1- LETTERA APERTA DEL DIVINO QUIRINO CONTI CONTRO LA "SARTA INQUISIZIONE" DI BERNARD ARNAULT, PROPRIETARIO DI DIOR E DELL’INFELICE DESTINO DI JOHN GALLIANO - 2- "PUR CONDANNANDO SENZA RISERVE IL GRAVISSIMO COMPORTAMENTO DELLO STILISTA (INGIURIE ANTISEMITE, "AMO HITLER"), LO SCRITTORE ED ESPERTO DI MONDA SI CHIEDE: "FINO A CHE PUNTO UN ALCOLISTA (O PEGGIO) PUÒ ESSERE RITENUTO RESPONSABILE, NEL CORSO DELLA SUA DIPENDENZA, DI QUEL CHE FA O DICE, ANCHE SE RACCAPRICCIANTE?" - 3- "PUNENDOLO, LEI HA PUNITO SE STESSO E UN PO’ TUTTO IL MONDO. GIACCHÉ UN POETA È RARO E PREZIOSO COME UN RAGGIO VERDE AL TRAMONTO. E VA PROTETTO. DA SE STESSO" - 4- UNA BELLISSIMA, AMARISSIMA LETTERA CHE TERMINA RICORDANDO LE PAROLE DIVINATORIE DI MARCEL PROUST: "TUTTO CIÒ CHE ABBIAMO DI GRANDE CI VIENE DAI NERVOSI: SONO LORO E NON ALTRI, CHE HANNO FONDATO LE RELIGIONI E CREATO CAPOLAVORI..." - -

Cher monsieur Arnault...
Back stage post-Galliano: tutto quello che ogni esperto di moda, pur condannando senza riserve il suo gravissimo comportamento, avrebbe voluto dire ma non ha potuto dire... Da Parigi, lettera aperta di Quirino Conti a Bernard Arnault, proprietario di Dior e dell'infelice destino di John Galliano

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Quirino Conti per Dagospia

La storia è sempre la stessa: e dunque, dopo tumultuose ore di passione trascorse in un'arroventata alcova odorosa di ogni piacere tra le braccia frementi dell'eterna, incomparabile Marilyn, l'uggioso, colpevolizzato ritorno al proprio ossuto talamo nuziale; in una famigliola certo perfetta, tanto ordinata e regolare, ma quanto mai triste e glaciale, lontano da quelle burrose, morbide ore profumate di tuberosa. E sempre, purtroppo, fuggevoli.

ORLANDO GENTILI QUIRINO CONTIORLANDO GENTILI QUIRINO CONTI

E poiché per reggere la bellezza, come il piacere e la felicità, ci vuole fegato, è così che nella mente ancora eccitata del nostalgico fedifrago può addirittura nascere l'idea di sopprimerla, quella difficile, capricciosa, incostante fonte di ogni seduzione.

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Di cancellarla del tutto, sommergendola con un mare di ragioni (tutte elevatissime e sensatissime, naturalmente), piuttosto che doverla rimpiangere a ogni passo; o peggio, subirne il peso, per la rischiosa diversità di quel desidero e per l'eccezionale, esigentissimo vigore dei suoi eccessi.

Allora, meglio togliersela di torno. Meglio che non ci sia più. Anche solo come possibilità. Se, a ogni piè sospinto, tutto, proprio tutto, al suo confronto appare tanto banale e così smorto. Privo di ogni attrattiva.

Ecco, nella razionalissima mente del plurimiliardario magnate Bernard Arnault, proprietario di un'infinità di cose e, tra le tante, orgoglioso signore della moda parigina e di Dior soprattutto, ecco appunto cosa potrebbe essere balenato come una tentazione liberatrice. Come sempre, e come da copione. Poiché il talento, come la lussuria, è merce difficilissima da trattare. E dunque tanto meglio rinunciarvi e dimenticare. Tornandosene al proprio focolare, quello più simile e prossimo alla propria regolarissima condizione.

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Ai rendiconti cioè, ai fatturati, alla Borsa e a tutto quel fiume di denaro. E dunque, che Marilyn muoia! Come ogni volta. E con lei, naturalmente, tutti i suoi difetti, certo, i suoi capricci, le discontinuità, gli sbalzi d'umore e, purtroppo, le dipendenze. Le sue follie, insomma. Ma, nonostante tutto ciò, cosa potrà poi essere paragonato a quelle carni, a quell'abbraccio morbido e fragrante?

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Messo alla porta Galliano, non le resterà che consolarsi tornando ai suoi volenterosissimi "epigoni" aziendali, ai suoi fervorosi e docilissimi stilisti - tutti frementi ora, in spasmodica attesa - già sotto contratto o quasi. Con molto talento per essere qualunque cosa e nessuno per essere qualcuno. Il sonno, loro, non glielo toglieranno di certo.

Ma ora, Monsieur, d'ora in avanti, chi riempirà d'eccitazione i suoi sogni? E le sue notti di desiderio e di nostalgia? Quali ore di tristezza e di rimpianto l'aspettano, Monsieur! Dopo aver assaporato quelle labbra, cosa le resterà d'altro? Anche se lei, freddo come - dicono - i suoi occhi glaciali, farà in modo di sembrare, se non altro, ugualmente in pace.

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Persino, come ieri, evitando di sedere ai piedi di una pedana già privata del tumulto del suo tragico eroe. Mentre il suo orgoglio intellettuale sarà piagato dall'eterna pena dei ricchi, dal loro inesorabile destino: possedere la Bellezza, comprandola, ma mai la sua fonte. Averla, la Bellezza, e mai generarla.

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E tra le fragili braccia di Galliano, quante volte ha invece creduto di esserne capace? Ora nel suo nuovamente ordinatissimo, casto letto s'illuderà di poter dormire sonni tranquilli. Ma quali erano le sue insonni notti solo al ricordo di quella travolgente perfezione?

Punendo senza misericordia Galliano - ma fino a che punto un alcolista (o peggio) può essere ritenuto responsabile, nel corso della sua dipendenza, di quel che fa o dice, anche se raccapricciante? -, dunque punendolo, lei ha punito se stesso e un po' tutto il mondo. Giacché un poeta è raro e prezioso come un raggio verde al tramonto. E va protetto, difeso da se stesso, più che dagli altri. Poiché fragile e gracile come un glorioso énervé.

...Ma lei questo forse non ha saputo o voluto farlo. Per tutto ciò, d'ora in poi, inesorabile l'aspetta una castità frigida e senza alcuna speranza. Gentile signor Arnault, nel corso dei suoi lunghi studi ha mai sentito parlare di un certo Bergotte? E, dalle pagine di un capolavoro che lei sicuramente conoscerà, ha mai compreso cosa voglia dire per taluni scambiare la propria vita con il proprio lavoro? (1)

E così perdersi. Com'è solo dei geni. Ma, grazie a Dio, lei ora di quella razza tanto impegnativa non ne ha più alcuno intorno. Non corre più pericoli.
Christian Lacroix, Alexander McQueen, John Galliano... Complimenti, Monsieur, una bella strage!

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(1) "Quel povero maniaco è l'intelligenza più alta che io conosca. Accettate di essere chiamata nervosa: voi appartenete ad una famiglia splendida e miserevole, che è il sale della terra. Tutto ciò che abbiamo di grande ci viene dai nervosi: sono loro e non altri, che hanno fondato le religioni e creato capolavori. Mai il mondo saprà quanto deve loro; e soprattutto quanto essi hanno sofferto per produrlo.

Noi gustiamo musiche delicate, bei quadri, e mille squisitezze; ma non sappiamo quanto esse sono costate, ai creatori, di insonnie, di pianti, di risa spasmodiche, orticarie, asme, epilessie; e quel terrore della morte che è la cosa peggiore di tutte..." (MARCEL PROUST, Alla ricerca del tempo perduto, I Guermantes)

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2- JOHN GALLIANO INSULTA GLI EBREI
Nel video, diffuso dal tabloid britannico "Sun", lo stilista compare seduto a un tavolo nello stesso locale "La Perle del Marais" dove la scorsa settimana avrebbe insultato Geraldine Bloch, una donna di 35 anni, e minacciato di uccidere il suo amico Philippe Virgitti.
"Gente come te dovrebbe essere morta. Tua madre, i tuoi antenati sarebbero tutti finiti nelle camere a gas", dice Galliano.
La ragazza chiede allo stilista, che appare ubriaco, se ha qualche problema, e lui risponde: "Ho un problema con te. Sei brutta", e continua con le ingiurie.
La scena, sarebbe stata filmata da un amico della coppia insultata: un francese e un'italiana, nessuno dei due ebrei.

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"Era solo davanti al suo bicchiere quando alcuni di noi si sono seduti al tavolo vicino - hanno raccontato - continuava a inserirsi nelle nostre conversazioni. Noi sapevamo chi era ed eravamo stupiti da quel che diceva, ma poi ha cominciato a pronunciare insulti antisemiti. Era disgustoso. Ed era chiaro che le ragazze italiane non erano benvenute e che avrebbero dovuto andare a casa. Era razzismo puro".
E ha terminato con "Amo Hitler!"