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UN IMPERATORE AL CINEMA MA PER POCHI INTIMI - MEDUSA PROIETTA IL DOCUMENTARIO-STRACULT SU VALENTINO FOLLIES IN SOLE 10 SALE (IN TUTTA ITALIA!) - E LA ROMA DI ALE-DANNO GLI NEGA IL MUSEO - PERCHÉ NON VA A LUXOR COSÌ METTONO SOTTO TECA ANCHE IL SARTO IMBALSAMATO CON IL SUO ARTO DESTRO GIAMMETTI?...

Giorgio Carbone per "Libero"

VALENTINO GARAVANIVALENTINO GARAVANI

Nessuno è profeta in Patria. Deve averlo pensato ieri Valentino Garavani, il ragazzo di Voghera, che se fosse rimasto a Voghera, oggi sarebbe considerato dai vogheresi un bamba qualunque, il sarto per le damazze del Rotary Club. E invece, una cinquantina d'anni fa, una società d'assicurazione gli regalò una borsa di studio per andare a Parigi a farsi le ossa nelle grandi sartorie, e da lì partì la leggenda dell'"Ultimo imperatore", come dice il titolo del "biopic" a lui dedicato, che esce venerdì prossimo nelle sale.

Bene. "The last emperor"(la produzione è americana, regista è Matt Tyrnauer, giornalista di "Vanity Fair") non avrà però una distribuzione a tappeto. La Medusa, che ha messo centinaia di cinema a disposizione di "Baaria", per "The emperor" ne ha trovate solo dieci. Dieci, maledizione, sull'intero territorio italiano, molto meno di quelle di cui beneficia un superottista che ha fatto il film rubando i quattrini alla zia. L'ultimo imperatore non sarà avvistato nemmeno alla Garbatella o a Testaccio.

Valentino, davanti a un trattamento (cinematografico) così miserando, deve essersi sentito come proiettato, da una malefica magia, tra le nebbie di Voghera a sentire i commenti sprezzanti di qualche damazza al caffè dei portici. Ma come, lui è l'ultimo sovrano d'Italia (per merito, s'intende, di mezzo secolo di lavoro matto e disperatissimo) si vede trattato proprio in Italia da peracottaro?

MATT TYRNAUERMATT TYRNAUER

L'insulto è particolarmente pesante, perchè viene dopo il successo (che dicono straordinario) ottenuto da "Valentino the last emperor" in America. Il documentario di Tyrnauer ha avuto accoglienze entusiastiche. Si parla persino di candidatura all'Oscar. Allora delle due l'una. O gli americani sono rimbambiti del tutto, oppure siamo noi italiani che siamo dei biliosi provinciali, che non riconoscono un figlio d'Italia che ha avuto fortuna fuori diVoghera, anzi proprio per quello.

Ieri, a Roma, alla conferenza stampa, nell'entourage imperiale si respirava proprio un'aria da affronto da lavare col sangue. Anzi, l'insulto, facevano capire, era doppio. Non solo la "Valentino story" veniva umiliata da una distribuzione ridicola , ma l'amministrazione romana ha rimandato sine die il progetto di allestimento di un museo dedicato allo stilista.

A sentire Giancarlo Giammetti, alter ego di Garvani da tempo immemorabile, il sindaco Alemanno si sarebbe rimangiato una promessa solenne fatta vari anni fa dall'allora primo cittadino Walter Veltroni. A questo punto i (non molti) futuri spettatori si chiederanno: hanno ragione gli americani che parlan di capolavoro, o gli italiani che snobbano oltraggiosamente la Garavani story?

VALENTINO GARAVANI E GIANCARLO GIAMMETTIVALENTINO GARAVANI E GIANCARLO GIAMMETTI

Beh, "Valentino" non è certo un'opera ignobile,ma nemmenofa la storia del cinema. Non credeteci quando vi parlano di gran successo all'ultimo festival di Venezia. Gli applausi son venuti alla proiezione di sera, invasa da signore in abiti griffati. Ma le visioni per la stampa son passate tra i lazzi (ha riscosso più risatine Valentino in persona di quelle tributate a Ballantini nell'imitazione di "Striscia la notizia").

Il film di Tyrnauer non percorre tutta la vita del fatidico stilista, ma solo l'ultimo anno di attività, il 2007. Valentino è presentato come il cuore pulsante diununiverso in cui si muovono, volteggiano, urlettano indossatrici, lavoranti, ragionieri, diavoli e diavolesse che non vestono Prada solo per non recare oltraggio al Grande. Un bello spazio (forse più grande di quanto gli interessati avrebbero gradito) è dato alla strana coppia formata da Valentino e Giammetti, suo "long time companion".

Insomma , niente che non sia già visto al cinema, e che non abbia già detto (e nemmeno troppo bene) Robert Altman col suo "Pret a porter" del 1995. In realtà, è dannatamente difficile fare un film bello e intelligente sul mondo dell'alta moda. La frivolezza di quel mondo sì è sempre rivelata una tenaglia che ha azzoppato inesorabilmente tante belle intelligenze della settima arte.

VELTRONI WALTERVELTRONI WALTER

 

 
[18-11-2009]