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DOPO 26 ANNI DALLA SENTENZA E 13 MESI DI GALERA, LA CASSAZIONE HA CANCELLATO AD ANGELO RIZZOLI LA CONDANNA “per aver occultato, dissipato e distratto 85.236 mld £ e 3.150 mln $” - “LA VICENDA MI HA SPEZZATO, VOGLIO UN RISARCIMENTO DALLO STATO”…

Lavinia Di Gianvito per il "Corriere della Sera"

Solo due parole in latino. Ma sufficienti a capovolgere una vita intera. In questo caso, la vita di Angelo Rizzoli, che da ieri non è più un imprenditore condannato per bancarotta. A suo carico c'era una sentenza irrevocabile, ma la Cassazione l'ha cancellata perché la legge è cambiata e il reato non esiste più: «abolitio criminis» si chiama il principio affermato da piazza Cavour, attraverso il quale si è chiusa la storia giudiziaria dell'ex editore.

ANGELO E MELANIA RIZZOLIANGELO E MELANIA RIZZOLI

Ma Rizzoli non esulta, tutt'altro. «Questa vicenda - dice - mi ha stremato e ha spezzato in due la mia esistenza. Per 26 anni mi sono portato dietro il marchio del bancarottiere e del truffatore. Quando sono stato arrestato ero un giovane uomo di 39 anni, ero presidente e amministratore delegato della Rizzoli Corriere della Sera e controllavo il 52 per cento delle azioni. Oggi sono un anziano signore di 65 anni la cui vita è stata distrutta ».

La storia comincia con la perquisizione della villa di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi, il 17 marzo 1981. Poi l'inchiesta si sviluppa attorno alla cessione del quotidiano di via Solferino al Banco Ambrosiano e sfocia negli arresti di Rizzoli, il 18 febbraio 1983 e il 26 giugno dello stesso anno.

«Tredici mesi terribili », ricorda lui. Negli anni, tra un processo e l'altro, l'ex editore (nel frattempo diventato titolare di una società di produzioni televisive e cinematografiche) ottiene sei assoluzioni. Ma il 20 aprile 1998 la corte d'appello di Milano lo condanna a tre anni e quattro mesi (già condonati) «per aver occultato, dissipato e distratto beni per un ammontare complessivo di 85 miliardi e 236 milioni di lire e tre milioni e 150 mila dollari Usa».

ELEONORA GIORGI E RIZZOLI (1980)ELEONORA GIORGI E RIZZOLI (1980)

La sentenza è definitiva, ma la riforma del diritto societario, nel 2006, riapre la partita: la nuova legge fallimentare infatti abolisce i reati legati alla fase dell'amministrazione controllata. Rizzoli ci prova con un reclamo al tribunale di Milano, che però respinge l'istanza.

Allora gli avvocati Tullio Padovani, Giuliano Pisapia e Grazia Volo sottopongono alla Suprema Corte il quesito se «l'articolo 147 del decreto legislativo numero 5 del 2006» abbia abrogato «la bancarotta patrimoniale societaria nell'amministrazione controllata». La risposta, dopo una breve camera di consiglio a sezioni unite, è sì: si tratta di un caso di «abolitio criminis».

«La decisione - commenta Pisapia - pone un precedente importante. Era la prima volta che il quesito veniva affrontato ». Ma l'avvocato spende anche parole per Rizzoli, condannato «pur avendo pagato tutti i creditori», a cui ora la Cassazione «ha reso onore». Per l'imprenditore però non è finita qui: «Intendo chiedere - annuncia - un risarcimento morale, economico ed esistenziale. Lo farò per me e per la mia famiglia».

 
[27-02-2009]
L'ARRESTO (1983)L'ARRESTO (1983)