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ESCLUSIVO! RENATO FARINA VUOTA UN ESPLOSIVO SACCO DI AMARI RICORDINI - “La mail del cronista DEL “CORRIERE” BIONDANI al potente magistrato SPATARO” - “UNA volta FECI SAPERE al Sismi di UN ARTICOLO D’AVANZO&BONINI (LA REPUBBLICA)”

betulla renato farina Senza titolo 1

Tratto da "Renato Farina alias Agente Betulla", di Renato Farina (Piemme), in libreria nei prossimi giorni


Perché questa memoria

Ogni tanto (anzi tutti i giorni) digito il mio nome sui motori di ricerca e mi spavento. Se mi incontrassi per strada mi prenderei a sberle: radiato per indegnità dall'Ordine dei giornalisti; ma non sono io quello lì. L'informazione totale di oggi rende impossibile frenare la valanga che alimenta se stessa e si ingrossa, e non c'è niente da fare se ha deciso che tu non sei più un uomo, ma, per esempio, una betulla, che è una pianta gentile; ma a volte ho temuto mi querelassero persino le betulle perché ne rovino l'immagine leggera e frondosa. Internet non è la democrazia dell'informazione, ho scoperto che è il luogo della forza. Ci sono sassolini preziosi. Ma se l'inerzia della massa decide che sei un cane morto, sei per essa un cane morto; dopo un minuto sei anche meno di un cane, una muffa, un verme adultero cui nessuno fa mancare il suo contributo alla lapidazione. Allora se è inutile, se è una gocciolina nel mare, perché perdere tempo in memorie? Non pretendo di fermare il Vajont che mi ha spazzato via quel giorno, ma io non ho diritto di tacere.

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Nicolo PollariNicolo Pollari

La sperdutezza di una spia
Come sei diventato una spia? E perché proprio Betulla? Questo voleva chiedermi il collega. Non osò. Mi ero preparato all'incontro con i pm di quel venerdì, ore 11, ingresso da via Freguglia 4, con quel martello sulle tempie a battere. La domanda sarà più o meno questa. Lo so. Ma non c'entra niente con la realtà e so già che non scalfirò il muro. I magistrati porranno ad alta voce quella domanda, in modo meno brutale forse. Non mi chiederanno se sia vero o no, ma perché. Si capisce dall'ordine di comparizione che pensano di avere in pugno un uomo ridotto a un albero dalla bianca corteccia.

Vedo la stessa curiosità nelle facce di colleghi che immagino dietro le voci udite al telefono. E la domanda delle domande. I-soldi-i-soldi. Ti-hanno-pagato. Perché-hai-accettato? La sensazione è quella della sperdutezza. Non posso essere io quello cui volete fare questa domanda. Non sono io quello che i pm identificano come un agente ingaggiato per depistare, inquinare, pedinare. Spataro mi conosce. Sa che non sono io quello lì. Eppure già sui quotidiani appaiono le accuse quando io ancora non conosco le carte; cominciano ad apparire le intercettazioni; si scrive di ricevute di pagamento a firma Betulla, per 5.000 euro.

Non leggo, vedo il titolo, mi basta, qualcuno mi sussurra al telefono i testi del «Corriere della Sera» e di «Repubblica». «Non è come credete voi, non è questo». Mi sento incastrato, in trappola, pieno di segreti da dover tenere dentro di me. Segreti buoni, non roba sporca e indicibile. Ma è come se nel mio giardino segreto fossero atterrati degli alieni coi dischi volanti, e ragionassero secondo un disegno di possesso. Ehi-ma-quella-è-la-mia-anima. Inutile. Capisco che

L'amicizia
Parto per Roma. Meta: l'avvocato. Ma anche un amico. Intercettazione numero 5355. Sintesi dell'ispettore LOR (così figura nelle carte il nome in codice di uno degli ispettori di polizia; un altro è GIGI): «Renato dice che secondo lui ha fatto delle cazzate e chiede scusa a Sandro, dice di essere finito». Non male come sintesi di una vita. Sandro è Sallusti, il direttore responsabile di «Libero». Santa Maria Maggiore a Roma. Vedo il mio amico lì davanti, Roberto Fontolan è accorso subito. Abbiamo mosso i primi passi insieme nel giornalismo, e prima nell'università. Mi rimprovera l'ingenuità, e un po' di non avergli mai fatto saper nulla. Ma come facevo a dirgli delle mie pratiche per liberare gli ostaggi e poi per difendere il Sismi dal lavoro di delegittimazione pervicace, totalitaria, di «Repubblica», «Espresso», «Corriere della Sera», CIA deviata, polizia deviata, eccetera?

Mi rimprovera lo stesso. Ma non mi dispiacciono questi rimproveri: sono come quelli di Feltri, un amico che non si fa impressionare dalle dicerie e allora può permettersi anche uno schiaffo. Dice: «Tra un anno ne rideremo». Mi si scarica il telefono, avviso prima l'intercettatore che farò altre telefonate da un apparecchio diverso, perché non creda sia per occultare qualcosa. Telefono al vicedirettore di «Repubblica», Angelo Rinaldi. Ha dieci anni meno di me, ci vediamo e sentiamo pochissimo, ma sappiamo. Sappiamo quella cosa lì. Che non ci separerà nulla e nessuno. Mi aveva scritto un sms subito di amicizia pura. Mi rimbrotta. Lui è amico anche di Beppe D'Avanzo, sta dalla parte di D'Avanzo. Io gli chiedo di domandare scusa a D'Avanzo se mai avessi detto qualcosa contro di lui in qualche intercettazione. Avevo, o mi avevano, letto alcune frasi trascritte dai nastri in cui si raccontava come lui facesse "la spola" nel cortile di un hotel. E su quella base pare che il Sismi l'abbia intercettato e pedinato. Questo dicono i giornali.

Ma la frase non era mia, e poi si appurerà che nessuno è stato intercettato e pedinato. Ma a questo servono le notizie passate ai giornali. Sono strumenti di polizia e di indagine giudiziaria impropri. La violazione del segreto non è estranea all'indagine, ma è contemplata come maniera per modificare la scena. Lo vedremo anche in seguito.

Ho sempre contrastato «Repubblica» sul piano della polemica pubblica. Nessun colpo basso. Ecco: una volta feci sapere al Sismi di aspettarsi un articolo di Giuseppe D'Avanzo e Carlo Bonini perché stavano a Milano, avevano visto a lungo - come raccontato da colleghi - Spataro ed ero certo che gli stessero parlando ancora al telefono. Questa banale notizia non innescò nulla di criminale come invece era stato ipotizzato con nessuna verosimiglianza.

All'avvocato Volo parlo per ore, intendo dire tutto ai pm, non ho fatto nulla di male, sono certo di non aver commesso alcun reato. Dire tutto, ma non i nomi, non ciò che possa far male a qualcuno che si è fidato di me. Ritorno in aereo a Milano, poi filo nel nubifragio con la mia Peugeot sul lago Maggiore. Chiedo consiglio al mio amico prete.

All'ingresso del Palazzo di Giustizia di Milano un giovanotto con un bel vestito, barba lievemente lunga alla moda, mi guarda con disprezzo e accenna a un moto di vomito. Ho capito, ho capito. Spataro mi accoglie con un sorriso gentile. Non sarà lui a svolgere l'interrogatorio ma i colleghi Maurizio Romanelli e Stefano Civardi. Chiedo subito: «Mi state registrando?». Romanelli risponde: «Capisco l'allusione. Non ancora».
L'allusione la capirete tra qualche pagina.

Durerà cinque ore questo interrogatorio. Sono 156 pagine di trascrizione. Quante cose ho detto. Quante. Il magistrato di Cassazione Pier Camillo Davigo sosterrà in un dibattito pubblico il 14 novembre 2007 con interlocutore (tra gli altri) il citato Betulla: «All'indagato conviene tacere, usiamo tutto contro di lui». Per onestà dovrebbero dirlo prima, come fanno gli agenti dell'FBI nei telefilm americani
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La servile mail notturna del cronista giudiziario al potente magistrato
Chi fece lo scoop per il «Corriere della Sera» fu Paolo Biondani. Anche lui usò solo le telefonate offensive. Poi è passato all'«Espresso» e ha avanzato l'ipotesi che io fossi pagato all'estero dal Sismi. Un amico. Soprattutto però direi che è un amico di Armando Spataro. Racconto questo episodio, perché un mondo si rivela. Un mondo di intoccabili. La casta dei giornalisti amici dei procuratori. Ho raccontato del mio patteggiamento. Prima che fosse accettato dal gip, che lo aggravò fino a sei mesi, uscì un articolo sul «Corriere» di Biondani che informava sull'accaduto, con particolari che nemmeno io sapevo. Meno uno: e cioè che la procura era d'accordo. L'avvocato Grazia Volo mi girò una mail di Spataro. Era per lei, ma siccome riguardava me, me la fece conoscere. Io sconsideratamente la portai ai magistrati di Brescia, gliela diedi perché c'era a tema il rapporto tra la procura di Milano e i giornalisti che hanno sempre "roba buona".

Taglio solo gli indirizzi privati delle mail.
Fw: Patteggiamento
Mercoledì 13 dicembre 2006, 12:25
Da: "Avv. Grazia Volo"

A: ren...
Renato, come d'accordo Ti invio la mail.
Grazia

------ Original Message ------
From: Armando Spataro
To: Avv. Grazia Volo
Cc: Pomarici, Enrico
Sent: Wednesday, December 13, 2006 10:57 AM
Subject: Patteggiamento

Cara avv. Volo, oggi il «Corriere» pubblica la notizia della vs. istanza di patteggiamento, ma non la circostanza del nostro già prestato consenso. La pubblicazione della notizia è ascrivibile a notizie provenienti da «Libero». Le giro a tal proposito una mail che stanotte mi è stata mandata dal giornalista Biondani del «Corriere», che ho ovviamente letto questa mattina. La prego di farlo sapere all'avv. Rossi.
Un cordiale saluto.
Armando Spataro

------ Original Message ------
From: Biondani Paolo
To: armando.spataro@...; armando.spataro@...
Sent: Wednesday, December 13, 2006 1:41
AM

...Nel frattempo un giornalista di «Libero», che si dice nemico di Farina, ha volantinato pubblicamente la notizia del patteggiamento. Ti ho chiamato per avvisarti, ma eri staccato. Non penso che l'abbia fatto per danneggiare la procura, ma di sicuro non ci sono più i segreti di Stato di una volta...
pb

Sembra quasi un'informativa di routine. Titolo: Cosa si muove nei corridoi del Tribunale. Amici e nemici: rapporto di un cronista fedele. Il quale tra l'altro si è occupato di me sempre attaccandomi e prestando fede solo alla procura. Ora chiede il permesso all'amico pm, a cui dà del tu e che chiama di notte, se può pubblicare o no una notizia. Non potendo trovare riscontri che fa? Usa il criterio dell'utilità o no dell'articolo alla linea della procura. Non se danneggi una persona. Che gliene frega a un Biondani delle sofferenze di un pirla? Basta che l'Armando sia contento. Per lui basta e avanza.

Renato Betulla Farina - Copyright PizziRenato Betulla Farina - Copyright Pizzi

Interessante, non è vero? Non c'è scambio di denaro, ovvio, ma di utilità senz'altro. E questo sta bene all'Ordine dei giornalisti, sta bene al Consiglio superiore della magistratura? A me pare una brutta storia. Se invece di un magistrato (organo dello Stato) fosse stato un capo dei servizi segreti (organo dello Stato) il caso sarebbe stato da radiazione o no? Il mio avvocato mi ha rimproverato aspramente per avere consegnato questo foglio ai magistrati di Brescia. Ho incassato.

 
[27-11-2008]