Reduci dalla scampagnata sul lago di Cernobbio e dopo aver digerito, tra un buffet a palazzo Marino e una cavatina alla "Scala", i riti mondani di MiTo - l'imponente manifestazione di musica d'arte ideata sull'asse Milano-Torino dal finanziere-mecenate Francesco Micheli - mercoledì prossimo i padroni del "Corriere della Sera", detti "pattisti", si ritroveranno per un caffè di lavoro nella sede dell'Rcs Media gruppo in via San Marco.
MARIO CALABRESI - copyright Pizzi
Un appuntamento che i giornali e piazza Affari tentano ogni volta di decifrare senza successo. Tutti, insomma, a interrogarsi pensosi su cosa accadrà tra i soci forti dell'ex Rizzoli. Se il "patto" sarà disdetto da qualcuno prima della scadenza (14 marzo 2011). Così è ripreso pure il tormentone se il Re della Sanità Lombarda, Giuseppe Rotelli (11%), sarà tenuto ancora fuori dalla portone di via Solferino. Per adesso, raccontano i frequentatori della Sala Albertini, il secondo azionista dell'Rcs l'avrebbe varcato in incognito soltanto di notte.
Alla fine dei ragionamenti a mezzo stampa, però, tutti concordano che non accadrà nulla di rilevante in Rcs. Nonostante, appunto, l'aria di crisi e la scarsa managerialità che da anni si respira ai piani alti del gruppo editoriale. A parte, ovviamente, l'annunciato ingresso del giovane John Elkan, presidente della Fiat, al posto del declinante delfino dell'Avvocato, Luca Cordero di Montezemolo.
RIOTTA TREU
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Un segnale di novità che, come vedremo, forse potrebbe portare alla "rivoluzione di primavera" del 2011. Possibilmente prima delle sempre più probabili elezioni politiche anticipate. Scadenza in cui appare scontata l'uscita del presidente Pier Gaetano Marchetti (sempre più attivo nella Fondazione) e dell'amministratore delegato, Antonello Perricone. Sconfitto soprattutto sul terreno a lui più congeniale, la pubblicità.
Nell'attesa resta l'interrogativo (si fa per dire) sul perché i "pattisti" trovino del tutto normale che i soldi investiti nell'Rcs (milioni di Euro) vadano al macero come le rese del Corrierone. E non stiamo parlando dei "pirati della finanza" o dei "furbetti del quartierino". Nel salotto buono del Corrierone siedono banchieri del calibro di Abramo Bazoli e Scornato Passera (Banca Intesa); Renato Pagliaro (Mediobanca) e Cesare Geronzi (Generali); imprenditori rampanti quali Dieghito Della Valle, Francesco Merloni e Marco Tronchetti Provera.
Gente che non passa giorno senza che salga in cattedra per bacchettare la scarsa efficienza di governanti e imprese. Con seguito di predicozzo etico sull'efficienza manageriale, la meritocrazia e il rigore contabile. Ma quando si ritrovano in mano le scottanti scartoffie preparare dal notaio di carta, Pier Gaetano Marchetti, non battono ciglio sul disastro da loro amministrato e sui danni provocati ai poveri azionisti.
ANTONELLO PERRICONE E MOGLIE CHICCA STABILINI
Da mesi il quotidiano diretto da Ferruccio de Bortoli è costretto a inseguire in edicola il primato delle copie vendute da "la Repubblica" di Ezio Mauro. E i conti del gruppo dopo la cura dimagrante avviata dell'amministratore dileguato, Antonello Perricone, non brillano. Anche se ci sono segnali di ripresa dell'editoria in Europa.
In Borsa il titolo, nonostante i reporter ottimistici diffusi in totale conflitto d'interessi dal suo primo azionista (Mediobanca) continuano ad oscillare sotto l'Euro. E c'è chi l'ha acquistate a 5 cinque. Sia i "pattisti" (65,67 per cento) sia gli altri azionisti di riguardo Rotelli, Toti, Bertazzoni, Benetton etc. (21,42 per cento) fino ad oggi ci hanno rimesso una montagna di soldi (minusvalenze).
PIERGAETANO MARCHETTI resize
A quanto sembra, perdenti e contenti. L'unica dottrina economica comune che sembra ispirare i signori del "patto" sembra essere quella sul prezzo dell'opportunità dell'economista americano, Thomas Sowell: "Il costo di una cosa è il valore che essa ha negli usi alternativi". Che ricorda una massima dei vecchi capitalisti italiani del dopoguerra: "I giornali sono una voce passiva di un bilancio attivo".
ROTELLI
Già, lo scudo del Corriere meglio dello scudo fiscale di Tremonti. Anche se con l'arrivo di Flebuccio de Bortoli qualche crepa (ad hoc?) comincia a notarsi nella corazza indossata da alcuni "pattisti": il caso Tronchetti intercettazioni, gli affari immobiliari della famiglia Passera, le Ferrari di Montezemolo che prendono fuoco da sole...
L'impressione è che qualcosa comincia a bollire nel pentolone dell'azionariato Rcs in vista anche di nuovi scenari politici. E l'arrivo del nipotino Yaky (34 anni) nel "patto" dei nonni (Bazoli, Ligresti, Geronzi, Tronchetti Provera...) potrebbe annunciare - sulla strada tracciata negli anni Novanta non a caso da Gianni Agnelli (Mieli direttore della "Stampa" a quarant'anni) - un vero e proprio rinnovamento generazionale. Che non risparmierebbe la poltrona di via Solferino.
Le ambizioni dell'eterno pretendente, Gianni Riotta (56 anni), appaiono in netto ribasso.
MONTEZEMOLO
Le perdite (copie e denari) del Il "Sole 24 Ore" hanno messo in ombra il ragazzino che scriveva su "il Manifesto". Nel possibile giro di valzer in via Solferino, dicono soprattutto a Torino, ecco spuntare allora il nome dell'attuale direttore de "la Stampa", Mario Calabresi. Milanese (figlio del povero commissario Luigi, ucciso dai terroristi rossi), un'esperienza con il quotidiano della Fiat a New York dopo le esperienze come cronista parlamentare all'Ansa e Repubblica, potrebbe essere lui l'uomo nuovo per il Corriere dei "pattisti nonni.