BRUNETTA: "BASTA CON IL CULTURAME DEI CINEASTI PARASSITI - CHI USUFRUISCE DEI FONDI È UNA PARTE DI ITALIA MOLTO "PLACIDA". QUESTA ITALIA È LEGGERMENTE SCHIFOSA" - E PLACIDO QUERELA BRUNETTA: "MI INGIURIA PERCHÈ NON HO MAI VOTATO BERLUSCONI" - VALSECCHI, PRODUTTORE CON MEDUSA DEL FILM: "PLACIDO SPUTA SUL PIATTO DOVE MANGIA" - TORNATORE TORNA A CASA SENZA PREMI
E ROSSELLA CANTA "MENO MALE CHE SILVIO C'È" -
1 - PLACIDO QUERELA BRUNETTA
Repubblica.it
Michele Placido ha deciso di querelare il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, che ieri da Gubbio aveva detto che al Lido c'è "un pezzo d'Italia molto rappresentata, molto 'placida', e quest'Italia è leggermente schifosa". "Sono indignato, anzi indignati siamo io e i miei familiari perché ha usato il mio nome", dice il regista presente in concorso alla Mostra con il film Il grande sogno.
Con una lettera aperta, Placido dice al ministro Brunetta: "Ha sbagliato persona per questo io la denuncio alla giustizia italiana. Questo signore che lei chiama Placido, leggermente schifoso, lavora per il comune di Roma Teatro Tor Bellamonaca gratis da cinque anni, teatro di periferia signor Brunetta e sempre gratis con le risorse di pochi ha creato un teatro in Calabria per bambini in un posto di sangue e di 'ndrangheta".
Placido prosegue: "Per quanto riguarda il regista di cinema, i miei ultimi tre film, a proposito di sovvenzioni non ne hanno avute e hanno incassato 14 milioni di euro più le vendite all'estero. Non voglio dilungarmi sulla mia lunga carriera come attore con premi internazionali e lavori con Monicelli, Rosi, Tornatore, Albertazzi, Strehler, Ronconi: fannulloni anche loro?
Molti film da me interpretati sono stati candidati all'Oscar, la serie La Piovra premiata e venduta nel mondo ha fatto incassare alla Rai miliardi di lire sul mercato estero. Non chiedo una percentuale, ma rispetto. Ho lavorato anche con Mediaset nel rispetto dell'azienda così come ho sempre lavorato lealmente con i funzionari dello spettacolo anche di questo governo. In Francia sarei un pezzo della cultura francese, qui invece sono un pezzo come ha detto lei leggermente schifoso. La denuncio per questo, ma forse vengo ingiuriato da lei, perchè ho dichiarato che non ho mai votato per il presidente Berlusconi?".
"Ho sempre cercato di servire lo Stato pensando che cinema e teatro hanno una funzione civile importante, forse è questa una colpa? - conclude Placido - Ho fatto anche l'elogio degli uomini di destra quando era il caso, vedere la storia di Ambrosoli nel film Un eroe borghese. Insomma anche io credo che in Italia bisogna lavorare e fare la propria parte con onestà, come lei. Ma lei la denuncio - prosegue Placido nella lettera aperta - perché offende il mio nome, la mia dignità e non distingue come non ha distinto 40 anni di lavoro, per questo ci vedremo in tribunale".
La lettera, per la quale Placido questa mattina si è consultato con il proprio legale, si conclude con un post scriptum. "Il mio prossimo film è prodotto dalla Fox e l'anno prossimo mi trasferisco con la famiglia in Francia per un contratto come regista già firmato con la Pathè cine, una delle maggiori società in Europa. Le voglio ricordare il titolo del film Miserere! e non è una battuta".
2 - BRUNETTA: "BASTA CON IL CULTURAME DEI CINEASTI PARASSITI - CHI USUFRUISCE DEI FONDI PER LO SPETTACOLO È UNA PARTE DI ITALIA MOLTO RAPPRESENTATA, MOLTO "PLACIDA". QUESTA ITALIA È LEGGERMENTE SCHIFOSA"
Roberto Mania per la Repubblica
Renato Brunetta scatenato. Contro tutti e pure con tutto il suo stile. Un ministro contro la «borghesia radical chic e autoreferenziale di merda», contro i sindacati finanziati dai soldi pubblici, contro il «culturame parassitario», contro le banche e i banchieri che votano a sinistra, contro «i cineasti parassiti».
E poi contro «il rapporto perverso tra l´associazione nazionale dei magistrati e il Consiglio superiore della magistratura». Insomma contro un´Italia «leggermente schifosa», un´»Italia sporca». Che - va da sé - è difesa dalla sinistra e dalla Cgil. Ma - parole sempre del ministro - a questa Italia, il governo sta facendo «un mazzo così». Come? «Gli abbiamo tolto l´acqua in cui nuotare, li stiamo facendo morire con il volto dolce della Carfagna e l´aria finta ingenua della Gelmini».
Brunetta parla a Gubbio alla scuola di formazione per i giovani del Popolo delle libertà. Ma non si mette in cattedra il ministro-professore, usa il linguaggio del popolo o della gente, di chi «si fa il culo dalla mattina alla sera». Populismo e demagogia. Va dritto alla pancia dei suoi "studenti". E prende gli applausi, tanti applausi.
Distingue tra buoni e cattivi, tra male e bene, tra rivoluzionari (lui in testa) e conservatori, tra operosi e fannulloni, tra maggioranza (buona) e minoranza (cattiva). Categorie semplici, nette, senza chiaroscuri. O di qua o di là, come nei sondaggi. Ce l´ha anche con L´Espresso che in un´inchiesta sostiene che la sua lotta all´assenteismo sia stata un flop: «Un attacco indecente», ribatte. Sciorina i suoi di dati statistici ai quali bisogna aggiungere - dice - «la percezione della gente». «Non a caso ho il consenso così alto».
I cattivi intanto. «C´è una parte di questo paese, il 20-30-40 per cento che non rischia nulla. È l´Italia della rendita, dei furbi, dei fannulloni, degli amici degli amici e delle corporazioni. Una seconda Italia, un popolo minoritario, certo, ma che ha la capacità di farsi sovrarappresentare come classe generale. Invece e l´Italia peggiore, opaca. È l´Italia sporca».
Ma poi, appunto, ci sono i buoni. Eccoli: «Governo e Pdl sono gli eversori, gli smontatori di un´Italia parassitaria. Dobbiamo essere i distruttori di questa Italia. Sono con noi tutti i buoni: gli operai, gli artigiani, gli impiegati, i liberi professionisti e poi i giovani e la buona Chiesa. Abbiamo il popolo dalla nostra parte. Ed è per questo che dal ‘94 vinciamo le elezioni, anche se qualche volta ce le scippano. Mica scema questa Italia maggioritaria: siamo imperfetti, ma siamo dalla parte giusta».
Ma poi Brunetta ricorda di essere veneziano, che in Laguna vorrebbe anche tornare a fare il sindaco. E che lì è in corso la Mostra del Cinema. E allora va giù duro. Perché lì ci sono i «cineasti parassiti». «Gente - argomenta agli studenti - che ha preso tanti soldi e ha incassato poco al botteghino. Gente che non ha mai lavorato per il bene del Paese, anzi non ha mai lavorato». Un po´ come i «parassiti dei teatri lirici, i finti orchestrali, i cantanti, tutti quelli che erano abituati che a pagare era Pantalone».
Non resta che agire sui fondi Fus, quelli per lo spettacolo. Brunetta chiede direttamente al ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, di farlo: «Ti dico, Sandro, di chiudere quel rubinetto, facciamolo al più presto. Ci sono orchestrali che mettono insieme orchestre che suonano poco per avere sussidi statali e poi si fanno il complessino loro. Andate a la-vo-ra-re. Questo è un pezzo di Italia molto rappresentato, molto "placida"».
Che è poi un riferimento molto voluto a Michele Placido che a Venezia ha presentato un film sul ‘68 contestato da alcuni settori della destra. Ci sono gli applausi per Brunetta, per quella che secondo l´ex ministro Giovanna Melandri (Pd) «è una furia iconoclasta e distruttiva che mortifica la cultura».
3 - LA DELUSIONE DELLA MEDUSA PER "BAARIA" DI TORNATORE
E CARLO ROSSELLA, SUL RED CARPET CANTA "MENO MALE CHE SILVIO C'È"
Laudia Morgoglione per Repubblica.it
Un Leone d'oro che parla di guerra, di ragazzi mandati allo sbaraglio, della violenza che ogni conflitto comporta: è "Lebanon", diretto dall'israeliano esordiente Samuel Maoz, il trionfatore della Mostra 2009. Una scelta forte e in un certo senso militante, da parte della giuria presieduta da Ang Lee. In un'edizione in cui due film italiani - "La doppia ora" di Giuseppe Capotondi, "Il grande sogno" di Michele Placido - vedono premiate le rispettive attrici protagoniste. Ma Medusa, la società che distribuisce entrambe le pellicole, deve incassare anche la delusione per il mancato premio a "Baaria" di Giuseppe Tornatore, su cui aveva puntato molto. E che, invece, resta a bocca asciutta.
I premi maggiori. Il Leone d'argento va al visionario e "politico" affresco dell'Iran anni Cinquanta di "Women without men" della regista Shirin Neshat, che anche stasera sfoggia la sciarpa verde della protesta anti-regime. Il Gran premio della giuria finisce invece a quello che è stata forse la pellicola più applaudita del festival: la deliziosa commedia culinaria "Soul kitchen" di Fatih Akin. L'Osella per la sceneggiatura la vince "Life during wartime" di Todd Solondz; quella per il miglior contributo tecnico un'altra opera che ha ottenuto un fiume di applausi, "Mr. Nobody" di Jaco Van Dormael.
I premi agli attori. A essere insignita della Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile è la russa Ksenia Rappoport, ormai italiana d'adozione, per "La doppia ora". Una prova, la sua, non memorabile, per molti dei cronisti che hanno seguito la Mostra; premiata, forse, per il desiderio di inserire nel palmares una pellicola che ai giurati è piaciuta. O forse per dare un contentino a Medusa, presente in forze nel concorso con tre delle quattro opere made in Italy.
E sempre a un'attrice di un film distribuito dalla società berlusconiana, la Jasmine Trinca del "Grande sogno", va il premio Mastroianni per la migliore promessa del cinema (anche se lei, malgrado l'età giovane, di film ne ha già fatti tanti). Scontata, e meritatissima, è invece la Coppa Volpi per il migliore attore che va al bravissimo Colin Firth, romantico professore gay in "A single man" di Tom Ford.
I grandi esclusi. Oltre a "Baaria", restano senza riconoscimenti altri film che - o per il consenso del pubblico, o per i dibattiti che hanno suscitato - potevano aspirare a un posto al sole. Ad esempio "Capitalism: a love story" di Michael Moore e "Lourdes" di Jessica Hausner.
Gli altri premi. Il filippino"Engkwentro" di Pepe Diokno trionfa nella sezione Orizzonti. Aggiudicandosi anche il premio De Laurentiis per la migliore opera prima. Per Orizzonti Doc vince "1428" di Haibin Du, documentario sul grande terremoto del Sichuan che si è verificato alle 14.28 del 12 maggio 2008. Menzione speciale a "Aadmi Ki Aurat Aur Anya Kahaniya" dell'indiano Amit Dutta. Infine, nell'ambito di "Controcampo italiano", prevale la commedia brillante "Cosmonauta" di Susanna Nicchiarelli.
La cerimonia. I premi sono stati assegnati nel corso della serata di gala che si è svolta nel Palazzo del cinema del Lido, a partire dalle ore 19, con Maria Grazia Cucinotta (in nero luccicantissimo) nel ruolo di madrina. Tra i protagonisti anche Sylvester Stallone, presente per ritirare il premio che la Biennale gli ha assegnato. E tra le chicche del red carpet c'è da segnalare il presidente di Medusa, Carlo Rossella, che intona lo slogan "meno male che Silvio c'è...". Tanto per non far dimenticare il contesto tutto italiano in cui la Mostra si è svolta.
4 - L'ACCUSA VALSECCHI, PRODUTTORE CON MEDUSA DI "IL GRANDE SOGNO": "PLACIDO CONTRO BERLUSCONI? SPUTA SUL PIATTO DOVE MANGIA"
Valerio Cappelli per il Corriere della Sera
«Io mi dissocio completamente da quello che ha detto Michele Placido alla conferenza stampa». Pietro Val¬secchi è il produttore con la ber¬lusconiana Medusa di Il grande sogno , il film sul '68 di Michele Placido. La conferenza al Festi¬val si era arroventata dopo che una giornalista spagnola aveva rimproverato a Placido di aver sparato a zero contro Berlusco¬ni, essendosi però fatto finan¬ziare il film dalla società del premier, con 8 dei 10 milioni del budget. Gli altri 2 li ha mes¬si appunto Valsecchi, nato 56 anni fa a Crema, produttore da 20, cinquanta film tra cinema e tv alle spalle.
«Quella giornalista è stata provocatoria, però è vero, non si può sputare sul piatto in cui si mangia. E poi c'è un'altra co¬sa... ». Dica. «Michele Placido ha dedicato il film a Dino Bof¬fo, l'ex direttore di Avvenire.
Ma cosa c'entra Boffo, che vie¬ne da una realtà cattolica, col movimento che ha generato il '68?». Placido è irruento... «Lo conosco bene, avevamo già liti¬gato molto sul set, parliamo di un regista di talento. Non sape¬vo nulla prima della sua sortita e mi è dispiaciuto moltissimo. Ho cercato di reagire, non ci so¬no riuscito. Medusa poi è qui a Venezia con Baarìa di Tornato¬re che ha come protagonista un comunista e con il nostro film sul '68. Più liberi di così... Il gruppo ha sempre dato soldi al cinema senza imbavagliare nes¬suno ».
Non stiamo parlando di bene¬ficenza. «A parte il fatto che Ber¬lusconi, nel bene e nel male, ha altro a cui pensare, io collaboro da 15 anni con suo figlio, Piersil¬vio. E continuo a essere indipen¬dente nelle mie scelte. Michele ha fatto una sparata gratuita, co¬sì come Carlo Rossella, il pro¬duttore di Medusa». Ha sentito i fischi per il conflitto d'interes¬si dopo la recensione entusiasta del film che ha fatto Rossella «in diretta»? «Poteva evitarla quella cosa lì, s'è fatto prendere la mano, ha mancato di stile. Per fortuna c'è stato l'interven¬to dell'amministratore delegato Giampaolo Letta che ha riporta¬to il discorso su cose concrete». Ma a lei il film è piaciuto? «Ha un'energia importante per i giovani di oggi, privi di sogni e di valori. E poi c'è una grande storia d'amore. Certo io avrei ta¬gliato la scena dei braccianti di Avola, l'ho sempre detto a Mi¬chele che era gratuita. Per fortu¬na dura tre minuti».
Ha letto Luca Barbareschi su Il Giornale ? Dice che è un film che sembra già visto. «Ah sì? Io non l'avevo visto. Comunque a me Barbareschi ha detto che è un progetto importante».
Placido e l'ex leader del '68 Mario Capanna hanno afferma¬to che Pasolini aveva torto a di¬fendere i poliziotti e attaccare gli studenti figli di papà. «Qui sono d'accordo con loro, la rivo¬luzione la fanno i borghesi e i sottoproletari che non hanno nulla da perdere».
Valsecchi, ma lei ha fatto il '68? «Sì». Non sarà un pentito anche lei? «No, anzi non sopporto i ses¬santottini pentiti. Mi sem¬brano quelli che vogliono restare giovani in eter¬no » .
Potrebbero dire che an¬che lei col Grande sogno ha preso i soldi da Berlu¬sconi... «Eh no, io ho crea¬to una società, che è diver¬so. La mia Taodue si è fu¬sa in una nuova società, la Med 2, il cui capitale è per il 75 per cento di Me¬diaset e per il 25 mio e di Camilla Nesbitt. Una joint venture con cui stiamo re¬alizzando film in Italia e anche in America».
Valsecchi finanziò il debutto di Placido regista con Pumma¬rò , poi l'ha seguito nel suo per¬corso. Conterà fino a 10 prima di tornare suo produttore? «Fi¬no a 100».







