LA CANNES DEI GIUSTI - ASPETTANDO GODARD, IL CINEMA FRANCESE FA SCENDERE IN CAMPO ‘PLAIRE, AIMER ET COURIR VITE’ DI CHRISTOPHE HONORÉ, MELODRAMMONE SULLA VITA AI TEMPI DELL’AIDS NELLA FRANCIA DEL 1993. UNA DAMA DALLE CAMELIE IN SALSA GAY ANNI ’90 PIENA DI COLPI BASSI, MUSICA LIRICA COMPRESA. ABBIAMO VISTO GIÀ TUTTO, CI SPIACE, E ALLA FINE QUESTI PERSONAGGI NON HANNO NEPPURE GRANCHÉ DEGLI ANNI ’90

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Marco Giusti per Dagospia

 

Cannes quarto giorno. Preparandoci a Godard, il cinema francese fa scendere in campo, nel concorso maggiore, quello che era segnalato come il film scandalo di Cannes, Plaire, Aimer Et Courir Vite, scritto e diretto da Christophe Honoré, melodrammone con punte ironiche sulla vita e gli amori ai tempi dell’Aids nella Francia del 1993. Di scandalo mi sembra che ce ne sia poco, il tema, inoltre era già stato trattato, e benissimo, con la stessa dosatura di lacrime e ironia, da 120 battiti di Ruben Campillo un anno fa.

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Anche se a molti critici non solo francesi è piaciuto, mi sembra che sia un esasperato e non particolarmente riuscito esercizio di rilettura della cultura francese più o meno gay anni ’90. C’è di tutto, citazioni di Koltes, l’Ernesto di Umberto Saba, un protagonista, scrittore, che si chiama, non a caso, Jacques Tondelli, l’Orlando teatrale con Isabelle Huppert di Robert Wilson, Boy Meets Girl di Léos Carax, Querelle di Fassbinder, i Massive Attack. Ma si tocca il punto più basso quando uno dei protagonisti va in visita alla tomba di François Truffaut. Parliamo tanto del cinema italiano, ma anche quello francese da festival non scherza.

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Inoltre questa esibizione di titoli e nomi, è davvero pesante e inutile, anche se viene da Rennes e sei un po’ provinciale. Nella storia, il protagonista, appunto lo scrittore Jacques Tondelli, interpretato da un poco espressivo Pierre Deladonchamps, sieropositivo e con voglie di suicidio, gay ma con figlio, Loulou, avuto da un’amica, arriva da Parigi a Rennes, in Bretagna, dove incontra un ragazzotto, Arthur, Vincent Lacoste. E nasce l’amore.

 

Anche se Arthur ha pure una fidanzata che gli ronza attorno, Nadine, Adéle Wismes, che non si è resa bene conto delle preferenze sessuali del ragazzo. Quando Jacques ritorna a Parigi le cose si complicano. Il suo ex, Marco, muore di Aids, e lui stesso inizia a non star bene. Si dovrà ricoverare. E Arthur lo va a trovare. Nasce un piccolo menage affettuoso a tre tra Jacques, Arthur e il vicino un po’ sfigato, Mathieu, interpretato da Denis Podalydès che è forse il miglior attore del gruppo, che ha una passione per i neri statuari.

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Per sottolineare questa Dama dalle camelie in salsa gay anni ’90, Honoré non si limita nei colpi bassi, musica lirica compresa. Abbiamo visto già tutto, ci spiace, e alla fine questi personaggi non hanno neppure granché degli anni ’90.  

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