ARCHEO - IN UN’INTERVISTA DEL 2016 A GAY.IT, MAHMOOD DAVA UNA RISPOSTA SIBILLINA SUL COMING OUT DEGLI ARTISTI: “APPREZZO MOLTO QUELLI CHE HANNO AVUTO IL CORAGGIO DI DICHIARARSI IN PUBBLICO, MA NON GIUDICO MINIMAMENTE CHI ANCORA NON HA AVUTO LA FORZA. PENSO OGNUNO DEBBA DICHIARARSI QUANDO MEGLIO CREDE” - “ESSENDO FIGLIO UNICO, HO PASSATO GRAN PARTE DELLA MIA ADOLESCENZA SOLO CON ME STESSO…”

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Alessio Poeta per https://www.gay.it del 2 agosto 2016

 

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E’ della vergine. Ha quasi ventiquattro anni, è italo egiziano ed è bello da far paura. Nonostante siano passati cinque mesi scarsi dalla sua partecipazione al fortunato Festival di Sanremo con il brano Dimentica, il promettente Alessandro Mahmoud, meglio conosciuto come Mahmood, continua a girare l’Italia in lungo e in largo con la sua musica. “Sanremo mi ha dato tanto, e da quel giorno sto lavorando affinché possa dare a tutti uno specchio preciso della mia musica”, mi racconta Mahmood e aggiunge: “Non credo di aver bruciato un’occasione, credo solo nella sincerità: se davanti a te hai un lavoro che non ti rappresenta, non vale la pena mostrarlo”.

 

E, fresco di una nuova storia d’amore, il cantante si racconta come (forse) non ha davvero fatto mai su futuro, sulla crisi discografica, su quei cantanti che hanno trovato il coraggio di dichiararsi e sulla triste situazione dei gay in Egitto.

 

Hai dichiarato:  “Credo che dopo tutto rimarrò sempre un principiante, nell’amore e nell’arte, perché in realtà non si vince mai davvero, non in quello che conta.” E in cosa pensi di poter vincere?

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Penso di poter vincere in ogni piccolo traguardo. Credo di aver scelto un mestiere in cui non ci si possa sentire mai appagati fino in fondo, perché il percorso di un musicista è una scala in continua evoluzione.

 

Sono passati cinque mesi dalla tua partecipazione al Festival di Sanremo. E ora?

Credo di esser stato l’unico giovane in gara a Sanremo, a non aver fatto uscire un album. Non credo di aver bruciato un’occasione, credo solo nella sincerità: se davanti a te hai un lavoro che non ti rappresenta al cento per cento, allora non vale la pena mostrarlo. Sanremo mi ha dato tanto, e da quel giorno sto lavorando affinché possa dare a tutti uno specchio preciso della mia musica. Fra non molto usciranno altri miei lavori e non vedo l’ora di farveli ascoltare.

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I dischi non si vendono più e cantanti avviati da anni chiedono una chance per rilanciarsi. Come vedi il tuo futuro, musicalmente parlando?

Sono consapevole dell’attuale situazione musicale italiana, ma non mi sconforto. Alla fine sono fatti più grandi di me che, per amor di battuta, reputo “matematica” a tutti gli effetti. E ti dirò:io, con la matematica, non ho un gran rapporto. Il massimo che riesco a controllare, sono le statistiche della mia pagina Facebook, ma quando faccio musica uso tutto fuorché la ragione.

 

Pensi che ci sia ancora spazio per i giovani?

Lo spazio per i giovani, in linea di massima, c’è. Bisogna solo sperare che venga dato sempre. Io credo che la gente abbia voglia di nuova musica.

 

In Dimentica, il brano portato all’ultimo Festival di Sanremo, canti: “ora, ora, ora, ora solo non sei”. Che rapporto hai con la solitudine?

Con la solitudine ho un rapporto solido e duraturo. Essendo figlio unico, ho passato gran parte della mia adolescenza solo con me stesso, trovando un giusto spazio col mondo che mi circondava. In realtà Dimentica l’ho scritta in circostanze lontane dalla solitudine;  ero in metropolitana, ma forse è proprio tra la folla che riusciamo a capire quanto a volte ci si possa sentire soli.

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La tua canzone sembra raccontare un amore tormentato. Sbaglio?

 (Ride, ndr) No, no, Dimentica parla di tutto, tranne che di una storia d’amore.

 

Oggi sei fidanzato?

Si, sono felicemente fidanzato da qualche mese.

 

Sul tuo Facebook personale hai scritto: “Io non ho amici”. Com’è possibile che un ragazzo di (quasi) ventiquattro anni non abbia amici?

Avevo scritto quel post nella  giornata mondiale dell’amicizia e volevo fare il burlone. Di amici ne ho fin troppi, credimi.

 

In una recente foto con Fabri Fibra scrivi: “Tutto arrosto e niente fumo”. Quindi?

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Ho incontrato Fabri Fibra diverse settimane fa. Lo stimo da tempi non sospetti e ti dirò: lo reputo un grande artista. Abbiamo parlato delle diverse realtà musicali che apprezziamo entrambi.

 

Sapevi che Valerio Scanu ha querelato Fabri Fibra per aver scritto, in una sua canzone, cose poco carine e a tinte omofobe?

Sì avevo già sentito in passato questa storia, ma conoscendo come i media “pompano” i fatti, in tutta sincerità, non ho dato molto peso al tutto.

 

Piuttosto, cosa pensi di tutti quei cantanti gay che non hanno il coraggio di dichiararsi?

Apprezzo molto gli artisti che hanno avuto il coraggio di dichiararsi in pubblico, ma non giudico minimamente chi ancora non ha avuto la forza. Penso ognuno debba dichiararsi quando meglio crede. Quando pensa che sia il momento più opportuno. Come tutti.

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Sei italo egiziano e, in Egitto, per i gay, ci sono ancora grossi problemi. Come vivi questa disparità?

A dire il vero qualsiasi disparità la vivo in maniera negativa e, in questo caso, ancor di più. Sono molto legato a quelle terre, pur non essendoci andato moltissime volte. Mi sento così impotente. Posso solo sperare che la situazione migliori, sia in Egitto che in tutti quei Paesi in cui vi è una disparità.

 

 

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