DAGO & FILO – dicono che i Dolce&Gabbana abbiano vietato ai loro dipendenti di andare a vedere il film di Tom Ford, 'A Single Man' – CHE FASHION WEEKEND SAREBBE SENZA ANNA WINTOUR? (una vera Camera della moda italiana non è ancora nata) – IL BAR ARMANI SI RIFÀ IL LOOK (DA SALA DA TÈ DELLA PROVINCIA VENETA DEGLI ANNI ’60) - ARMANI SENATORE de che?…
Fashion Victims da "Prima Comunicazione"
Dolce e Gabbana
1- VIETATO VEDERE TOM FORD
Storie, storielle e leggende. Si sa che nella moda c'è tanta fantasia. Il problema è che a volte non viene applicata dove dev'essere ma a cose di infima importanza. E si sa, anche, che le maldicenze tra stilisti hanno sempre fatto bene alla moda, perché li rendeva competitivi e ognuno si sforzava a fare di meglio.
Poi è arrivata la mania di mischiare moda e pettegolezzo, che il pettegolezzo non è proprio una maldicenza ma una cosa più bassa, molto più bassa, che non serve a nessuno, se non a volte a far ridere un po'.
Negli anni Ottanta, però, quando è cominciata questa mania, il gioco era più divertente. Mi ricordo, e devo dire sempre che la mia memoria invecchiata non mi tradisca, che una volta, durante un Pitti Bimbo a Firenze, io e qualche altro giovane spiritoso abbiamo inventato che Sandra Milo si e sposata con Rocco Barocco.
FORD
Tutto nasceva dal fatto che Sandrocchia conduceva alla televisione una missione che si chiamava 'Piccoli fans' e che in quell'edizione di Pitti Bimbo Rocco Barocco presentava la prima collezione per i bambini e, alla cena sontuosa organizzata per il lancio, aveva invitato la Milo come ospite d'onore. Erano così belli e improbabili visti insieme che abbiamo deciso di dire a tutti gli altri che non c'erano durante la cena era stato annunciato il fidanzamento e il successivo matrimonio tra i due.
Bene, "Oggi" (o forse "Gente"? Comunque, "Chi" non c'era ancora, e poi fa lo stesso... ) fece addirittura un servizio fotografico con Sandrina in vestaglia nella camera d'albergo che, fintamente, divideva con Rocco. Sì, erano storie ingenue, però ci facevano ridere. Oggi, invece, le storie sono più ridicole. Come quella messa in giro da non si sa chi che dice che i Dolce&Gabbana abbiano vietato ai loro dipendenti di andare a vedere il film di Tom Ford, 'A Single Man', appena è arrivato nei cinema di Milano.
A Single Man
Non vogliono, dice questo puro pettegolezzo, che qualcuno possa parlarne bene, visto che, mentre Ford ha fatto un film da regista, loro si sono accontentati di una particina da comparsa, vestiti da preti, in 'Nine' di Rob Marshall. Ora, se la cosa del divieto di andare al cinema rivolto ai dipendenti fosse vera, non sarebbe solo ridicola ma le contraria alla legge, per dire ... E quindi io credo sia che proprio una cosa non vera e frutto di pettegolezzi bassi.
Sinceramente, non so perché sono in tanti ormai ad accanirsi così contro questi due ragazzi. Sembra che a Milano molti se la siano presa perché la Moratti, il sindaco cioè, gli ha dato l'Ambrogino d'oro, che in genere ai cittadini irreprensibili, anche se loro non hanno mai chiarito la situazione con il fisco. E così molti li ripagano con i pettegolezzi da portinerie. Non so, sono che non ci sto più, ma vista da così lontano Milano è diventata una città proprio strana.
Anna Wintour
2- FASHION WEEKEND
È nato un lunedì notte intorno alle 23. Sottile sottile alle due estremità e ben panciuto al centro. Per essere corto, però, è corto. Da qualunque parte lo vuoi guardare. E così, quella notte febbraio, il calendario delle sfilate della moda milanese ha finalmente raggiunto il suo gemello, che però era nato già quindici giorni prima a Parigi e che però ha le sue cosine tutte a posto, proporzionato com'è nella sua lunghezza e nella sua grassezza.
E sì, perché mentre il milanese fa finta di essere lungo dal 24 febbraio al primo marzo, ma in realtà è largo e imbottito da metà giovedì 25 alla domenica 28 febbraio, quindi sostanzialmente tre giorni e mezzo, il parigino si allunga indifferente dal 3 al 10 marzo, otto giorni pieni pieni. E allora anch'io, quella notte dell'8 febbraio, ho capito perché quando ho incontrato Anna a metà gennaio mi ha detto sibillina: "Vedrai che questa volta riesco a far diventare la settimana della moda milanese un lungo weekend".
Naturalmente le ho creduto immediatamente, ma le ho risposto lo stesso dicendole che aveva manie di grandezza e che si sarebbe trovata contro un muro di resistenza. E lei, a questa parola, si è tolta gli occhiali e mi ha guardato con un paio di occhi a punto interrogativo. E mi ha detto: "Resistenze? Avete ancora questa parola nel vostro vocabolario?". Mi ha gelata! E, detto fatto, mi sono collegata al sito della Camera della moda di Milano e a quello della Chambre Syndicale di Parigi.
FRANCA SOZZANI - copyright Pizzi
Ho capito subito che sarebbe scoppiata la bomba: a Parigi ho trovato tutto il calendario completo, a Milano neanche l'ombra di una lista. Poi sono passati i giorni e la previsione è diventata realtà: Anna ha annunciato che sarebbe arrivata in Italia per tre giorni e tutti i big della moda italiana hanno piazzato le loro sfilate nel lungo weekend. Ed è arrivato il caos: telefonate frenetiche tra pierre, interventi, preghiere della Camera della moda, dichiarazioni del presidente Boselli, riunione del consiglio, liti furiose tra gli abitanti del sottobosco delle Maison, articoli sui giornali e perfino un lungo servizio sul Tg1.
Tutti contro tutti. Che bello! Ma allora il caos non è inutile, ho pensato. Allora finalmente scoppia il bubbone e vedrai che tutto cambia. Vedrai, mi dicevo, che finalmente qualcuno arraffa le redini di questa situazione e tutto ritorna alla normalità. Che sarebbe: si rifà una Camera nazionale della moda autorevole e che funziona o, alla peggio, si stabilisce che ognuno corre da solo e chi arriva per primo è il più bravo.
Armani caffe
Vedrai, mi dicevo, che finalmente Franca Sozzani organizza un calendario come si deve nelle stanze di Piazza Castello e che, in qualche modo, Milano si ritaglia quello spazio onorevole che, anche se più piccolo, sarà certo più onorevole di quanto sia adesso. Soprattutto non sarà finto: cioè non si dirà più la Settimana della moda milanese, ma in pieno stile Condé Nast si dirà Fashion Weekend alla milanese.
Sì, proprio come una cotoletta, secca e battuta. Poi anch'io mi sono svegliata e ho trovato il calendario, ho capito che una vera Camera della moda italiana non è ancora nata e che però a questo punto se qualcuno deve fare da levatrice è giunto il momento che si impegni personalmente. Però, a questo punto ho chiamato Anna e le ho chiesto: "Quando vai a Parigi?". E lei mi ha detto: "Non lo so, ma come al solito il 7 marzo sarò a Hollywood, per gli Oscar". E allora, viva la Moda e viva Anna!
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3- BAR ARMANI NEW LOOK
A proposito di Milano e della sua stranezza, mi è capitata una cosa strana veramente. E va bene che mi addormento spesso, ma questa volta non sognavo, lo giuro. Ero a Milano e dopo mesi ho visto che non c'erano più le impalcature nella piazzetta Pertini davanti al bar dell'Emporio Armani. Era quasi buio e da lontano, con le luci, ho visto che dentro luccicava qualcosa di rosso. E così mi sono avvicinata e ho visto il nuovo look del bar.
Che effetto! È come se avessi fatto un viaggio nel passato. Mi sono trovata davanti a una sala da tè della provincia veneta degli anni Sessanta, sapete quei locali che all'epoca venivano considerati di lusso perché al posto dei vecchi tavolini di legno e delle sedie scalcagnate erano arrivati divanetti e sedie laccate nere con la seduta di velluto rosso e i tavolini quasi di formica dai colori improbabili? Ebbene, era così.
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E ho pensato: ma guarda tu, ora tornano di moda quei locali lì che poi hanno ceduto l'arredamento ai primi locali per coppiette scambiste; stessa luce ovattata, stessa atmosfera. Mancavano solo le bruciature delle sigarette sui tavolini e sui vellutini delle poltrone. Ma è comprensibile: ora c'è la legge che impedisce di fumare .
4- NOTE MARGINALI
Megha Mittal, la nuora del magnate indiano dell'acciaio Lakshmi Mittal, si è comprata il marchio tedesco Escada e ha promesso che lo porterà in utile entro il 2011. Ma ha anche detto che ha analizzato per due anni la situazione della griffe italiana Gianfranco Ferré e che poi ha deciso di non comprarla. Ho pensato: quindi la situazione di Ferré è ancora più catastrofica di quella di Escada che era fallita?
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Dichiara Giorgio Armani a "Panorama" in edicola venerdì 29 gennaio 2010: "Le star del cinema non pagano, anzi spesso vengono pagate per sfoggiare un abito sul red carpet". Il 31 gennaio 2010 alla serata della consegna dei Grammy Awards gli abiti di Giorgio Armani facevano la parte del leone addosso alle celebrities. Chissà quanto avrà speso Armani ... Comunque, dalle pagine di Vogue Italia Nicole Kidman dice: "È il concetto stesso di celebrity a essere noioso, oggi".
Mi arriva una telefonata da Parigi: "Chi è il vero stilista di Valentino, ora?". Dico: come il vero stilista? Ci sono Chiuri e Piccioli! "E allora", mi dice la finta amica, "perché quando ci sono loro c'è sempre anche Giambattista Valli?". Ma perché sono tutti ragazzi di Roma, rispondo io, e si conoscono. Che male c'è? Chiedo. "il male è che sono tutti di Roma", mi risponde l'amica antipatica.
Armani Giorgio
Mi dicono che Giorgio Armani sarebbe orientato a rifiutare la nomina di senatore a vita della Repubblica italiana anche se glielo proponessero seriamente e anche se Santo Versace, lui che è senatore eletto nelle liste del Pdl, sembra faccia il diavolo a quattro per far arrivare la nomina. Bravo Giorgio, se dici no per una volta dimostrerai di saperti tirare indietro.
Di solito mi faccio i fatti miei, ma questa volta una tiratina d'orecchie ad Alberta Marzotto, opinionista di moda su "Affari&Finanza" di "Repubblica", gliela devo dare. Nel suo fondo pubblicato sul numero del 1 febbraio 2010 (lo stesso dove c'era la foto di Julien Macdonald, ex stilista di Givenchy, con il nome e una frase virgolettata di Riccardo Tisci, attuale stilista di Givenchy), scrivendo delle gonne da uomo viste nelle ultime sfilate maschili, dice che sono le stesse che "Jean Paul Gaultier aveva scodellato, pour épater le bourgeois, a metà degli anni Ottanta del machismo tronfio".
Bene, il consiglio è che prima di scrivere si informi, studi la storia della moda e vada a guardarsi il catalogo della mostra 'Men in Skirt' che è passata anche dal Victoria & Albert Museum di Londra nel 2002.







