AH! se trovassimo da spettegolare su un uomo capace di affascinare chiunque e tanto abile, toh, da rubare al fisco un paio di miliardi di euro. Altro che i fidanzati di Elisabetta Canalis - E la Pivano censurò l’innamorato Pavese…
1 - AH! se trovassimo da spettegolare su un uomo capace di affascinare chiunque, di mettersi in tasca la stampa di destra e di sinistra, e tanto abile, toh, da rubare al fisco un paio di miliardi di euro. Altro che i fidanzati di Elisabetta Canalis.
Andrea Marcenaro per Panorama
le nuove paginate di Chi sulla coppia Clooney Canalis
E basta con questa Elisabetta! Ma quale borsa? È sul gossip che l'Italia fa acqua. Saranno quarant'anni, appena dopo le nozze del torero Dominguin con Lucia Bosé, che ci occupiamo di Elisabetta Canalis. Elisabetta al mare con Bobo Vieri, Elisabetta in moto con George Clooney, il lato B di Elisabetta, il calendario di Elisabetta, Elisabetta che gira il film di Natale, la pubblicità di Elisabetta...
Con tutta la simpatia per Canalis, avremmo bisogno di qualcosa in più. Che ne so?
Una nipote delle sorelle Carlucci che combina qualcosa, una cugina di Alba Parietti vestita da suora. O qualcos'altro, qualsiasi cosa. Certo, il massimo sarebbe altro. Sarebbe se trovassimo da spettegolare su un uomo simbolo, bello, alto, elegante, che sia stato potente, con una famiglia simbolo, magari, bella a sua volta, dai modi aristocratici. Altro che i fidanzati di Elisabetta Canalis.
Un uomo capace di affascinare chiunque, di mettersi in tasca la stampa di destra e di sinistra, laureato in legge, magari, e tanto abile, toh, da rubare al fisco un paio di miliardi di euro. Allora sì che i pettegolezzi riprenderebbero quota. Ma dove lo troviamo, in Italia, un tipo così?
GIANNI AGNELLI A SPASSO - Copyright Pizzi
2 - E la Pivano censurò l'innamorato Pavese
Lorenzo Mondo per La Stampa
Fernanda e Cesare. Quando, con Italo Calvino, nel 1966 pubblicammo presso Einaudi l'epistolario di Pavese, la Pivano si precipitò in casa editrice, chiese di vedere le minute delle lettere a lei dirette e provvide a censurarle, espungendone alcuni brani e parole (meno inflessibile di Tina Pizzardo, che nella stessa occasione vietò di pubblicare eventuali ritrovamenti che la riguardassero). Non contenevano, credo, nulla di sconveniente. Mi pare che si fosse risentita per qualche giudizio di Pavese sulla sua altolocata famiglia.
Sia come sia, si spera adesso che gli eredi consentano di dare per intero queste lettere, tra le più belle che Pavese abbia scritto. Nessun palpito comunque che rinverdisse in lei una lontana stagione, l'innamoramento trepido dello scrittore per l'avvenente ragazza, nonché sua allieva nella scoperta della letteratura americana, che seppe concedergli ammirazione e amicizia ma non amore. Il rapporto tra i due si consumò sostanzialmente tra la primavera e l'autunno del 1940, lasciando traccia soltanto in tre mirabili poesie a lei dedicate in Lavorare stanca.
Non si interruppe del tutto la frequentazione epistolare, estesa con deferenza alla famiglia di Fernanda. Ma più avanti subentrò in Pavese un ostentato raffreddamento nei suoi confronti. In una lettera a Mila, siamo nel 1945, confida che la donna si è fatta viva in cerca di traduzioni. Su questo è disposto ad assecondarla, ma non ha nessuna voglia di rivederla, si è stancato di fare la parte dell'eterno pretendente.
Analoghi concetti esprime all'interessata, alla quale si rivolge chiamandola «cara bestiolina». Del resto Cesare si trova allora impaniato nella passione, un'altra volta sfortunata, per Bianca Garufi. Sono note marginali che interessano i cultori della biografia pavesiana.
cesare pavese
Restano all'attivo di una lontana, asimmetrica storia di amorosi sensi, da parte di Fernanda la traduzione dell'Antologia di Spoon River, patrocinata da Cesare, insieme alle sue lettere di fervido e scanzonato corteggiamento. Restano soprattutto, indimenticabili, i versi che ci consegnano il profilo ideale della donna amata: «Non ci sono ricordi su questo viso. / Solo un'ombra fuggevole, come di nube. / L'ombra è umida e dolce come la sabbia / di una cavità intatta, sotto il crepuscolo». Così conviene ricordarla, nel momento del congedo.
3 - LA (DIS)UNITA' D'ITALIA
Paolo Madon per "IL" de IL sole 24 Ore
- Ernesto Galli della Loggia
Sono Galli della Loggia,
uom di fede liberale.
Cerco da Bolzano a Foggia
la radice nazionale.
Chiesi anche a Battista,
chissà mai l'avesse vista.
"Ne ho parlato poco fa,
ma ora scrivo di Shoah".
Allora presi carta e penna
e vergai al buon Ferruccio:
il paese ormai è Caienna,
finir deve questo cruccio.
PIVANO 1960
- Angelo Panebianco
Non per senso del dovere
da Bologna dove alloggia
grande sempre è il piacere
a chiosare della Loggia.
Come al solito l'Ernesto
non capisce una sega:
cita Bossi a pretesto,
se la prende con la Lega.
Bacchettò il suo rivale
con sarcasmo e vigore.
Parli di unità morale
ma che c'entra il tricolore?
- Sandro Bondi
Obbrobrio ferale
Mia patria funesta
Spirto occidentale
D'Alema detesta.
Superba Certosa
La chioma riversa
Nei lombi operosa
Sua bocca riemersa.
Italica sorte
Giardino fiorito
Per te grido forte
Qualcun m'ha sentito?
- Raffaele Lombardo
ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA - copyright Pizzi
Sono nato siciliano
e del Sud son baluardo.
Anche se risuona strano
che di nome fo Lombardo.
Gliel'ho detto a Berlusconi:
qui lo sai fondo un partito.
Lui m'ha detto: abbassa i toni,
ma m'è parso risentito.
Per adesso siamo in tre
io, Loiero e Micciché.
Ma son certo tra un pochino
che m'arriva Bassolino.
- Massimo Cacciari
Sono un sindaco di razza
il più gran bastian contrario.
I pettegoli di piazza
mi volevan con la Lario.
Di specchiarmi tengo il vizio
e lo faccio sempre spesso.
Litigando con me stesso
per tenermi in esercizio.
Son filosofo di vaglia
per mestier devo stupire:
che sull'unità d'Italia
non avevo da ridire?








