"La mia bellezza mi perseguita anche in questa maledetta cella" - “Una notte ROSA mi ha sussurrato se volevo fare sesso con lei…” - “Sono qui perché UNO, che non aveva nULLA da fare, ha fatto qualcosa”
Guido Ruotolo per La Stampa
Amanda era infastidita da quella compagna di cella, Rosa. «E' una fanatica, sta lì tutto il giorno a rassettare, a fare pulizie in cella». Lei che a casa, in quella maledetta casa di via della Pergola 7, lasciava tutto così disordinato. Non puliva e questo era motivo di contrasto con le sue coinquiline, con Meredith. Rosa era diventata un tarlo per Amanda. Quando suo padre, la madre o il patrigno venivano a trovarla in carcere, lei spesso ne parlava. «Una notte mi ha sussurrato se volevo fare sesso con lei...». E' come se la sua bellezza continuasse a perseguitarla, «anche in questa maledetta cella». Ma Amanda, in realtà, non disprezzava Rosa: «E' stata condannata a 25 anni..., però è innocente...».
Amanda Knox
Sbandata e confusa
Scampoli di colloqui intercettati in carcere, tra aprile e maggio. E poi ci sono quelli di novembre, i primi giorni di libertà negata, la non rassegnazione a vedersi in quella cella, i sensi di colpa per aver accusato Patrick. Sbandata e confusa. Che dice che è innocente però quella sera «era là». Con il passare dei giorni, però, Amanda lascia da parte la speranza, l'illusione di tornare presto libera. Si rassegna ad accettare il carcere. «Ah come è bravo Michele, che mi segue nelle lezioni di chitarra. Con lui riesco a parlare, mi ascolta, mi trovo bene». Poi il jogging, le lezioni di cinese, gli incontri con il prete. E le lettere, i memoriali, la musica che gli piace. C'è spazio anche per Pino Daniele. E i sogni. Ne parla con i genitori: «Prima, li facevo in bianco e in nero quando nei sogni parlavo in italiano e in tedesco. Erano a colori quando parlavo in inglese. Ma adesso mi capita che sogno a colori anche quando parlo in italiano».
«Sono cresciuta»
Cambia il carcere. Uno cresce in fretta. In quella solitudine e costrizione, uno si ritrova a fare i conti con la propria coscienza. A rivedere il passato, a pensare a un possibile futuro. Gli amori, per esempio. Raffaele è ormai un ricordo del passato, una parentesi. Una tragica avventura, visto come è andata, con tutti e due che si ritrovano in carcere accusati di aver ammazzato insieme a Rudy Meredith Kercher. «Con Raffaele è finita. Il mio amore è Dj». Dj, Seattle. Prima di partire lei per Perugia, lui per la Cina.
Per Dj in carcere ha scritto anche un racconto: «C'era una volta una ragazza assai normale, giocava a calcio e faceva yoga, suonava la chitarra e amava cantare... Uno dei più grandi amici di Amanda, comunque, era un ragazzo della sua età che veniva chiamato Dj. Quando Amanda incontrò Dj pensò che era un ragazzo assai carino e fece immediatamente amicizia con lui. Lo aveva incontrato nella palestra per il climbing alla sua università, un luogo in cui andavano poche persone ad arrampicarsi sugli scogli. Solo poche persone si recavano lì per arrampicarsi sugli scogli dei loro sogni, in realtà si arrampicavano solo su quelli di plastica...».
Rudy Guede

L'amore che sboccia: «Ciò che Amanda non sapeva era che questo ragazzo era innamorato di lei. Per due anni questo ragazzo e questa ragazza rimasero amici. Ma un giorno Amanda cominciò a fare più attenzione a lui. Ma non era ancora il momento, l'amore era un sentimento difficile per Amanda in quel momento....». Una volta, nei primi giorni di carcere, sua madre le chiese se Raffaele portasse sempre un coltello. Amanda rispose: «Sì, ma che c'è di strano, anche Dj lo portava».
Quanto è cresciuta Amanda in carcere. «Adesso sono diventata vegetariana... quanto è buono il formaggio italiano, il reggiano». E come prende le difese dei più deboli: «Ci sono delle prostitute in carcere. Sono nigeriane. Dicono che sono sporche ma invece sono simpatiche». E' come se fosse diventata una donna, non più quella ragazzina acqua e sapone, luciferina e assassina. Nei primi giorni di carcere, il padre fissò il braccio: «Cos'è?». E lei: «E' un tatuaggio finto che mi ha dato Meredith».

La paura della condanna
Adesso, il suo look è cambiato, porta i capelli raccolti. Indossa jeans ma anche pullover colorati. Piange in aula, fa la smorfia quando attraversa il corridoio tempestata di flash. E scrive appunti su quello che sente dire dagli avvocati o dall'accusa. Forse ha capito che martedì, quando il gup emetterà la sentenza per Rudy e deciderà le sorti di Amanda e Raffaele, perderà la battaglia. Ma lei, dal processo vuole uscire assolta e libera. Forse starà ripensando a quella volta che con la madre, in carcere, si sfogò: «Sono qui perché qualcun altro, che non aveva nient'altro da fare, ha fatto qualcosa».















