dagospia.com

ARBASINO LAVORA PER NOI: Un libretto da 5.50 euro per i tempi di crisi – DALL’“Antropologia strutturale” di Lévi-Strauss AI JEANS con la “vita bassa” BY LEVI-STRAUSS: FUORI DAL CORO, LONTANO DAI LUOGHI COMUNI, IN CULO AL PENSIERO UNICO…

Alain Elkann intervista Arbasino per La Stampa

"La Vita bassa» è il titolo del suo nuovo libro in uscita da Adelphi a 5,50 euro. Di cosa si tratta?
«E' un libro dettato dalle circostanze di questo 2008. In primavera elezioni politiche e amministrative, i 40 anni del '68 e 30 della tragedia Moro e degli anni di piombo».

ArbasinoArbasino

Andiamo per ordine...
«Parto dalle elezioni, perché era chiaro che l'aspetto dell'Italia sarebbe cambiato per un po', l'Italia è sempre stata quella di Guelfi e Ghibellini, Capuleti e Montecchi, bianchi e neri, cioè lotte intestine. A scuola mi insegnavano vari punti di vista. Vico i corsi e i ricorsi storici, Croce, malaugurati incubi, Fortunato Salvemini costanti antropologiche e caratteri etnici originali».

Ma come giudica il risultato elettorale?
«Alla luce dei vari giudici che sono Vico, Croce, Salvemini. Non prendo nessuna parte e cito le loro opinioni e non do torto o ragione a nessuno. Voglio dire che era anche il trentennale della tragedia di via Fani e Garzanti, quest'anno, ha ristampato "In questo stato", un mio libro di trent'anni fa su Moro. Per scrivere la postfazione alla ristampa sono andato qualche tempo a Sabaudia, a Gaeta e Terracina, luoghi dove si va a inizio stagione, e un po' della campagna elettorale l'ho vissuta a livello di "bar sport" e non di terrazze e salotti».

Ma cosa si dice nei salotti?
«Le stesse cose che si dicono da cinquanta o sessant'anni: chiacchiere».

E invece al Bar Sport?
«Era considerato l'esempio della plebe. D'altra parte i bar sport votano come i salotti».

E cosa dicono?
«Non leggono i giornali e quindi dicono cose molto semplici o complicate».

E come prendevano le elezioni?
«Non gli importava granché. Erano quelli con la "vita bassa", l'ombelico con la ciccia a diciotto anni o quei culoni larghi che ormai ci sono anche da noi».

E cosa pensano quelli?
«Ai loro giochi, a dirsi spiritosate, ridacchiano, fanno i gesti, i versi con le mani e con gli occhi degli animali nei cartoni animati. Voglio dire che la cosa importante è un'altra».

Quale?
«E' l'anno centenario di Lévi-Strauss, uno degli autori più formativi. Nei suoi libri, "Tristi tropici" o "Antropologia strutturale", si è sempre posato sugli aspetti vestimentali delle popolazioni che studiava come antropologo».

E allora?
«Studiava i modi di portare le piume o le cinture molto importanti per distinguere le tribù, la "vita bassa" diventa un carattere significativo per l'antropologo».

Non le sembra di essere riduttivo?
«No. Io mi richiamo a uno dei maestri più alti, che compie cent'anni e che, come ho detto, viene celebrato giustamente. Vorrei anche aggiungere che se pensiamo che trenta o quarant'anni fa quando in Europa sono arrivate le mode dei jeans, la marca era Levi Strauss, il modello erano i 501, stretti e a vita alta perché eravamo più magri e perché nel dopoguerra si mangiava meno e non c'erano ombelichi, culoni e cicce...».

Ma cosa c'entrano la politica e le elezioni in tutto questo?
«C'entrano. Nel mio sguardo antropologico si guardano i caratteri etnici come per la partita o i concerti rock».

Libro Libro "La vita Bassa" di Arbasino

Antropologicamente, gli studenti di oggi che occupano le scuole e gli atenei sono diversi da quelli del '68?
«Succede tutti gli anni, è una nostra costante che si ripete come il derby cittadino di football».

Non vede un grande movimento studentesco formarsi?
«Mah! Anche per le partite si dice "grande evento senza precedenti"».

Le manifestazioni di piazza indette in questi giorni dall'opposizione?
«Sono stato un mese fa in Argentina dove nel Museo Evita a Buenos Aires ci sono cinegiornali degli Anni 40 e dei primissimi 50 dove ci sono immense folle che fanno le fiaccolate e sembrano uguali ai cinegiornali russi fatti dai discepoli di Eisenstein. Molto epiche, molte bandiere, folla e fiaccolate. Voglio dire che se non fossimo a Buenos Aires potrebbe essere la Prospettiva Nevskij a San Pietroburgo. Sono tutte uguali le manifestazioni e ne ho viste tante soprattutto dall'inizio della televisione in poi».

L'ultimo capitolo sul libro si intitola «2008/Al Deposito».
«Sì. E' un deposito di luoghi comuni, ne leggiamo ogni giorno sui giornali. I luoghi comuni sono pigri. Style, stress, strip, stop, spin, slot, loft, soft...».

Come definirebbe questo suo nuovo libro?
«Un libretto da 5.50 euro per i tempi di crisi».

Ma anche di crisi ne ha vista tanta?
«Ho passato la guerra e i bombardamenti, altro che crisi!».

Come ci si deve comportare nella crisi?
«Io non sono un moralista né una guida spirituale. Durante i bombardamenti sotto le bombe, la gente dalle mie parti diceva Curagg, Curagg!».

2 - I DOLORI DELLA VITA BASSA
Edmondo Berselli per "la Repubblica"
Si immagini l´intima sofferenza di Alberto Arbasino nel vedere corrotto il titolo del suo ultimo libro, La vita bassa, che intende richiamare il gusto orrido delle mode più diffuse, che esibiscono «ombelichi, culoni e cicce», in un´antitesi totale di quando la vita era oltretutto dolce, non soltanto alta. Ieri, in un´intervista a Alain Elkann sulla Stampa, il titolo è diventato fin dalla prima riga "La Vita passa", conferendo un che di maiuscolo e di esistenziale alle fenomenologie di Arbasino.

Alain ElkannAlain Elkann

D´altronde, l´ultimo romanzo di Elkann si intitola L´equivoco, e si capisce che equivoco chiama equivoci. Per non dire che nell´infallibile rubrica "Alta Società" del Foglio, il «meraviglioso» libretto veniva ridenominato «La vita è bassa», con l´aggiunta di un categorico ma fuorviante verbo essere. Chissà il dispiacere, dopo che sulla vita bassa si è modellata una visione della nostra modernità: «E se "la vita bassa", per i prossimi Lévi-Strauss, diventasse un Segno antropologico tribale ed elettorale non solo giovanile, in un Musée de l´Homme con foto di addomi e posteriori aborigeni di fronte e profilo?...». Coraggio, caro Maestro: tutto passa o passerà. Certamente la vita. Anche la vita bassa. E ad avere pazienza passa anche il più basso e doloroso dei refusi

 
[03-11-2008]