Pietrangelo Buttafuoco per "First"
Evelina Manna su First
«Detto tra me e te». Ed Evelina Manna, attrice, star indiscussa anche di cronache politiche e teoretiche, me ne ha dette tante di quelle cose che non si possono scrivere da farci uno spettacolo.
Ma perché non ne fa un monologo a teatro?
Evelina Manna su First
«E ti credo. Così almeno mi becco io i diritti d'autore invece di chi racconta le cose mie e del presidente del Consiglio con le sue seratine dal palcoscenico».
Cioè chi? Fuori i nomi. Con tutto quello che mi ha detto, tra me e te, non è un vero peccato farci adesso un racconto di omissioni?
«Ma non è che mi metto a regalare la pubblicità nominandoli i taluni e i talaltri?»
Ohibò, questo dovrebbe essere il resoconto di un libero colloquio con lei, la ragazza più intrigante tra quelle delle famose intercettazioni del 2007. Agostino Saccà e Silvio Berlusconi venivano spiati. All'epoca, i due, erano rispettivamente dg della Rai e capo dell'opposizione. Alle nove del mattino del 12 dicembre anche lei, questo femminone esagerato, veniva intercettata. A colloquio con Berlusconi. Non ci crederete, ma l'argomento di conversazione era l'egemonia culturale. Lui che diceva a lei: «Chi non è di sinistra non trova lavoro nel mondo dello spettacolo».
Evelina Manna su First
Detto tra me e lei, allora. Evelina Manna, prossima a mietere successo con La donna velata, in arrivo su Canale5, appare oggi nella quiete di una Roma invernale: «Sarà un bellissimo film, tra il mistery e il triller. Mi sono fatte tante di quelle urlate in scena da sfogarmi definitivamente. Farà tanta paura... anche perché mi hanno imbruttita tanto».
Eccola, allora. È ancora più fatale, più femmina e, ironica e socratica qual è, strappa all'interlocutore questo racconto dal quale il lettore può trarre un ritratto e un'interpretazione d'idee.
Magari per dimostrare quanto la salvezza dalla maligna pastura del patrio giornalume passi anche dal soccorso spiritoso delle belle donne ma, detto tra me e lei, dobbiamo innanzitutto metterci d'accordo su quello che si può dire e cosa, invece, no.
Evelina Manna su First
Sguardo da felino morbido e importante, Evelina che avanza su tacchi assai sexy - «Mi aspettano i miei amici gay modaioli», spiega a giustificazione - mette in chiaro il problema dei problemi: «Mi devo togliere il cliché. Non mi appartiene». Ancora prima di stabilire cosa scrivere e cosa no, si sfoga: «Ero una modella. Nel giro dell'Alta moda si viene presi solo se si corrisponde ad un canone preciso».
Ed eccolo qui. Uno e settantotto di altezza, perfetta dall'alluce ai capelli. Come "la bellissima bambina" descritta da Capote.
Evelina Manna su First
«Per fare questo mestiere non serve lo sculettare delle vallette tivù. Il giro dei soldi è tale che se non vali, in quel mondo, nessuno ti prende, non serve essere raccomandati e io sono stata fermata per strada, a diciassette anni, a piazza di Spagna, con la classica domanda: "vuoi fare la modella?". Quando sono tornata a casa non ne volevano sapere di spedirmi in quell'ambiente ma io non sopportavo l'idea di fare ancora la povera. Ecco, grazie al mio lavoro ho studiato le lingue, ho conosciuto "tutte le metropolitane del mondo" e sono finita pure nelle cover.
E pagata pure. E mai incontrato istituzioni o burocrati. Non mi riguarda proprio questo cliché costruitomi addosso dal gruppo editoriale l'Espresso-La Repubblica. Proprio niente di promiscuo rispetto alla mia etica. Tenetevi pure il ritratto. Mi chiedo: tra tette e culi perché mai Dio dovrebbe dimenticarsi del cervello?».
Evelina Manna su First
C'è da segnalare in Evelina Manna un'irresistibile versatilità di registri teatrali, propri della grande attrice (e lei ha anche fatto il vero teatro): passa, infatti, dal sofisticato mannequin roco al tragico phonè di maschera, dal cosmopolitic chic nasale al romanesco asciutto. Quindi la sorpresa: «Di mio sarei di sinistra».
Come, di sinistra?
Evelina Manna su First
«Nasco in un quartiere pasoliniano, io. Le chiacchierucce della Debora Serracchiani, miss Frangetta, come la chiamano, saprei farle meglio. Basterebbe parlare come gli operai della mia vecchia zona. Se vogliamo rifarci al pensiero di Gianni Vattimo, mi ritrovo nella definizione di "proletari e incazzati". Solo che io ormai li vedo snob, poco generosi e forse anche zozzi, questi intellettuali e politici di sinistra. È finita la luna di miele con il Popolo. Hanno il monopolio della cultura ma la farei io la politica culturale, altro che il poeta».
Manna e Cacciari
Il poeta, quale poeta?
«Non c'è un poeta al ministero dei Beni Culturali, non tocca a lui fare fronte al monopolio della cultura? Sto aspettando che facciano un film o una fiction su Ezra Pound, per esempio. Non è un'idea?».
Altro che. Torniamo ai filosofi: ci sono anche le vette alte, quelle che discettano dallo Steinhof.
«Fermo là. Non fare paperazzate».
Paperazzate?
«Avrei voluto studiare filosofia. Ho fatto tutte le scuole dalle suore francescane, le magistrali, ma la passione per la sapienza non s'è spenta in me. Quando posso m'immergo nello studio. Tornando alla paperazzate, invece, sono gli scoop. Li chiama così un mio amico professore (Massimo cacciari, ndD). Quello dello Steinhof, appunto. Io andavo sempre ad ascoltare le sue lezioni. Con le mie treccine e gli occhiali me ne restavo confusa tra gli studenti, non si accorgeva di me e solo una volta, vestita un po' più aggressiva, vidi un lampo dionisiaco nel suo sguardo: "buongiorno" mi disse. In dieci metri di Lido, a Venezia, ci ritrovammo sotto le sventagliate di flash».
Neppure di questo professore possiamo conoscere il nome?
«Che c'entra, lui non voglio metterlo in difficoltà. È così serio e profondo. Voglio sottrarlo alle trappole dello sciocchezzaio, per dirla alla Flaubert. Mi rivolgo a lui, al Professore, quando ho da approfondire qualche questione filosofica. Su Simone Weil per dire, gli ho inviato un sms: "Non credi che ci sia un'affinità tra me e lei?". Mi ha subito risposto: "Vedo un'enorme differenza".
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EVELINA MANNA - Copyright Pizzi
Sulle prime mi sono offesa ma poi, guardo bene la fotografia della Weil, e capisco cosa mi voleva dire: e ti credo, con quel nasone, i capelli a scopetta, neri neri. Certo che c'è la differenza. Ha sempre ragione il professore, non c'è che dire. Mi piace anche Umberto Galimberti, lo trovo glamour».
Ma che glamour, s'è scoperto che Galimberti copia un sacco nei suoi libri.
«Galimberti copia? Mi spiace, non ce lo facevo...».
Lei, Evelina, è proprio di sinistra.
«Ma guarda che il più comunista di tutti è proprio Berlusconi. Soprattutto in tema di donne. A lui non interessa il cotè sociale. Ad ogni modo sì, sono loro a non capirlo, con tutta questa guerra che mi hanno fatto. Mi è toccato sopportare tutti i grilli parlanti, ancor peggio i radical chic sia di sinistra che di destra, quelli col cravattone largo che sembrano tanti pinguini. E comunque una volta sono stata al telefono per oltre un'ora con il più severo giornalista di Repubblica»
E chi è, il nome?
evelina manna
GRANDE GNOCCA EVELINA MANNA - Copyright Pizzi
«Va bene: Giuseppe D'Avanzo. Abbiamo parlato tanto. Ma alla fine ho deciso che se ci sarà da fare un'intervista la farò con la Fumarola, la promessa è promessa, e non escludo di andarci in redazione, a Largo Fochetti, e fare così una visitina. Magari mi vedono finalmente senza questo cliché».
Che sarebbe, questo cliché?
«Allora: la colpa è tutta di Walter Veltroni. Quando era direttore de l'Unità non mi perdevo mai una copia. Lui dava in allegato quei bellissimi vhs e lì mi sono innamorata della Liliana Cavani, del suo bellissimo "Al di là del bene e del male"».
In effetti, lei, Evelina, somiglia tantissimo al personaggio.
«A Dominique Sanda?»
A Lou Salomè, intendo dire. La ricorda tantissimo, altro che Simone Weil.
«Non lo so. Però, dicevo, mi piaceva tantissimo il modo di lavorare della Cavani e quando ho saputo che stava per fare in Rai questo "Einstein" ho semplicemente provato ad ottenere un incontro con lei. Invece si è alzato un tale casino come se avessi richiesto, che ne so, di fare il Presidente del Consiglio. Però la Cavani non l'ho mai incontrata. Alla fine, dunque, veramente molto rumore per nulla. Detto tra me e te. Però diciamolo a tutti...».