vogliono un paio di mesi per avere cifre attendibili. Beckham, del resto, è l'unico ad avere una collezione dedicata per le scarpe e ha un impatto sperimentato. Le 300 mila magliette vendute a Los Angeles non sono un record. All' arrivo dell'inglese in Spagna, il Real Madrid vendette 1 milione di pezzi in sei mesi incrementando i ricavi commerciali del 65% e superando nella classifica europea la precedente squadra di Beckham, il Manchester United. Il Madrid, però, non riconosceva al giocatore percentuali sul merchandising, come sembra faccia il Milan. Ma su questo non ci sono conferme.

Kaka e MoglieKaka e Moglie

Gli accordi sui diritti di immagine sono quanto di più riservato ci sia nel calcio. Tutti i giocatori meglio pagati hanno strutture societarie che consentono di minimizzare gli esborsi fiscali. In questo, la Footwork production è un caso da manuale. Se Beckham pagasse la tassa sul reddito delle persone fisiche, avrebbe un'aliquota almeno del 40%.

Grazie alla limited, i ricavi vengono distribuiti come dividendi di impresa e tassati al 20-30%, mentre una quantità di spese, dal parrucchiere alle automobili, finiscono nei costi dell'azienda. Footwork ha distribuito 43,8 milioni di sterline nel quadriennio 2004-2007 a fronte di ricavi commerciali per 54,3 milioni di sterline che non includono gli ingaggi, soggetti a normale imposizione. Con Becks in campo, e l'uomo-Nike Ronaldinho in panchina, gli incassi della holding possono ancora migliorare.

2 - L'EX SPICE SI LANCIA COME STILISTA
Giusy Ferrè per il "CorrierEconomia" del "Corriere della Sera"

E' pronta Milano per i Beckham? Va bene che, come disse David, «A Milano Victoria sarà felice perché ci sono tutti gli stilisti», ma sembra poco per chi è abituato alle mille luci di Londra e all'affollamento di celebrities di Los Angeles. E infatti per il momento, l'ex Spice detta Posh (per capirci, la raffinata, la snob) è fiduciosa che a metà marzo il marito torni ai Galaxy, quindi i rapporti con la città finora sono stati cortesi, ma distanti.

Niente ricerca, della quale si è tanto favoleggiato, di una casa nella quale trasferirsi, ma alberghi che come ha dichiarato a Vanity Fair «Vanno benissimo» e visite innamorate al marito che però - e non è una coincidenza - sta già imparando l'italiano e non perde occasione per ripetere che il suo più grande desiderio, calcisticamente parlando, è restare al Milan. Sarà anche per questo che la signora, con inaspettata diplomazia, parla benissimo di una città che, da tempo, non è più abituata ai complimenti. «E' vibrante, piena di energia e di passione. Si mangia bene. Non ci sono motivi per non apprezzare Milano».

Ora, anche se gli spiriti raffinati hanno riversato sulla coppia reale del calcio l'ironia più sprezzante, trattando lui, almeno inizialmente, come una specie di velina al maschile, decorativo sul campo ma certo non una macchina da goal, e lei come un'assatanata di shopping intenta a sperperare in borsette da 90.000 euro ciò che il golden boy guadagna, non c'è dubbio che sono una coppia ad alto potenziale mediatico. Con più copertine, più contatti strategici, più case prestigiose (a Londra, Palazzo Beckham; a Madrid, Los Angeles e Dubai) di qualsiasi altro collega di pallone.

Personaggi di questo genere a Milano, che pure si crede internazionale, sono un'eccezione e riguardano soprattutto il fashion system. Non a caso la signora cita tra le persone che conosce bene Domenico Dolce e Stefano Gabbana, Armani e il suo staff (per lui ha posato come testimonial nella campagna Emporio Armani Underwear), Roberto Cavalli, Antonio Berardi.

Dei quali oggi si sente un po' collega, avendo deciso di dedicarsi, oltre che alla famiglia, alla moda. Disegna infatti una linea di prêt-à-porter, DVB, interamente prodotta nel Regno Unito, già in vendita da Nieman Marcus, Saks Fifth Avenue Farrods (si può vedere sul sito victoriabeckhamcollection.com, secondo gli esperti realizzato da un direttore creativo d'eccezione).

Tra pochi giorni presenterà la sua seconda collezione alle sfilate di New York. Sarebbe interessante se in futuro, stringendo rapporti più stretti con Milano, decidesse di trasferirla qui portando una ventata di glamour. Piaccia o no la caratteristica di «città della moda », la vera industria leggera con tutto il suo indotto di agenzie di comunicazione, studi di grafica e agenzie di modelle, è questa l'attrattiva principale del capoluogo lombardo. La grande tentazione personale e professionale: anche la moglie di Kakà, per restare in tema Milan, vuole occuparsi di moda e ha studiato all'Istituto Marangoni di Milano.

 
[09-02-2009]