FASHION WAR – IL WORKAHOLIC ARMANI, CHE FA FUGGIRE TUTTI I MANAGER, TIRA SU MARK LEE (AD USCENTE DI GUCCI) – E GUCCI CHIAMA DI MARCO (BOTTEGA VENETA) PER TAGLIARE COSTI E DETTARE TENDENZE – LA REGINA FRIDA GIANNINI…
Giusi Ferrè e Maria Silvia Sacchi per "Corriereconomia" del "Corriere della Sera"
Giorgio Armani
Mentre la crisi finanziaria ed economica getta ombre sul lusso e fa prevedere un 2009 difficile, due dei principali gruppi del settore sono alla vigilia di grandi cambiamenti. Al momento, più sussurrati per la Giorgio Armani; già evidenti nella Gucci. Due nomi e due gruppi i cui destini da qualche mese si intrecciano.
Piace, sul mercato, l'idea che Mark Lee, l'amministratore delegato uscente di Gucci, possa entrare a far parte della squadra di Giorgio Armani come le voci che circolano in questi giorni lasciano intendere. Solo voci, finora, che lo stilista non ha voluto commentare (per Lee si era sussurrato anche di un possibile approdo in Dior, però smentito). Pur solo l'idea che esista una trattativa è, comunque, sottolineata con positività.
Perché sarebbe il segno di una «scossa» dopo che alcune uscite di peso avevano dato l'impressione di una certa fase di stasi del gruppo, a partire dalle dimissioni del capo della finanza, Paolo Fontanelli (oggi amministratore delegato di Furla), per finire con quelle di Robert Triefus, il vicepresidente alla guida della comunicazione, per anni tra i principali collaboratori di Armani, passato pochi mesi fa al concorrente Gucci Group.
Il mercato Usa
Entrando in un gruppo da quasi 1,6 miliardi di euro di ricavi e con una filiera industriale completa e complessa (la Giorgio Armani ha numerose fabbriche di proprietà che producono dal jeans ai capi dell'alta moda) Mark Lee porterebbe, fra l'altro, una forte conoscenza e credibilità sul mercato americano, fondamentale in una fase come l'attuale che vede proprio negli Usa il centro della crisi finanziaria ed economica. Su quel mercato, peraltro, già in passato Lee aveva lavorato per Armani.
Frida Giannini
Nel caso di un suo arrivo in via Borgonuovo si tratterebbe di trovare un equilibrio in particolare con John Hooks, il capo del commerciale, considerato il manager più vicino a Giorgio Armani. Ma la situazione dei mercati in cui tutti i manager sono chiamati a fare squadra fa pensare che non sia così impossibile. Dopo il bilancio record del 2007, il 2008 è atteso ancora come un buon anno, anche se forse non così brillante come il precedente. La strategia di contrasto alla crisi di Armani è, però, quella di continuare a investire, forte della solidità patrimoniale. Un nuovo negozio, per esempio, sarà aperto in febbraio a New York e un altro per la sola etichetta Giorgio Armani sarà inaugurato a Tokyo in primavera, mentre si guarda a un'espansione maggiore in Germania e nei Paesi scandinavi.
Grandi manovre in Gucci
Ma mentre ci si interroga sulle mosse di Armani, si guarda anche ai movimenti in casa Gucci dove è in corso l'avvicendamento tra Lee e Patrizio Di Marco, l'amministratore delegato di Bottega Veneta che, dal primo gennaio, prenderà ufficialmente la guida operativa di Gucci. Lee ha salutato tutti i dipendenti del gruppo martedì scorso, regalando a una decina di persone che gli sono più vicine anche una targa ricordo. Un ringraziamento che è stato molto apprezzato, ma anche inatteso considerato il carattere piuttosto rigido del manager.
Di Marco, dal canto suo, è già al lavoro e ha incontrato tutti i principali manager di Lee. La sua mission, si dice, è far tornare Gucci a dettare le tendenze della moda e, al tempo stesso, tagliare i costi: il 2009 sarà un anno difficile per tutti e la pressione sui costi sarà altissima. Intanto, inizia a comporre la squadra. Risulta che stia per arrivare da Bottega Veneta (anzi, tornare, visto che già era stata in Gucci) Diana Zanetto, che prenderà le redini di una posizioni-chiave, il merchandising, la cui attuale responsabile Monica Ulmi sarebbe già in uscita. Gli ultimi tre anni sono andati a passo di carica, secondo i piani studiati dal vertice della holding Gucci Group che aveva programmato il raddoppio del fatturato in sette anni.
Mark Lee
Oggi la divisione Gucci fattura (dati 2007) quasi 2,2 miliardi di euro e ha un margine operativo lordo di 647 milioni. Inevitabile che questa politica di crescita forzata abbia reso meno «esclusivo» il marchio. Per questo sarebbe stato scelto Di Marco, che ha fatto di Bottega Veneta un caso di successo nell'altissimo di gamma. Nonostante le smentite di Robert Polet, l'amministratore delegato di Gucci Group, restano sul mercato molti interrogativi sul ruolo futuro di Frida Giannini, la stilista che ha raccolto l'eredità di Tom Ford, prima nei soli accessori (la stragrande maggioranza dei ricavi di Gucci), poi anche nell'abbigliamento donna (dove ha sostituito Alessandra Facchinetti, marzo 2005), infine anche nell'uomo (febbraio 2006).
Giannini sarebbe però al momento inamovibile, forte del contratto da poco rinnovato fino al 2011 e del consenso dei buyers. Tanto da essere riuscita a convincere il gruppo, in tempo di tagli di costi, a spostare l'ufficio stile da Firenze a Roma, in un palazzo storico vicino a Castel Sant'Angelo.







