IL CINEMA DEI GIUSTI - CON “LA RAGAZZA NELLA NEBBIA” RITORNA IL GIALLO ALL'ITALIANA, OPERA PRIMA DIELLO SCRITTORE DONATO CARRISI  CON TONI SERVILLO - UN PAESINO SCONOSCIUTO D’ALTA MONTAGNA, UNA RAGAZZA DAI CAPELLI ROSSI, UN ORCO DA CERCARE, UN PRESUNTO ASSASSINO - TRAILER

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Marco Giusti per Dagospia

 

LA RAGAZZA NELLA NEBBIA LA RAGAZZA NELLA NEBBIA

Un paesino sconosciuto d’alta montagna. Una ragazza dai capelli rossi perduta nella nebbia. Un orco da cercare. Un ispettore troppo bravo alle sue costole. Un presunto assassino, l’ambiguo professore. La nebbia come da titolo. E una schiera di mostri della tv che giocano a far la differenza. La ragazza nella nebbia di Donato Carrisi, celebre giallo italiano del 2015, diventa film, diretto, stavolta, dallo stesso scrittore al suo esordio nella regia.

 

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Lo fa con una bella produzione, Maurizio Totti e Alessandro Usai, le musiche innovative di Vito Lo Re, vecchio amico dello scrittore, un cast d’alta classe, addirittura Toni Servillo nei panni dell’infallibile ispettore Vogel, Alessio Boni in quelli del sospettato, il barbuto professor Martini, Galatea Ranzi come la diva della tv degli scoop sui casi criminali, ma ci sono anche Michela Cescon, Lorenzo Richelmy, Antonio Gerardi e la rediviva Greta Scacchi. Senza scordare lo piscanalista misterioso che ascolta il racconto di Vogel, cioè il grande Jean Reno, che per l’occasione parla italiano e colleziona pesci tutti uguali.

 

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Cosa potremmo volere di più? Inoltre Donato Carrisi non è un novellino nel cinema, visto che ha scritto parecchie serie per la tv, da Squadra Antimafia a Moana. Cerca però, come può, una scrittura originale, lontana da quella seriale della fiction Rai/Mediaset e da quella del giallo classico con punte gore alla Jo Nesbo. Grazie, soprattutto, alla recitazione di Toni Servillo e di Galatea Ranzi, punta da una parte al grottesco d’autore, e, grazie alla commistione continua con i vari “Chi l’ha visto?” e “Porta a porta”, punta invece da un’altra parte a una sorta di cosciente messa in scena, più ironica che  parodistica, del racconto della cronaca criminale della tv nel quotidiano.

 

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Il lato più interessante è così la ricostruzione, il reboot, del giallo all’italiana, ha pure l’apporto di Roy Bava alla regia, che rinnova attraverso la scrittura e attraverso la rivitalizzazione della tv. Al punto che i suoi protagonisti, un po’ come nel parodistico di Maccio Capatonda Omicidio all’italiana, giocano da subito sui media, sfruttandoli o per le indagini o proprio per proprio conto.

 

Anche in questo caso il fatto criminale reso celebre dai media, qui siamo in una sorta di caso Yara-Bossetti, rivitalizza un paesino addormentato, e le figure che dominano il gioco sono l’ispettore e la regina della cronaca nera. Carrisi civetta magari anche con le atmosfere di gialli più complessi della tv, penso a True Detectives, grazie anche a una certa cura nelle immagini, la fotografia è di Federico Masiero, e nelle scelte musicali, e la sua storia non è mai banale.

 

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Scivolando nel grottesco, a tratti, qualche attore esagera, ma i fan del romanzo non resteranno delusi. E le scene di confronto fra Reno e Servillo non lasceranno delusi nemmeno i fan di Servillo, anche se non domina tutto il film come avremmo voluto in un vero Servillo movie, un genere a parte, visto che è un giallo corale e non da protagonista assoluto. Ricordando che si tratta di un’opera prima, perdoniamo a Carrisi qualche sbavatura, qualche lentezza e qualche passaggio non chiarissimo. Ma benvenuto o bentornato al giallo all’italiana! In sala da giovedì.   

 

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