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FACEBOOK SCOMUNICATO – IL PRIMATE INGLESE SI SCAGLIA CONTRO IL RE DEI SOCIAL NETWORK: “OMOLOGAZIONE DEI DESIDERI E SPAZZATURA AMORALE, RELAZIONI VIRTUALI E MERCIFICAZIONE DEI SENTIMENTI, PERSINO ISTIGAZIONE AL SUICIDIO – MA ANCHE I LAICI SI STUFANO...

Da "Il Foglio"

mark zuckerbergmark zuckerberg

Altro che "potere di rendere il mondo più aperto e connesso", come recita il ventiquattrenne fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg. Omologazione dei desideri e spazzatura amorale, relazioni virtuali e mercificazione dei sentimenti, nonché istigazione al suicidio. E' pesantissima la scomunica di Facebook da parte della chiesa cattolica britannica. Secondo Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster e primate d'Inghilterra e Galles, Facebook, una community più grande del Brasile con duecento milioni di utenti, crea relazioni superficiali e aumenta il rischio di suicidio: "Tra i giovani - ha detto Nichols al Sunday Times - spesso un fattore chiave nel commettere suicidio è il trauma di una relazione transitoria".

ZUCKERBERGZUCKERBERG

Guida spirituale di quattro milioni di cattolici, Nichols scomunica Facebook in quanto "disumanizzante". La quindicenne Megan Gillan la scorsa settimana si è tolta la vita dopo essere stata presa pesantemente in giro su una chat di un altro social network, Bebo. C'è il caso di Paul Zolezzi, l'attore e modello americano che su Facebook ha annunciato il suicidio. Il suo corpo è stato ritrovato appeso in un parco giochi a New York. Zolezzi ha affidato a Facebook il proprio epitaffio: "Nato a San Francisco, diventato una stella cadente, ha finito di vivere a Brooklyn e non avrebbe potuto chiedere di meglio". Intanto gli amici di Paul scherzavano su Facebook: "Stai morendo? O semplicemente sei a Brooklyn?".

Un mese fa in Inghilterra Andrew Smith e Paul Smith si sono gettati da un ponte dopo aver stretto un patto di sangue su Facebook. In gergo la cancellazione di un account di Facebook viene chiamata proprio "suicidio". L'ultimo, eclatante, suicidio virtuale è stato quello di Bill Gates, uscito dalla mega community perché non riusciva a "stargli dietro". Ogni giorno, in media, ottomila sconosciuti volevano diventare suoi "amici".

Eppure suicidarsi da Facebook sembra essere molto difficile: i dati dell'utente restano in Facebook Inc. anche dopo la disconnessione. Sono stati organizzati "cyber suicidi di massa", che gli psicologi si sono già affrettati a paragonare al suicidio collettivo di Jim Jones e dei suoi novecento adepti.

DONNA AL COMPUTERDONNA AL COMPUTER

Prima della chiesa inglese una fatwa era stata lanciata dagli imam indonesiani: Facebook, il sito web più visitato in Indonesia, il più grande stato islamico del mondo, sarebbe un "virus" letale. L'arcivescovo Nichols preferisce parlare di "sindrome che si ha quando si cerca di consolidare la propria identità. Una lista di amici da accumulare, con i quali parlare o vantarsi. Tra i giovani spesso un fattore chiave nel commettere suicidio è il trauma di una relazione transitoria. Si gettano in un'amicizia o in una rete di amicizie, poi quando questa crolla si ritrovano disperati".

Ma Facebook è così potente ormai che anche Nichols si è iscritto alla community. A meno che un certo Vincent Nichols che afferma di essere l'arcivescovo di Westminster, che cita correttamente come indirizzo di casa Ambrosden Avenue a Westminster e che conta 336 amici, non sia il capo dei cattolici inglesi ma un suo omonimo o un impostore. Il Times è in attesa di conferme da parte della sua diocesi.

Ragazzi al computerRagazzi al computer

L'IMMORTALITÀ VIRTUALE.
Una scomunica laica di Facebook è appena arrivata anche dalla popolare columnist dell'Independent, Janet Street-Porter. La scrittrice definisce Facebook "una forma di psicosi" che consiste nella smania di accumulare centinaia di "friends", dei quali di fatto non si ascolta mai la voce, non si vede il corpo, non si misura la fatica, la pazienza e la ricompensa che la vera amicizia, nel vero mondo, domanda e poi elargisce. "Facebook crea l'illusione per centinaia di persone che la loro esistenza vera, mediocre, fallita quanto può esserlo, in realtà può essere riscattata da una moltitudine di ‘facce amiche' su Internet. E' il trionfo della vita immaginaria, mentre si espande il proprio ego online, e il proprio deretano su una sedia, smanettando online".

La psicosi sta assumendo dimensioni di massa. Ragazzi chiusi in stanza per mesi, anni. Niente scuola, amici, sport, si fanno passare il cibo dai genitori senza vederli o comunicare con loro. L'unico rapporto con l'esterno avviene attraverso Internet, quasi sempre con Facebook. In Giappone si chiama "Hikikomori", i reclusi, sono più del due per cento degli adolescenti. E termina in due modi: con il suicidio o con l'ospedalizzazione coatta.

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Le statistiche sembrano dar ragione alla filippica di padre Nichols: il Giappone detiene il primato dei suicidi. Ma l'immagine più dirompente della schizofrenia targata Facebook è che i morti, quelli veri, quelli sotto terra, continuano a vivere dentro la rete. Ogni anno il loro account ne segnala i compleanni agli "amici". Gli esperti la chiamano "immortalità virtuale". Sono i morti sempre connessi.

 

 
[04-08-2009]