1- SONO GIORNI AL CETRIOLO PER IL TERZOPOLISTA VAGANTE FLEBUCCIO DE BORTOLI - PRIMA IL PASSERA CHE SI AUTOCANDIDA A PALAZZO CHIGI E FA IMBUFALIRE BAZOLI E GERONZI CON CONSEGUENTI DUE ARTICOLI SUL PASSERA NEL PARADISO FISCALE PORTOGHESE - 2- DOPO CORRADINO, ORA TOCCA A MONTEZEMOLO, UN ALTRO TERZOPOLISTA, PER NULLA STIMATO DAI GRANDI VECCHI GERONZI (PRO-BERLUSCONI) & BAZOLI (PRO-ULIVO PRODIANO), FINIRE NEL TRITACARNE DEL CORRIERE DI FLEBUCCIO: LE FERRARI FLAMBÉ - 3- E VENERDÌ, VERSUS BAZOLI & GERONZI, TORNA IN CAMPO IL ‘PARTITO DI CERNOBBIO’: PASSERA, ENRICO LETTA, LO SMONTEZEMOLATO, FRANCHINO BERNABÉ, CHICCO TESTA
1 - DAGOREPORT
Giornate al cetriolo per Flebuccio De Bortoli. Prima la paginata in gloria della auto-candidatura di Corrado Passera a Palazzo Chigi (sempre "per il bene del paese", of course) che ha fatto imbufalire il malconcio Abramo Bazoli, presidente di Banca Intesa e inventore dell'Ulivo prodiano, per nulla incline a supportare le ambizioni sbagliate dei terzopolisti Fini-Letta-Montezemolo-Bernabé-Passera-Mieli.
Montezemolo
L'ira di Abramo, come abbiamo potuto in solitudine mediatica sottolineare, si è tradotta in una reazione a base di due pezzi consecutivi, "tali e quali" (ripetere giova), sugli affari della famiglia Passera nel paradiso fiscale di Madeira, isolotto del Portogallo.
Di certo, il direttore del Corriere non ha scodellato i due piattini a base di cetriolo di sua iniziativa, dopo quella santificazione lialesca di Passera by Cazzullo (intervista avvenuta sulle dune di Sabaudia, dove l'amministratore delegato di Intesa ha affittato una villa dal costruttore romano Claudio Toti).
han 42 debortoli
Qualcosa, insomma, deve essere successo tra De Bortoli e il principale azionista di via Solferino (un tipo pio che svacanza con il nemico più intimo di Corradino, Carlo De Benedetti). Magari, come ha sottolineato "Il Riformista", sarà intervenuto anche il berlusconissimo Cesarone Geronzi che, con Assicurazioni Generali, è un altro azionista forte di Rcs (anche se sarebbe più corretto scrivere il ‘geronzissimo Berlusconi': fu all'epoca il banchiere di Marino con Banco di Roma a salvare dal fallimento l'impero del Banana, cui le banche avevano chiuso i rubinetti del credito).
passera
Forse i due Grandi Vecchi hanno ricordato a De Bortoli che il suo ritorno alla direzione del Corriere è frutto di un loro accordo. E se vogliamo chiudere il cerchio si ricordi Flebuccio che il suo caro Passera si batté per la conferma di Mieli. Ergo. Meglio chiarire a Fdb chi comanda in un giornale che perde soldi e copie.
(A proposito del paradiso fiscale portoghese. Non si era mai visto un esperto di comunicazione come Passera scrivere una rettifica in prima persona. Peggiorando il testo di Gerevini, giornalista correttissimo)
cesare GERONZIBene, dopo l'uno-due a Passera, gli ‘addetti ai livori' sono rimasti basiti sabato scorso quando aperto il Corriere hanno incrociato gli occhi su un articolo che scodellava una notizia del quotidiano britannico "The Sun" sulle Ferrari che prendono fuoco. E non si trattava delle vetture di Formula Uno ma proprio delle auto da 200 mila euro che mandano fuori giri i Gianfranco Tulliani: 458 Italia. Una botta micidiale per Montezemolo che vede avvicinarsi sempre più il giorno dell'addio da Maranello (dovrebbe arrivare nel 2011 Andrea Agnelli).
2 - LE FERRARI FLAMBÈ (L'ARTICOLO DEL CORRIERE CHE HA FATTO INFURIARE MONTEZEMOLO)
Dal Corriere della Sera
BAZOLI
Quattro casi su più di mille auto vendute. La notizia sarebbe di poco peso se le vetture in questione non fossero le più famose del mondo, le Ferrari. Quattro esemplari di 458 Italia hanno preso fuoco nel giro di due mesi. Le immagini dell'ultimo episodio, avvenuto in Cina, sono finite addirittura su Youtube: il video, cliccato 150mila volte in pochi giorni, è stato rilanciato con enfasi dal sito del settimanale tedesco Der Spiegel.
Il primo caso è dell'8 luglio, ed è avvenuto a Parigi. Il secondo, del 14 luglio, si è verificato su un passo alpino in Svizzera. Un mese dopo, il 18 agosto, si è incendiata un'altra 458 del Cavallino, questa volta in California. Infine il caso ripreso da una telecamera amatoriale in Cina, a Ningbo, il 23 agosto: si vede una Ferrari rossa che brucia, ferma sul bordo della strada.
De Bortoli Mieli
Il quotidiano britannico The Sun aggiunge al conto anche un quinto episodio risalente al 9 luglio, avvenuto in Inghilterra, dentro un capannone dalle parti dell'aeroporto di Heathrow. Ma qui, a quanto pare, l'auto sarebbe stata vittima e non causa dell'incendio divampato per cause esterne nel magazzino. «In ogni caso siamo andati sul posto e abbiamo raccolto i dati utili. Siamo vicini a individuare la causa», dicono alla Ferrari.
Uscita nel 2009, la 458 Italia è la più piccola delle Gran Turismo di Maranello, ha un motore a 8 cilindri da 570 cavalli e può raggiungere i 325 chilometri orari. Un raffinato bolide a due posti, da 197mila euro, che i controlli elettronici consentono di guidare in sicurezza e con facilità. Comunque la Ferrari organizza per i propri clienti accurati corsi di guida sulla pista di Fiorano.
A rassicurare la Casa di Maranello, tuttavia, è proprio uno dei clienti che ha visto andare in fiamme la sua vettura, il saudita Dhiaa al-Essa, di 21 anni, la cui Ferrari gialla con interni Dolce & Gabbana (costati, solo questi, 80mila euro) è bruciata a Heathrow. Ne ha già ordinata un'altra. Una 599 Gto, la Rossa stradale più veloce di sempre.
3 - E VENERDÌ TORNA IN CAMPO IL PARTITO DI CERNOBBIO: PASSERA, ENRICO LETTA, LUCA DI MONTEZEMOLO, FRANCO BERNABÉ, CHICCO TESTA VERSUS BERLUSCONI E GERONZI
Marcello Zacche' per Il Giornale
enrico letta
Ormai ci siamo: tra pochi giorni inizia Cernobbio. Che in italiano non significa nulla perché Cernobbio è una località di 7mila abitanti sul Lago di Como. Eppure è così: venerdì prossimo, e fino a domenica, nella Villa d'Este di Cernobbio si tiene il 36esimo convegno organizzato da Ambrosetti, dove sfilano economisti, politici, finanzieri italiani e stranieri.
BEBE BERNABE
Tanto noto da identificarsi, ormai, con Cernobbio stessa. Ma quest'anno c'è un fatto nuovo, un episodio che ha acceso molte curiosità: due giorni fa il presidente delle Generali Cesare Geronzi, influente e riservato banchiere, ha tenuto in pubblico un importante discorso politico (di sostegno al governo), scegliendo la platea del Meeting di Comunione e Liberazione.
Una realtà, ha detto Geronzi, «ben diversa da quella che si tiene ogni anno a Cernobbio, dove io non sono mai andato». Quasi a marcare una netta distanza con il Workshop Ambrosetti, con il «Partito di Cernobbio». Di certo non l'ha detto a caso.
CHICCO TESTA
Le interpretazioni si spendono in varie direzioni. La più immediata è quella che vede il mondo economico e finanziario nazionale diviso tra laici e cattolici. Una lettura fin semplicistica, ma buona per dare l'idea di due universi storicamente separati, in parallelo rapporto con la politica, che ne può ostacolare o favorire i legittimi e contrapposti interessi.
de benedetti
Di qui l'individuazione di un Partito di Cernobbio come uno dei baricentri mondiali della finanza laica. Così la velenosa stilettata di Geronzi diventa di grande attualità in due direzioni: finanziaria e politica. Vedere Cernobbio come il luogo dei finanzieri e delle banche d'affari, evocati come i grandi responsabili della crisi di questi anni, è senz'altro un'immagine che può funzionare.
La presenza di banchieri svizzeri e americani è importante a Villa d'Este, nel convegno che si apre venerdì. Così come lo è stata vieppiù in questo ultimo decennio. Il gettone fisso o quasi dei ceo di Unicredit Alessandro Profumo e di Intesa Corrado Passera, ha contribuito in maniera determinante a questa connotazione.
D'altra parte le recentissime posizioni sul governo del Paese, assai diverse tra loro, prese da Passera e Geronzi, rafforzano la contrapposizione anche in chiave politica: la presunta vicinanza dello stesso Passera a tutte le alternative politiche al Pdl verso le quali guarderebbero i poteri forti di Cernobbio (dove sono di casa anche Enrico Letta, Luca di Montezemolo, Franco Bernabé, Chicco Testa) completano il quadro.
Ferrari in fiamme
In verità il Cernobbio dei poteri forti contrapposto all'attuale maggioranza di governo è la traslazione moderna di un pensatoio che in origine voleva essere un'altra cosa. Alfredo Ambrosetti lancia il suo Workshop per sprovincializzare imprese e banche italiane, per portarle in Europa. Cernobbio nasce come un laboratorio europeista.
Tra i suoi maggiori ispiratori, Giorgio Napolitano (che da presidente della Repubblica continua a mandare un messaggio video al Forum, e lo farà anche quest'anno), Mario Monti, Romano Prodi. Ma il «di più» arrivava poi dalla presenza di Gianni Agnelli, che con le sue battute, le sue idee, ha lanciato il Forum nell'occhio del ciclone mediatico nazionale. Lo ha trasformato nell'Agenda del Paese. Settembrina come lo sono la riapertura della scuola o l'inizio del campionato di calcio.
cernobbio este
Oggi l'Avvocato non c'è più e Cernobbio ne soffre. Resta il laboratorio, il Workshop a porte chiuse per qualche centinaia di ammessi ai lavori, a 15 mila euro a testa. Certamente formativo per una classe di mid-manager. Mentre per i politici di passaggio è un palcoscenico irrinunciabile, tanto che ci vengono tutti, da Bertinotti a Tremonti. Ma per i top-manager del Paese, forse non ha più molto significato. Se non quello di prendere anch'essi la scena.







