FERMATE LE GONDOLE! LASCIATE PERDERE LA BIENNALE, A VENEZIA è SBARCATO Shepard "OBEY" Fairey, L'ANDY WARHOL DELLA STREET ART (PUNK, GRAFFITI, TATUAGGI, POP) CHE HA INCORONATO L'OBAMA DEL SUCCESSO - Due tele da 60 metri quadri su palazzi storici...
Alessandra Retico per "la Repubblica"
Era un ragazzaccio che imbrattava le strade. Gli dicevano così quando lo portavano al commissariato. Adesso i musei e le gallerie internazionali se lo contendono. Shepard Fairey, 39 anni, continuano ad arrestarlo. L´ultima volta a febbraio, il giorno dell´inaugurazione di una sua retrospettiva (ancora in corso) all´Istitute of Contemporary Art di Boston.
Shepard Fairey
Ma le manette ora le indossa da uomo famoso: il ritratto di Obama con la scritta "Hope", una foto in rosso e blu che ha fatto il giro del mondo diventando un´icona della campagna presidenziale, gli ha cambiato la vita. «Mi danno spazi per lavorare. Ma a me continua a piacere l´aria aperta, le città, la gente dentro». Non fa l´artista, fa quello che ci crede che un altro mondo è possibile.
«Basta cominciare a pensare differentemente». Pranza alla Casa Bianca. «Obama is a nice guy, è un tipo carino». È sposato con Amanda, che lavora con lui, ha due figlie che giocano con quelle del presidente. È a Venezia con la famiglia, ce lo ha portato Marialina Marcucci, ex Videomusic, insieme alla Sms Venice di Fran Tomasi che si occupa di restauri e conservazione dei monumenti.
Rimarrà in Laguna fino al 7 giugno, esporrà nelle piazze e sui palazzi i suoi lavori con l´appoggio del comune e la Sovrintendenza, ne produrrà di nuovi in un loft attrezzato alla Giudecca. Poi la produzione andrà all´asta, i ricavati tutti destinati alla città. «Perché l´arte salva l´arte».
Come ha cominciato?
«Ritagli, giornali, riviste, pubblicità. Sono cresciuto con la musica, i Sex Pistols, il punk. Adoro le copertine dei dischi, lo skateboard, i graffiti, le magliette. Le scritte, le foto, i pali della luce».
Paesaggio estetico molto diverso da Venezia.
«Uno street artist con un´estetica metropolitana nella città incantata? Non è una contraddizione e Venezia è viva, basta continuarla. Molti segni grafici, architettonici che possono dialogare con il moderno. Io non cancello, cito, e continuo».
Shepard Fairey
Che cosa esporrà in Laguna?
«Due tele da 60 metri quadri su palazzi storici. Altre opere in giro per la città. Produrrò anche delle cose nuove, ma non so ancora cosa e come, agisco sempre in modo spontaneo. Userò anche serigrafie antiche, monumenti, piazze. Venezia non è una Disneyland, non è un souvenir, non deve diventarlo. Questo è un posto magico e difficile, non un museo. L´acqua non vi preoccupa?».
Sempre, ogni inverno.
«Bisogna occuparsi del riscaldamento globale, il mondo non è una cartolina da ammirare».
È la sua prossima campagna?
«Ho combattuto per anni contro la politica di Bush. Ora spero che le cose possano essere diverse. L´ecologia è un punto, certo. Ma ci aspettano molte sfide. Obama ha parecchi problemi da affrontare, ma finora sta lavorando bene».
E grazie a lui adesso lei è una celebrità.
«Sono solo stato fortunato. Baciato dal caso: il mio Hope è piaciuto alla gente e anche al presidente, tutto qui. Mi propongono gli spazi che prima non avevo. È cominciato tutto per caso, appiccicando adesivi in giro con la faccia di un lottatore di wrestling francese, André The Giant, era l´89. Uno scherzo che è diventato serio, una critica alla propaganda politica e al consumismo di massa, che si è poi trasformato in un´altra icona, Obey, una specie di Grande Fratello urbano che ci controlla e comanda.
Ho studiato alla scuola di design di Rhode Island, poi ho fondato il mio Studio number one a Echo Park: una contro-estetica metropolitana che riporti lo spazio pubblico alle idee di tutti. La street art ha il vantaggio di poter essere rovinata, è nella sua natura».
Lei ha una causa aperta con l´Associated Press.
«Mi hanno accusato di aver usato la loro foto per il poster di Obama, ma in realtà io l´ho trasformata. Non credo che il copyright abbia senso quando un´immagine o un prodotto vengono riusati per dare una diversa interpretazione delle cose. Il diritto alla proprietà intellettuale finisce dove inizia un´opera diversa, ed oggi con Internet questo processo è inevitabile. Non ci sarebbe un futuro del linguaggio senza un originale».
Lei lavora anche per la pubblicità delle grandi corporation. Come si concilia la sua poetica con il capitalismo?
«L´arte non mi dà da vivere, le aziende sì. Se la pubblicità può diventare comunicazione estetica e non solo ossessione al consumo, perché no? Io provo a estrarre il positivo o il negativo da quello che mi interessa, e anche i marchi offrono spunti perché parole della modernità».
La crisi economica ha avuto effetti sul suo lavoro?
«Io compro poco, mi basta poco. Ma mi assumo le colpe dell´America di Bush».
Ci sono altre immagini di uomini e donne della politica o dell´arte sui quali le piacerebbe lavorare?
«In questo momento no».
Conosce il primo ministro italiano Silvio Berlusconi?
«So di lui, ma non abbastanza. Studierò per una prossima occasione».







