IN DIFESA DI MARCELLO FOA - GIULI: ''È STATO PUGNALATO DAI COLLEGHI DEL 'GIORNALE' E PURE DALLA FINANZA FRANCESE, QUEL BOLLORÉ CHE HA MESSO GLI OCCHI SUI MEDIA ITALIANI'' - MAGNASCHI: ''LO HANNO CHIAMATO BUFALARO, LUI CHE È UN GRAN PROFESSIONISTA. GLI DICONO CHE È AL SOLDO DI PUTIN PER ESSERE INTERVENUTO SULLA TV RUSSA. UN MECCANISMO DIFFAMATORIO DELLA CASTA GIORNALISTICA, LA RAI È IRRIFORMABILE. L'UNICO MODO SAREBBE…'' 

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1. FOA PUGNALATO DAI COLLEGHI E DALLA SUA AMATA FRANCIA

Alessandro Giuli per ''Libero Quotidiano''

 

Marcello Foa Marcello Foa

C' è qualcosa di grottesco e brutale nel trattamento inflitto da ex amici e nuovi nemici a Marcello Foa, presidente in pectore del consiglio d' amministrazione Rai sul quale - dopo la sfiducia della commissione parlamentare di Vigilanza - incombe l' ordalia di mercoledì, quando il cda dovrà riesaminare il suo caso. L' aspetto ridicolo della vicenda sta nel fatto che un giornalista di specchiata scuola montanelliana e dal valore internazionale, nonché manager italiano in Svizzera (Gruppo Corriere del Ticino) con entrature forti nell' élite transalpina che vive e lavora in Italia (i suoi figli studiano o hanno studiato nelle migliori scuole francesi di Milano), oggi debba ancora subire il "fuoco amico" del proprio Giornale, in omaggio a un malinteso senso di rispetto verso Forza Italia.

 

alessandro giuli alessandro giuli

Come noto, infatti, Foa è un nome suggerito all' azionista di maggioranza da Matteo Salvini senza consultare preventivamente Silvio Berlusconi, il cui assenso è determinante in Vigilanza per raggiungere il quorum dei due terzi.

 

LA REAZIONE DEL CAV

Si sa che il Cavaliere l' ha presa male, ne ha fatto una questione di metodo e non di merito (parole sue). Dopodiché, giunte le tardive spiegazioni del leader leghista, ha oscillato tra il via libera e una neutralità passiva sulla quale si è innestata la contrarietà maggioritaria dei dirigenti forzisti. Nulla d' illegittimo o di particolarmente inedito: la politica è fatta anche di gesti simbolici o di rigidità tattiche e temporanee.

 

Stupisce invece che in questa circostanza, malgrado il benevolo imbarazzo del direttore Alessandro Sallusti - che di Foa è un estimatore e che ha ricevuto una selva di commenti e di lettere infuocate da parte di lettori solidali con il giornalista vittimizzato -, sia mancata proprio la solidarietà dei colleghi. E volutamente non ho scritto "ex colleghi" perché ancora oggi Foa è un blogger del Giornale.it.

 

Dai colleghi ci guardi il dio, dunque, Mercurio alato che presiede alle frasi ben costrutte di cui Foa è ottimo frequentatore. Ma dai nemici chi proteggerà Marcello? E soprattutto, chi sono davvero i suoi nemici? Della pubblica accusa fanno parte in larga misura gli odiatori di Salvini che, da sinistra a destra, temono la sua ascesa e indicano in Foa un sovranista dalle venature radicali, se non addirittura un propalatore di bufale per aver egli rilanciato una vecchia indiscrezione su presunte inclinazioni sataniste della cerchia clintoniana. Da ciò, questi rumorosi antipatizzanti traggono ragioni per bandirlo a forza da un "ruolo di garanzia" di cui non sarebbe all' altezza.

Marcello Foa Marcello Foa

 

Evidentemente non è più soltanto una questione di metodo ma pure di merito: singolare posizione, questa, sostenuta con toni allarmistici da chi per anni ha convalidato l' occupazione militare e sistematica d' ogni luogo di potere da parte berlusconiana o renziana, in nome di uno spoils system al quale tutti avremmo dovuto abituarci. Adesso che la ruota della Fortuna s' è fermata sulla casella del populismo, l' unità di misura è improvvisamente cambiata?

 

Senza contare, aggiungiamo, che alla vigilia dell' insediamento non esiste in natura alcuna figura al contempo autorevole e di garanzia. Vale per i presidenti Rai così come per quelli delle Camere e su su fino al Quirinale: è l' ingresso nel ruolo istituzionale a determinare lo stile di una precisa azione bipartisan. Le prime parole di Foa, al riguardo, potevano soltanto far ben sperare.

 

GLI ALTRI NEMICI

SALLUSTI SALLUSTI

Esistono poi altri nemici meno visibili ma non sempre occulti: il così detto Partito francese annidato anche in Italia e che Foa sa riconoscere, avendo le sue entrature nella Milano prescelta da quella finanza italiana di nome ma transalpina di fatto (da Unicredit a Generali) legata a doppio filo con l' Eliseo e con le sue centrali dell' informazione riconducibili a Jacques Attali, l' oligarca inventore di Emmanuel Macron.

 

Gli appetiti francesi verso i media italiani sono già testimoniati dal fragoroso e ancora irrisolto conflitto fra gli ex amici Vincent Bolloré e Silvio Berlusconi per il controllo di Mediaset.

 

JACQUES ATTALI EMMANUEL MACRON JACQUES ATTALI EMMANUEL MACRON

Chi conosce i «luoghi della decisione» parigini e milanesi e romani, in queste ore non fatica a rintracciare analogie eloquenti nella tortuosa condizione in cui si trovano la Rai e il suo presidente indicato Foa, persona mite e professionista di qualità circondato da interessi nazionali superiori e confliggenti. Come andrà a finire? Protetti dall' anonimato, alcuni dirigenti di Forza Italia si stanno impegnando per un incontro pacificatorio tra Salvini e Berlusconi, presente Giorgia Meloni, cui dovrebbe seguire un ripensamento favorevole sul nome di Foa. Auguri disillusi ma di cuore.

 

 

2. CHI È DAVVERO MARCELLO FOA. L’ARTICOLO DI PIERLUIGI MAGNASCHI

Da www.michelearnese.it, che ripubblica l'editoriale del direttore apparso su ''Italia Oggi''

 

 

Da qualche tempo sono interessato a sminare le fake news. Non quelle, grossolane (e anch'esse pericolose, ma neutralizzabili con opportune denunce), che diffondono gli screanzati del web che un tempo avevano a disposizione un paio di interlocutori alticci, a notte fonda, al bar e che adesso invece, disponendo di una tastiera, comunicano, potenzialmente e a costo zero, con il mondo intero. Le fake news che ho messo nel mio mirino sono quelle di sistema.

 

Prodotte magari dai governi e diffuse acriticamente da fonti giornalistiche ritenute autorevoli che avrebbero l'obbligo di verificarle. Fake news che arrivano contemporaneamente, via tv, nei salotti di tutti e che quindi inducono all'automatismo fideista, basato sul convincimento che «se tutti dicono la stessa cosa» vuol dire che essa è vera. Ieri ad esempio tutti i tg hanno detto che su una nave alla deriva nel Mediterraneo c'erano dei migranti senz'acqua da cinque giorni a 38 gradi.

vincent bollore vincent bollore

 

In quelle condizioni sarebbero morti da almeno tre giorni. Il cortocircuito nelle redazioni però è: «Se non diciamo quello che circola, facciamo la figura dei censori. E quindi anche noi, a che quando lo sappiamo, diffondiamo la notizia falsa. Meglio dire la falsità che dare l'impressione di aver preso un buco». Chissene, è la loro conclusione.

 

Un'operazione di questo genere si è verificata in occasione della designazione a candidato a presidente della Rai di Marcello Foa, un giornalista di straordinario valore internazionale che, in uno sbarramento omogeneo e congiunto, è stato letteralmente raso al suolo, sostituendo al Foa che tutti i suoi colleghi giornalisti dovrebbero conoscere un Foa che non esiste: senza alcuna esperienza professionale, che fa errori ortografici (per aver messo una «h» in un tweet dove non ci voleva: errore peraltro corretto da lui stesso nel giro di due minuti), che tresca con Putin (per aver partecipato a dibattiti sulla rete «Russia Today» in lingua inglese, una trasmissione, questa, diffusa in Italia da Sky sul canale 536);

 

che attacca il presidente della repubblica (per aver dissentito civilmente da lui; come se questo dissenso fosse vietato in democrazia); che è un antivaccini forsennato per aver scritto, attenzione! che «in Svizzera i vaccini non sono obbligatori. La gente può scegliere di non vaccinarsi eppure la popolazione non è particolarmente malata».

 

PIERLUIGI MAGNASCHI E SIGNORAQ PIERLUIGI MAGNASCHI E SIGNORAQ

I media hanno creato impunemente un mostro che non esiste sul quale hanno subito danzato, in nome dei loro interessi di partito, dei leader che, sapendosi impuniti, hanno recitato il peggio di loro stessi. Marcello Foa, iscritto a nessun partito, è semplicemente un uomo libero. Che possiede uno straordinario orizzonte internazionale.

 

Nato professionalmente in Svizzera alla Gazzetta Ticinese e alla Gazzetta del Popolo (due giornali di straordinario spessore culturale che, quando non c'erano ancora le edizioni digitali, venivano acquistati dall'intelighentia meneghina nelle poche edicole del centro dove arrivavano) fu segnalato a Indro Montanelli dal suo maestro Vittorio Dan Segre, uno dei più noti saggisti internazionali a livello europeo. Foa venne quindi assunto al Giornale dove rimase circa vent'anni come capo del servizio esteri. Non a caso il servizio esteri del Giornale divenne, ed è rimasto, uno dei migliori in Italia.

 

A un certo punto, Foa è tornato nella Svizzera Italiana al comando del gruppo editoriale del Corriere del Ticino che con controlla altri media fra cui una tv (TeleTicino) e una radio (Radio 3). Nella sua ultima fase a il Giornale, Foa aveva guidato anche il sito internet dello stesso quotidiano. Il candidato alla presidenza della Rai è quindi un giornalista a tutto tondo, con una vasta e consolidata esperienza internazionale (riconosciutagli da molte e autorevoli fonti straniere, sia giornalistico-editoriali che di ricerca) che non conosce solo la carta stampata ma anche tv, radio e mondo web.

marcello foa contro mattarella 1 marcello foa contro mattarella 1

 

Per smontare il meccanismo diffamatorio imparabile contro Foa, imbastito da tutti come se fosse niente, potremmo analizzare l'accusa mossagli di essere al servizio di Putin per avere egli partecipato a dei dibattiti su «Russia Today», la tv all day (cioè 24 ore su 24, diffusa in inglese in tutto il mondo. Tv di questo tipo, che sono i fiori all'occhiello di ogni paese, sono diffuse da tutte le nazioni, persino le più piccole come Israele che diffonde «iNews Israel» visibile in Italia su Sky 537.) Queste all news 24, che sono lo specchio di un paese nel mondo, sono purtroppo e stranamente assenti in Italia perché la Rai, pur avendone i mezzi, non possiede giornalisti capaci di esprimersi perfettamente in inglese e nemmeno politici in grado di interloquire col mondo. Per non disturbare né gli uni né gli altri, ha preferito non farne niente.

 

Per capire come si costruisce una fandonia partendo da una verità, la trappola è presto disinnescata. La verità è che Foa ha partecipato a qualche dibattito su «Russia Today». La balla si costruisce non facendo sapere che, grazie al fatto che Foa gode di una vasta considerazione internazionale e per di più è un disinvolto poliglotta che, per di più ancora, conosce il mezzo televisivo, egli viene spesso interpellato, come fonte neutrale, si badi, su temi internazionali, anche da diverse altre tv come, ad esempio, la Bbc inglese, Cnbc statunitense, Arte franco-tedesca, Tf1 francese, molte tv svizzere.

marcello foa disgustato da mattarella marcello foa disgustato da mattarella

 

Foa quindi sarebbe un ottimo presidente della Rai. Contribuirebbe infatti a sprovincializzarla, dando ai molti professionisti che già lavorano in essa un orizzonte più vasto, riferimenti più moderni, interlocutori più autorevoli. Ma il problema Rai è molto più vasto di Foa. La Rai è un groviglio inestricabile di interessi ove coloro che lottizzavano a rotta di collo, adesso si lamentano che i loro successori lottizzano altrettanto.

 

La Rai, ai tempi del pentapartito, era un organismo guidato dai partiti politici. Oggi, anche se tutti fanno finta di non accorgersene, è un organismo che governa i partiti politici. La situazione di potere quindi si è completamente rovesciata. Renzi, ad esempio, nella fase creativa e innovativa del suo governo aveva nominato, a capo della Rai, persone di primo piano come Antonio Campo Dall'Orto direttore generale e Carlo Verdelli come capo del settore giornalistico.

 

Per difendersi dalla reazione della casta giornalistica, aveva dotato potere straordinari l'a.d. e aveva svuotato di competenze i consiglieri del cda che, in precedenza, erano i terminali degli interessi politico editoriali interni ed esterni all'azienda. Non c'è stato niente da fare, però. Anche adattando queste precauzioni, Campo Dall'Orto e Carlo Verdelli, che in poco tempo avevano fatto un grande lavoro di ricognizione e di programmazione, sono saltati come dei fusibili. La Rai cosi com'è è infatti diventata è irriformabile.

 

MARCELLO FOA GLI STREGONI DELLA NOTIZIA MARCELLO FOA GLI STREGONI DELLA NOTIZIA

Ci sarà pure qualche motivo per cui in Uk c'è un solo tg pubblico, quello della Bbc, mentre in Italia ce ne sono tre, più tutti quelli regionali, più una ventina di nuovi canali che si riproducono come delle metastasi , senza che in parlamento nessuno li abbia mai autorizzati. Se il solo problema della Rai (che problema non è) è Foa, siamo messi male. Molto male. E se nessuno lo rileva, non c'è speranza. Ecco perché la gente, che non sa, ma ha capito, vota anche per il peggio (persino contro se stessa) pur di farla finita. Mentre coloro che dovrebbero reagire, sollevano il caso farlocco di Foa e giocano a rubamazzetto fra di loro sulla Rai con carte che valgono sempre meno.

 

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