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#1 - LA RUBRICA TELEFONICA TROVATA A POCHI METRI DAL CORPO SEMINUDO DELLA SIMONETTA AMMAZZATA CON 29 COLTELLATE APPARTENEVA A PIERINO VANACORE - #2 - IL MISTERO DI DUE TELEFONATE PARTITE LA NOTTE DEL 7 AGOSTO DI 20 ANNI FA DALL´UFFICIO DI VIA POMA 2, PRIMA CHE VENISSE SCOPERTO L´OMICIDIO DELLA CESARONI - #3 - VANACORE ERA ENTRATO PRIMA DELLA POLIZIA NELL'APPARTAMENTO: LO DIMOSTRA QUEL MAZZO DI CHIAVI, RITROVATO NELLA GUARDIOLA, CHE LA MOGLIE DEL PORTIERE INDUGIAVA A PRENDERE LA NOTTE DELL´OMICIDIO ALL´ARRIVO DELLA SORELLA DI SIMONETTA - #4 - "QUELLE CHIAVI – SPIEGA UN DETECTIVE - NON ERANO MAI STATE FORNITE AL PORTIERE MA ERANO DENTRO L´UFFICIO" - SAREBBERO STATE QUESTE LE CONTESTAZIONI RIVOLTE DAL PM ILARIA CALÒ A VANACORE, VENERDÌ SCORSO

Marino Bisso per "La Repubblica - Roma" - foto per gentile concessione di GMT

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C´è anche il giallo di una rubrica telefonica dietro il suicidio di Pierino Vanacore. E il mistero di due telefonate partite la notte del 7 agosto di 20 anni fa dall´ufficio di via Poma 2 dell´Aiag, l´Associazione italiana alberghi della gioventù, prima che venisse scoperto l´omicidio di Simonetta Cesaroni. Sarebbero stati questi, oltre al mazzo di chiavi trovato inspiegabilmente nella guardiola, le contestazioni rivolte dal pm Ilaria Calò a Vanacore, venerdì, nel corso dell´udienza del processo di via Poma.

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L´agenda venne trovata a pochi metri dal corpo seminudo della giovane ammazzata con 29 coltellate. Per 18 anni è rimasta chiusa in un archivio, tra gli oggetti trovati nell´appartamento del delitto poi repertati dalla scientifica, ma non è stata mai catalogata. Gli investigatori, per tutti questi anni hanno, creduto che appartenesse alla vittima. Furono i familiari della 21enne a dire che non era di Simonetta. Poi fu riconsegnata, con tanto di verbale di dissequestro, a Vanacore.

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La circostanza venne scoperta molto tempo dopo dai pm Ilaria Calò e Roberto Cavallone che nel 2006 riaprirono le indagini. A rivelare ai pm l´esistenza della rubrica di Vanacore furono i familiari di Simonetta nel 2008. Da lì il colpo di scena dell´iscrizione per favoreggiamento e alla perquisizione della casa in Puglia di Vanacore, che però si rivelò inutile. Per gli inquirenti quella rubrica sarebbe stata preziosa per dimostrare che il portinaio si trovava sul luogo del delitto prima dell´arrivo della polizia.

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LE DUE TELEFONATE.
Per gli inquirenti sarebbe stato lui a scoprire per primo il delitto guardandosi bene dall´avvertire subito il 113. «Vanacore si sarebbe attivato per avvertire uno dei possibili sospettati» rivela un investigatore. Sull´agenda, Vanacore avrebbe letto il numero telefonico dell´avvocato Francesco Caracciolo, presidente dell´Aiga e titolare dell´ufficio dove lavorava Simonetta.

«Riteniamo che volesse avvertirlo prima dell´arrivo della polizia - spiega un investigatore - lo confermerebbero due telefonate che sarebbero state fatte dall´ufficio, alle 20.30 e alle 23, dov´era il cadavere». Le telefonate erano dirette a Mario Macinati, un contadino che, vicino Roma, curava la tenuta del presidente dell´Aiag. Alla moglie di Macinati, che rispose al telefono, il misterioso interlocutore disse di chiamare l´avvocato urgentemente. Il pm pensa che non si trattasse dell´assassino ma di Vanacore.

VanacoreVanacore VanacoreVanacore Simonetta CesaroniSimonetta Cesaroni

IL MAZZO DI CHIAVI DELL´AIAG.
Che Vanacore potesse essere entrato prima della polizia lo dimostra c´è quel mazzo di chiavi, ritrovato nella guardiola, che la moglie del portiere indugiava a prendere la notte dell´omicidio all´arrivo della sorella di Simonetta. «Quelle chiavi - spiega un detective - non erano mai state fornite al portiere ma erano dentro l´ufficio».

2 - DELITTO VIA POMA: MORTE VANACORE, PROCURA TARANTO APRE FASCICOLO PER ISTIGAZIONE A SUICIDIO
(Adnkronos)
- Un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio e' stato aperto dalla Procura della Repubblica di Taranto sulla morte di Pietrino Vanacore, l'ex portiere del palazzo di via Poma a Roma, dove fu uccisa nel 1990 Simonetta Cesaroni, ritrovato senza vita ieri a mezzogiorno a cinque metri dalla riva nello specchio di mare antistante la localita' 'Torre Ovo', vicino Torricella.

Si tratta soprattutto di un espediente tecnico-giuridico per rendere possibile l'effettuazione dell'autopsia (e la presenza dei consulenti di parte) che iniziera' tra poco, alle 16, nell'ospedale Taranto Nord a cura del medico legale Vito Massimiliano Sarcinella, lo stesso che e' intervenuto sulla spiaggia vicino al luogo del ritrovamento del cadavere. Tuttavia l'ipotesi di reato non viene del tutto esclusa, anche perche' lascia qualche dubbio il fatto che Vanacore abbia deciso di gettarsi in acqua e di annegare in un tratto di mare cosi' basso.

Il cadavere di Simonetta Cesaroni portato via da via PomaIl cadavere di Simonetta Cesaroni portato via da via Poma

Il corpo e' stato, infatti, ritrovato in acqua con il viso rivolto verso il basso a 5 metri dalla spiaggia con una caviglia agganciata a una fune che all'altra estremita' era legata a un albero. L'autopsia servira' a rendere piu' chiare le modalita' della morte. All'esame, a quanto si apprende, potrebbero essere presenti i consulenti eventualmente nominati dalla famiglia Vanacore ma non quelli di Raniero Busco, l'unico indagato per il delitto di Simonetta, e quelli della famiglia Cesaroni.

POMAPOMA

Dall'esame autoptico verra' qualche elemento di chiarezza anche sulla possibile ingestione di un anticrittogamico ritrovato in alcuni flaconi nel garage della casa di Vanacore nella contrada 'Monacizzo' di Torricella e che sarebbe contenuto in una bottiglia di plastica ritrovata piena di liquido per meta' nell'auto di Vanacore, una Citroen, parcheggiata nei pressi della spiaggia.

L'uomo ingerendo il veleno potrebbe essersi ridotto in uno stato di semincoscienza tanto da non reagire all'annegamento. Una persona lucida avrebbe certamente reagito e si sarebbe messa in salvo, vista anche la poca profondita'. L'autopsia rivelera', quindi, se la morte sia avvenuta per annegamento o per avvelenamento. I carabinieri, che conducono le indagini, coordinati dal pm della Procura Maurizio Carbone, hanno ascoltato 4 o 5 persone, parenti, amici e conoscenti, che vivono nella contrada 'Monacizzo', dove risiedono 200 persone.

 

 

 
[10-03-2010]