FACCI GODE PER IL MANCATO AMBROGINO A BIAGI – TRAVAGLIO LO LEGNA (“IL SOLITO POVERACCIO”) perché AVREBBE INFANGATO MONTANELLI – IL “BERLUSCONI FA QUELLO CHE GLI PARE” BY CARFAGNA – EPIFANI, L’ISOLATO DEI FAMOSI
Marco Travaglio
1 - Fatti, non Ambrogini...
Filippo Facci per "Il Giornale"
Visto che non lo fa nessuno, mi dichiaro tiepidamente lieto che la figura di Enzo Biagi non abbia ricevuto l'ennesimo Ambrogino d'oro milanese, e ho la scusa pronta: l'Ambrogino deve unire, e Biagi invece divide. Dunque egli non è «meritevole di un tributo capace di spezzare la rigidità degli schieramenti ideologici», come ha scritto un annoiato Pierluigi Battista sul Corriere della Sera, ma proprio il contrario: non essendo egli capace di spezzare la rigidità degli schieramenti ideologici, non è meritevole.
Ma queste sono scuse: Biagi non m'è mai piaciuto, punto, e io non conto nulla. E poi, in questo Paese, dividere è assolutamente un merito. Si potrebbe notare, a parte questo, che Biagi ha già preso un Ambrogino nel 1979, che avrà diritto all'illustrissimo Famedio, che avrà una via a lui titolata e che in definitiva non ha preso il secondo Ambrogino solo perché non ha raggiunto i quattro quinti dei voti: non pare una crociata. La crociata la fa, ancor oggi, chi lo strumentalizza per gettarlo ai piedi del nemico politico. Si rileggano, costoro, quanto Biagi scrisse nel suo ultimo libro del 2006 (pagina 221) dopo aver compreso che neppure la sinistra gli avrebbe restituito il suo programma, Il Fatto: «Se il mio nome, la mia faccia e i miei appelli funzionano per le campagne elettorali, non capisco come mai non vadano bene per un programma televisivo». Perché la campagna, ormai, l'avevano vinta.
Filippo Facci
2 - La sindrome del nano...
Marco Travaglio per "l'Unità"
A Stoccolma Roberto Saviano parla al mondo intero con Salman Rushdie, pochi giorni dopo che il governo svedese ha onorato il Nobel Dario Fo con uno speciale annullo postale. In Italia, per le cosiddette autorità, Fo è un mezzo terrorista. E il comune
di Milano nega l'Ambrogino a Saviano e Biagi. Inutile riportare le ragioni addotte dai carneadi del Pdl. Ragioni inesistenti, come i loro sostenitori. All'origine di quel vergognoso No c'è sicuramente l'allergia dei berluscones agli uomini liberi, che continuano a dar fastidio anche da morti. Ma c'è anche il sacro terrore dei mediocri per il talento, la
sindrome di Salieri dei nani della politica per i giganti che han saputo conquistarsi l'amore del pubblico.
Ieri il solito poveraccio, già noto per aver insultato Biagi da vivo e da morto, è riuscito a sputare pure sulla tomba di Montanelli. L'ha fatto sul Giornale da lui fondato nel 1974, nel tentativo disperato di assolvere il padrone per la sua iscrizione alla P2, sostenendo che Montanelli «scrisse con il piduista Roberto Gervaso una Storia d'Italia in 6
volumi». Non è vero: Montanelli scrisse i libri con Gervaso dal 1965 al '70, mentre Gervaso si iscrisse alla P2 nella seconda metà degli anni 70. E quando saltò fuori il suo nome nelle liste di Gelli, si ruppero i rapporti fra i due. Poi, quando Gelli insinuò cose false sui loro rapporti, Montanelli lo querelò e lo fece condannare per diffamazione. Lo sputo sulla tomba di Montanelli merita solo disprezzo. Ma, come diceva il vecchio Indro citando Chateaubriand, «il disprezzo va usato con parsimonia, in un mondo così pieno di bisognosi».
Mara Carfagna
3 - LE ESTERNAZIONI DELLA MINISTRA CARFAGNA...
Corrado Augias per "la Repubblica"
Del ministro Carfagna conoscevamo fino a pochi giorni fa quasi solo l' hardware. È donna di aspetto gradevole, anche se il primo piano televisivo non le dona troppo. In gioventù ha aspirato a un qualche imprecisato ruolo nello spettacolo ed è dunque passata attraverso tutte le esperienze più o meno gradevoli alle quali le ragazze di bell'aspetto e di molte vaghe ambizioni, o speranze, si sottopongono. Ora, grazie alla maliziosa dolcezza di Daria Bignardi che l' ha intervistata barbaricamente, del ministro Carfagna conosciamo anche il software. A occhio e croce direi che l' hardware è meglio. Non per polemica né per partito preso, ritengo che alcune sue affermazioni sarebbero di gravità inaudita se fossero state fatte da una persona davvero responsabile politicamente.
Alla domanda della Bignardi se non sia anomalo che il presidente del Consiglio abbia tre Reti Tv, il ministro ha risposto: «Berlusconi fa quello che gli pare, assolutamente quello che gli pare», frase che forse nemmeno Bossi avrebbe osato pronunciare e che infatti molti giornali, compreso il Corriere della Sera, hanno ritenuto di dover censurare dalle cronache per ragioni intuibili. Sulla celebre triade ottocentesca "Dio, Patria e Famiglia" deve essersi ispirata a quanto detto recentemente dal ministro Tremonti anche se dubito che i due riempiano quelle parole così imprecise con i medesimi contenuti. Sull' essersi paragonata a Obama o a Reagan, un consiglio: licenziare chi le prepara le risposte prima che combini altri guai.
Guglielmo Epifani
4 - EPIFANI, L'ISOLATO DEI FAMOSI...
Andrea Marcenaro per "Il Foglio"
Organizzano una cena e non lo invitano. Non se lo filano, sentono il suo nome e sospirano. Con Epifani va così. Si comportano anche da maleducati, delle volte, ma non per questo pagano pegno. Lui indice lo sciopero generale e quegli altri si girano di là, quando lo guardano è con l'aria di dire: ma è matto? Mica solo a destra, pure a sinistra. I prodiani se lo ricordano ancora. Al Partito democratico c'è più d'uno che piglia le distanze. Mica solo i popolari, fu Bersani a tirarlo per le orecchie sulla questione di Alitalia. Non firma mai, sbuffano su di lui. Non ha firmato il primo documento di modifica del modello contrattuale, non ha firmato l'accordo quadro sul pubblico impiego, si è sottratto all'accordo sul commercio. Allargano le braccia. Epifani tiene duro. Insieme a Rinaldini. Presenta documenti, sulla scuola, l'edilizia scolastica, la sicurezza, il rilancio dei consumi. Roba che vola, che piana sulle scrivanie e non sembra mai essere presa in considerazione sul serio. Brutto segno. Ma come dire? E' l'Isolato dei Famosi.







