IL CINEMA DEI GIUSTI - DECISAMENTE PIÙ DRAMMATICO E COMPLESSO DI QUANTO POTESSE SEMBRARE DALLA PRIMA PARTE PIÙ FESTOSA, ‘NON È UN PAESE PER GIOVANI’ DI GIOVANNI VERONESI RACCONTA I RAGAZZI ITALIANI CHE SCAPPANO ALL’ESTERO A CERCARE, PIÙ CHE FORTUNA, UN FUTURO - UN FILM SENTITO E CON PERSONAGGI BEN COSTRUITI E CREDIBILI

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Marco Giusti per Dagospia

 

Non è un paese per giovani di Giovanni Veronesi

 

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Qual è il futuro che attende i nostri ragazzi in Italia? Lo sappiamo tutti, no? Come sappiamo benissimo che da anni, senza far gran rumore, i nostri giovani, bravi e meno bravi, se ne stanno andando all’estero. E tanti, tantissimi, scappano anche da Roma. Il nuovo film di Giovanni Veronesi, Non è un paese per giovani, che ha scritto assieme a Ilaria Macchia e Andrea Paolo Massara, prodotto da Arturo Paglia e Isabella Cocuzza, è dedicato appunto ai tanti, sembra centomila ogni anno, che decidono di andarsene a cercare fortuna altrove.

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Se nel suo precedente e fortunato Che ne sarà di noi?, ormai del 2004, i giovani protagonisti in vacanza dopo la maturità avevano solo una vaga paura del futuro, stavolta i tre ragazzi messi in scena da Veronesi sono perfettamente coscienti non tanto di un certo malessere esistenziale sul futuro, quanto di un opprimente presente che rende davvero difficile se non impossibile restare in Italia. A far cosa, poi, i camerieri?

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Veronesi costruisce il suo racconto partendo proprio dalle tante testimonianze di giovani che ha raccolto nel tempo nel suo fortunato programma radiofonico di Radio 2, dallo stesso titolo del film. In ogni puntata un ragazzo raccontava come e perché se ne era andato. I due ragazzi del film, Sandro e Luciano, interpretati dal Filippo Scicchitano di Scialla e dal Giovanni Anzaldo di Il capitale umano, che da Roma atterrano a Cuba, non hanno motivazioni tanto diverse da quelli che sono partiti sul serio. “Se devo fare il cameriere in Italia…”, si dicono.

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L’idea è quella di aprire a Cuba un locale sul mare con wi-fi, perché ancora a Cuba non si prende Internet ovunque. E proprio a Cuba incontrano una terza ragazza, Nora, interpretata dalla Sara Serraiocco di La ragazza del mondo e Salvo, sconvolta dalla morte del suo ragazzo e un po’ perduta. I tre si incontrano, si lasciano, si riprendono, mentre cercano di dare un senso alla loro fuga. Quello che più interessa a Veronesi è costruire le singole storie dei ragazzi, e le loro dinamiche di amicizia, una volta che si trovano a affrontare direttamente la realtà e una volta che la realtà mette a dura prova i loro sogni.

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Sandro, ad esempio, figlio di un giornalaio pugliese, Sergio Rubini, che ormai non riesce più a vendere i giornali per la crisi dell’editoria, vorrebbe diventare scrittore. Luciano, taciturno e più strano, si ritrova casualmente una carica aggressiva che sfocia nelle gare clandestine di boxe. Decisamente più drammatico e complesso di quanto potesse sembrare dalla prima parte più festosa, Non è un paese per giovani è un film sentito e con personaggi ben costruiti e credibili che affronta un tema importante e finora mai affrontati dal nostro cinema, che vede il mondo giovanile o coi toni della commedia mocciana o, al massimo, sotto-mucciniana.

 

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I ragazzi di Veronesi, soprattutto Luciano e Nora, rischiano in quel di Cuba di rimanere inghiottiti dall’impatto con la realtà proprio perché la realtà non è una commedia italiana. Anche se i due padri di Sandro, quello vero, Sergio Rubini, e quello trovato in loco, Nino Frassica, un padre adottivo, sembrano un po’ provenire dal mondo della nostra commedia, ci sembra chiaro che Veronesi ci dica che non c’è più niente da ridere nel nostro paese, che non è più tempo di commedia e che il futuro ognuno lo deve affrontare come può con le proprie forze.

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Magari unendole. Magari perdendo per sempre. Ma dovunque siano, a Cuba, dove “gli italiani vengono con la scusa di vedere gli ultimi comunisti mentre vogliono solo scopare” o altrove nel mondo, i ragazzi italiani devono sapere che il nostro, quello che si trascinano dietro, non è più un paese per giovani perché si è persa ormai anche la freschezza della giovinezza, l’illusione del sogno. E rimane solo la realtà. Ben costruito nella prima parte e sofferente, nella seconda, di troppe trame che ci allontanano un po’ dal racconto principale, Non è un paese per giovani è un buon ritorno di Veronesi a temi seri e importanti che sa trattare con grazia e intelligenza. In sala dal 23 marzo. 

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