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FATE L’AMORE NON FATE LA CINE-GUERRA – “VINCERE” (BY BELLOCCHIO) FA PERDERE: UN MILIONE € DOPO 2 SETTIMANE – ED è SOLO L’ULTIMO DEI FLOP TARGATI “2° GUERRA MONDIALE” – G.B. GUERRI: “QUEL PERIODO VIENE SENTITO COME POLEMICA IDEOLOGICA”…

Michele Anselmi per "il Riformista"

Marco Bellocchio  - Copyright PizziMarco Bellocchio - Copyright Pizzi

Dispiace, perché il film è bello e importante, ma i dati parlano chiaro: "Vincere" va male al botteghino. A due settimane dall'uscita, dopo l'anteprima in concorso a Cannes, le recensioni rispettose, il tam-tam mediatico con automatico riferimento alle vicende matrimoniali di Berlusconi, lo speciale tv di Vespa e il sostegno dei principali quotidiani, il fiammeggiante "melodramma futurista" di Marco Bellocchio ha incassato appena 1 milione e 100 mila euro.

Un quindicesimo di "Angeli e demoni", tanto per dare l'idea. Difficile che arrivi a 2. Tanto che i detrattori, con un eccesso di malizia, l'hanno ribattezzato "Perdere". Il 25 maggio scorso, incassato il verdetto negativo della giuria presieduta da Isabelle Huppert, il regista di "L'ora di religione" assicurò che il film "sta avendo una risposta molto positiva e suscitando un dibattito straordinariamente vivace". Aggiunse: "Faremo tutto il possibile per sostenerlo in sala".

Vincere By BellocchioVincere By Bellocchio

Purtroppo è il pubblico a non sostenere ‘Vincere', sia col sole sia con la pioggia. Sembra distratto, disinteressato, anche quello, maturo e culturalmente più avvertito, che disdegna la ‘pipinara" dei multiplex a vantaggio delle sale cittadine.

Magari non dipende dalla qualità del film. Bellocchio è un regista sempre originale, Giovanna Mezzogiorno mette in gioco tutta se stessa nel ruolo di Ida Dalser, la moglie ripudiata da Mussolini, Filippo Timi si guadagna addirittura l'etichetta "di Jack Nicholson italiano" (parola del sottosegretario cinefilo Francesco Giro) nel doppio ruolo del futuro Duce e del figlio Benito Albino.

Giordano Bruno Guerri - Copyright PizziGiordano Bruno Guerri - Copyright Pizzi

E se fosse proprio quel pezzo di storia patria a respingere gli spettatori? Il ventennio, le leggi razziali, fascisti, antifascisti, partigiani, la nascita della Repubblica? Del resto, ci sono voluti anni perché il premier Berlusconi dicesse qualcosa sul 25 aprile; e ieri, per i festeggiamenti del 2 giugno, s'è fatto attendere un quarto d'ora sul palco.

Benito MussoliniBenito Mussolini

Il cinema italiano ogni tanto ci riprova, investendo bei quattrini, ma generalmente arriva la delusione, il flop. C'è chi la butta sulla censura di mercato, chi parla di tema occultato o rimosso. Ogni parere è lecito. E tuttavia la tendenza sembra chiara: la Seconda guerra mondiale, così distruttiva e fondativa, terribile ed esaltante, non "tira" più al cinema.

Diamo uno sguardo al box-office, prendendo in esame titoli italiani recenti. "Miracolo a Sant'Anna" di Spike Lee: 1 milione e 76 mila euro. "Sanguepazzo" con la coppia Zingaretti-Bellucci nei panni dei divi di regime Valenti e Ferida: 594 mila. "Le rose del deserto" di Mario Monicelli: 1 milione e mezzo. "Il sangue dei vinti" di Michele Soavi: 65 mila euro. Unico titolo in controtendenza, "Il papà di Giovanna" di Pupi Avati: 3 milioni e mezzo di euro (però lì vinceva la storia di famiglia).

Benito MussoliniBenito Mussolini

Sentiamo Riccardo Tozzi, che produsse "El Alamein" di Enzo Monteleone, 2002, molto apprezzato dall'ex presidente Ciampi. "Guardi, sono un appassionato di storia, farei un film all'anno su questi temi, ma devo riconoscere: è materiale ad alta pericolosità commerciale. Ho amato ‘Vincere', nulla da dire, mettiamo pure nel conto l'effetto generale depressivo dovuto alla struttura del circuito italiano delle sale".

E tuttavia... "Il rifiuto c'è, puoi fare tutta la pubblicità che vuoi, ma il pubblico non ce lo porti. Penso sia un problema squisitamente italiano: la storia funestata dalla retorica, che sia Risorgimento, fascismo, resistenza poco importa. Il che abbassa l'interesse, producendo l'effetto ‘Promessi sposi'. Senti sempre l'eco dei cinegiornali Luce, così la gente si tappa le orecchie. Purtroppo. Perché c'è tanta storia che non ci siamo raccontati bene da portare al cinema".

Benito Mussolini - dal corriere.itBenito Mussolini - dal corriere.it

Concorda Monteleone. Anche se premette: "Io allargherei il discorso. C'è un altro buco nero. Pensiamo ai film sull'Irak fatti dagli americani. Mica parlo del filmetto sfigato italiano, di partigiani e fascisti. Il magnifico ‘Nella valle di Elah' l'hanno visto in pochi. Peggio è andata a ‘The Hurt Locker'. Forse non è questione di Seconda guerra mondiale".

Monteleone fa una pausa: "Probabilmente l'ennesima fesseria splatter di Quentin Tarantino, quell' ‘Inglorious Basterds' con Brad Pitt, sarà un successo. Ma per il resto la storia funziona più in tv, nella forma della miniserie. Infatti ‘Perlasca' e ‘Cefalonia' vanno bene. Sul grande schermo avrebbero fatto flop".

Allora perché "El Alamein"? "Mi spingeva la passione, la voglia di raccontare quella storia lì. Il film è stato fatto di pancia, per puro sentimento, il produttore aveva un legame di sangue con la vicenda. Poi certo: al botteghino vincono solo commedia e disimpegno, il multiplex ha ucciso un certo spettatore medio acculturato, molti giovani vivono questi film come pallose lezioni di storia". Da anni il regista padovano medita di fare "Il sergente della neve", dal romanzo di Mario Rigoni Stern: "Ci ha provato anche Olmi. Ma vallo a proporre a un produttore oggi".

Già. Ogni tanto, però, qualcuno ci riprova, sfidando la vulgata resistenziale, sempre facendo arrabbiare l'Anpi. Angelo Barbagallo con "Sanguepazzo", Roberto Cicutto con "Miracolo a Sant'Anna", Alessandro Fracassi con "Il sangue dei vinti", tratto da Pansa. Fracassi non nasconde i dati sconfortanti degli incassi. "Sono il frutto di una perversa combinazione, tanto più dopo il processo di delegittimazione politica piovuto sul film da sinistra e pure da destra. Ma bisogna resistere, c'è tanta ‘storia negata' da raccontare. Altrimenti dovremmo affidare la memoria collettiva solo a ‘Roma città', ‘Tutti a casa' e pochi altri".

L'intoppo dov'è, allora? Nel generale abbandono di interesse del pubblico verso film di argomento storico? "Ogni tanto arriva l'eccezione che conferma la regola. Penso a ‘Il vento che accarezza l'erba' di Loach. Ma è il cinema in costume, tutto, a non attirare più il pubblico giovane. Anche per colpa nostra, fatichiamo a intercettarlo".

Non resta che dare la parola allo storico. Piero Melograni si dice convinto che "il pubblico non va perché non sa". E fa un esempio. "Per capire lo straordinario ‘Katyn' bisognerebbe conoscere un po' di storia, sapere che Stalin e Hitler si spartirono la Polonia. Purtroppo la didattica è andata a ramengo e la prevenzione nei confronti di opere considerate ideologizzate ha fatto il resto".

Aggiunge Melograni: "Il cinema potrebbe svolgere un ruolo cruciale, a patto che sappia affascinare, emozionare, i giovani. Se poi non andranno, pensando di sapere già tutto, peggio per loro". Mentre Giordano Bruno Guerri sintetizza così il proprio pensiero: "Quel periodo cruciale è stato sottoposta a una politicizzazione estrema, non viene sentito come storia o storie, ma come polemica ideologica che, portata nel mondo dello spettacolo, sta in uggia. Ho questa netta impressione". A occhio, non sbaglia.

 

 

 
[03-06-2009]