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CHE MAGO 'STO SARAMAGO – NEL SUO ULTIMO LIBRO IL NOBEL SI SFOGA: DEFINISCE BERLUSCONI UN “DELINQUENTE” E L’ITALIA “TERRA DI MAFIA E DI CAMORRA” – L’EINAUDI NON Può FARSI QUERELARE DAL PROPRIO EDITORE e SFANCULA IL TESTO IRRITATa…

Mario Baudino per "La Stampa"

Visto che sono pubblicato in Italia da Einaudi, di proprietà di Berlusconi, gli avrò fatto guadagnare qualche soldo», scrive Saramago nel suo ultimo libro, già uscito in Portogallo e Spagna con titolo Il quaderno. Ebbene no, la previsione dell'ottantaseienne Nobel per la letteratura questa volta è sbagliata. Einaudi non guadagnerà né perderà una lira, perché non pubblicherà. Rifiutato.

jose saramagojose saramago

Non c'è stato nemmeno un tentativo di «censura», non sono state esercitate pressioni, non si è neppure discusso se cambiare questa o quella pagina. Semplicemente, spiegano dalla casa editrice, sarebbe stato imbarazzante dover magari rispondere in tribunale di frasi come «nella terra della mafia e della camorra che importanza può avere il fatto provato che il primo ministro sia un delinquente?».

Per quanto riguarda i soldi, poi, lo scrittore ipotizza sarcasticamente che quelli eventualmente guadagnati col quaderno sarebbero potuti servire al premier «per pagarsi i sigari, supponendo che la corruzione non sia il suo unico vizio». Il libro nasce dal suo blog (di cui esiste anche una traduzione autorizzata in italiano), che su questi temi spara da tempo a palle incatenate.

POSTER SARAMAGOPOSTER SARAMAGO

In un brano paragona Berlusconi a Catilina, facendo riecheggiare l'usque tandem di ciceroniana memoria, in un altro prende partito per Di Pietro e la sua Idv, riallacciandosi a un'intervista sul País di Paolo Flores d'Arcais e Andrea Camilleri: «Il piccolo partito di Antonio Di Pietro, l'ex magistrato di Mani Pulite, può diventare il revulsivo di cui l'Italia ha bisogno per giungere a una catarsi collettiva che risvegli il civico agire nella parte migliore della società italiana. È l'ora».

Saramago usa la sciabola, e non solo per quanto riguarda l'Italia. È di pochi giorni fa il piccolo giallo di un indignato articolo sull'influenza suina ripreso col copia e incolla dal Guardian e finito - a sua firma - anche su Repubblica. Sul blog si è poi scusato, ammettendo il pasticcio. Ma quella era «swine flu», ottimo argomento per dissertazioni un po' campate in aria e senza conseguenze.

La pagina su Berlusconi, come ci ricorda il suo agente letterario, Jordi Roca, poteva rappresentare un problema molto più serio. «L'ho fatto notare agli editori interessati - spiega dal suo ufficio di Francoforte -. Perché noi non abbiamo le competenze per valutarne l'impatto legale in Italia. Il libro sarà pubblicato un po' dovunque, dalla Germania all'Inghilterra, ma all'estero la situazione è ovviamente diversa».

Lo scrittore al momento non commenta. «È un po' deluso - dice ancora il suo agente - e si chiede se sia veramente questa la ragione del rifiuto. Può darsi che semplicemente il libro all'Einaudi non sia piaciuto. Gli piacerebbe se ne discutesse».

GIACOMO MARRAMAO - FILOSOFO - PRO SARAMAGOGIACOMO MARRAMAO - FILOSOFO - PRO SARAMAGO

Non si parla però di rottura con la casa editrice: «Dobbiamo vedere. Il nuovo romanzo non è ancora pronto: prima deve uscire in Portogallo; poi decideremo. Però è stato molto contento che altri editori italiani abbiano manifestato tanto interesse». L'Einaudi si affida a un comunicato. «Si tratta di una questione che abbiamo affrontato direttamente con José Saramago, all'insegna della grande amicizia e stima che c'è da molti anni fra la casa editrice e uno dei suoi autori più rappresentativi», precisa.

Spiega poi d'aver deciso «di non pubblicare O caderno perché, fra molte altre cose, in esso si dice che Berlusconi è un "delinquente". Si tratti di lui o di qualsiasi altro esponente politico, di qualsiasi parte o partito, l'Einaudi si ritiene libera nella critica ma rifiuta di far sua un'accusa che qualsiasi giudizio condannerebbe».

Si assisterebbe a un processo davvero paradossale: e lo Struzzo non nasconde «il non trascurabile dettaglio che l'Einaudi è di proprietà di Berlusconi. Sarebbe allora grottesco che la casa editrice si facesse convocare in giudizio per diffamazione dalla sua proprietà con la certezza di venire condannata. Non lo si pretende da nessuna azienda, da nessun quotidiano, da nessun periodico, indipendentemente dalle parti politiche in gioco. Lo si chiede di tanto in tanto all'Einaudi. Ne prendiamo atto».

Sembra di leggere un filo di irritazione. Soprattutto in quel «di tanto in tanto», che potrebbe riferirsi a un episodio analogo, e recente. In febbraio è uscito infatti per Guanda Il corpo del capo, breve saggio di Marco Belpoliti con alcune storiche fotografie di Silvio Berlusconi, teso a indagare l'estrema attenzione che il nostro premier riserva alle proprie immagini, controllandole con una regia pignola.

SILVIO berlusconiSILVIO berlusconi

L'autore, che è un autorevole consulente Einaudi, ammise di aver cambiato sigla editoriale perché in via Biancamano gli avevano chiesto di vedere il libro finito prima di firmare il contratto, cosa per lui non abituale, dati i rapporti con la casa editrice. Ragion per cui aveva guardato altrove, cercando un consenso «entusiasta» e trovandolo in Luigi Brioschi, all'interno del gruppo Gems. Anche allora Ernesto Franco, direttore dell'Einaudi, si era un po' irritato.

«Belpoliti, libero e prolifico, è libero di pubblicare dove vuole», aveva replicato concisamente. Lo stesso vale per Saramago. Il suo Quaderno uscirà per Bollati Boringhieri, a fine anno, dove il comitato scientifico, che in questo periodo svolge funzione di direzione editoriale, non si è fatto problemi.

ERNESTO FRANCO DIRETTORE EDITORIALE EINAUDIERNESTO FRANCO DIRETTORE EDITORIALE EINAUDI

«Saramago è un autore che esercita una critica esplicita e radicale - ci dice il filosofo Giacomo Marramao, che si è occupato del libro -. È una delle grandi voci eretiche del nostro tempo. La si può condividere o meno, ma è impossibile mettere in discussione il coraggio della parola. E poi nel Quaderno non parla solo di Berlusconi. Il suo è un discorso molto più ampio, dedicato al nostro presente, non un pamphlet politico».

Sta preparandosi la difesa per un eventuale tribunale? «Guardi che Saramago ha spesso destato forti polemiche. Pensi a quella sulla religione, quando scrisse il Vangelo secondo Gesù. La sua è un'invettiva, certo. Un'alta invettiva. Dobbiamo riabituarci all'invettiva». A differenza dell'Einaudi, la Bollati Boringhieri non teme querele? «Ma che querele. Le parole sono lì per essere contestate. Ma non rinchiudiamoci nello spazio giudiziario. Come dice il mio amico Beniamino Placido, si querela solo chi ti accusa di aver sgozzato un vecchietto a Torino nel giorno e nell'ora esatti in cui ti trovavi in Australia».

 

 

 
[29-05-2009]