I GIORNALI SI ACCORGONO DELL’ASSEDIO A CAMPOSANTO DALL’ORTO: ‘LA SITUAZIONE STA PRECIPITANDO’. MA LUI NON MOLLA, GENTILONI E MATTARELLA FRENANO, E SI È GARANTITO L’APPOGGIO DEI GRILLINI. E ORA TORNANO IN GIOCO LE ‘MAGGIORANZE VARIABILI’: SI VOTA SU OGNI TEMA SENZA OBBLIGHI DI FEDELTÀ AL DG

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1.L’AD ASSEDIATO DAI DEM

Tommaso Ciriaco per la Repubblica

 

ANTONIO CAMPO DALL ORTO ROBERTO FICO ANTONIO CAMPO DALL ORTO ROBERTO FICO

Ora che in Rai il testacoda è completo, Antonio Campo Dall' Orto osserva con distacco un po' irreale le settimane d' inferno che l' attendono. «Ho letto l' intervista di Guelfi - commenta con gli amici nel corso dell' ennesima, lunghissima giornata di passione - che posso dire? Lui è emanazione di Renzi, parla perché Renzi vuole che parli...». Come a dire, adesso che il consigliere più fidato - e più renziano - mi ha voltato le spalle, il mondo alla rovescia è sotto gli occhi di tutti: la "sfiducia" arriva da chi l' aveva portato alla guida della Rai, promettendo di non mettere mai bocca su viale Mazzini.

 

Sia chiaro, il manager di Conegliano non ha intenzione di mollare. «Non mi dimetto - sostiene in privato, come fosse cosa scontata - continuo il mio lavoro ». Lavorare, dunque, eppure la cronaca di queste ore sembra sfidarlo: il caso Report spacca l' opinione pubblica, la "maggioranza" del consiglio d' amministrazione lavora per imbrigliare il suo ad, mentre batterie di deputati dem - guidati da Michele Anzaldi - lo bombardano.

 

ALFANO CAMPO DALL'ORTO ALFANO CAMPO DALL'ORTO

«C' è tanto da fare, se me lo lasceranno fare. Altrimenti andranno prese delle decisioni».

Le carte sono sul tavolo, in effetti. Eppure, la virulenza degli attacchi renziani ha comunque colpito l' amministratore delegato. Di buon mattino, incrociando proprio Guelfi, non ha potuto evitare di mostrargli l' intervista. E quel messaggio senza sconti che il consigliere gli aveva riservato: "L' ad deve chiarire molte cose, pronti a votargli sempre contro". Poco importa come è andato avanti il chiarimento, perché la sostanza è una e una soltanto: la situazione non rischia di precipitare, sta già precipitando.

 

Fin quando gli attacchi arrivavano dal centrodestra, nessun problema. Ma quando partono dal consigliere ultra-renziano, fino a ieri il suo miglior amico in cda, come è possibile andare avanti? Campo sa che esiste un punto di rottura, come in ogni dinamica, anche se farà di tutto per evitarlo: «Non ho intenzione di mollare - confida agli amici - Poi è chiaro che se il cda mi boccia tutto, non si può andare avanti».

 

Adesso, però, è il momento di lottare. Le prossime settimane sembrano montagne russe con la cintura di sicurezza slacciata. E il merito del braccio di ferro conterà fino a un certo punto, di fronte alla messa all' indice renziana. Certo, a giugno le novità non mancheranno: sono attesi i nuovi palinsesti, mentre sulla programmazione di Rai1 il manager già lavora da tempo.

VERDELLI FICO CAMPO DALLORTO VERDELLI FICO CAMPO DALLORTO

 

Su Report, invece, attenderà l' istruttoria che gli ha promesso Daria Bignardi, direttrice di Rai3. Magari proverà anche a rispolverare quel manuale di diplomazia che sembra aver lasciato fuori dai cancelli di viale Mazzini. Ascolterà quanto i renziani avranno da dirgli, pur nutrendo poche illusioni sull' esito del confronto. E tenterà di smussare lo smussabile, forse anche giocando di sponda con i consiglieri di centrodestra. Da quando Virus non va più in onda, ad esempio, non c' è traccia di trasmissioni di approfondimento politico riconducibili a quell' area: perché non concedere una tribuna?

 

PAOLO MESSA PAOLO MESSA

Nessuna lottizzazione, sia chiaro, solo brandelli di diplomazia.

Le idee sono tante, l' importante è non arroccarsi in un castello assediato, contando solo sulla "protezione" insolita dei cinquestelle. Ieri, per dire, gli hanno riferito dell' audizione dei consiglieri in Vigilanza: c' era il grillino Airola in trincea per difenderlo e i dem ad attaccarlo. Un mondo alla rovescia, come detto, la conferma che tutto rischia di precipitare. «Io lavoro - detta la linea a sera - perché cose da fare ne ho tante, che altro posso fare? Se mi lasceranno agire, bene. Altrimenti, prenderò atto».

 

 

 

2.CAMPO DALL' ORTO SOTTO ASSEDIO IL CDA RAI PRONTO A SFIDUCIARLO

Francesco Bei e Carlo Bertini per la Stampa

Guelfo Guelfi Guelfo Guelfi

 

Il bombardamento va avanti da settimane. Dopo un' altra giornata di passione sul caso Report le voci di dimissioni del direttore generale Rai si rincorrono fin dalla mattina, ma lui non sembra avere intenzione di andarsene, insomma per mandarlo via lo devono cacciare, se ci riescono. Questo in sostanza fa capire ai suoi interlocutori Antonio Campo Dall' Orto. Finito da mesi nel mirino dei renziani, che non gli fanno più sconti su nulla; e che però ora si trovano di fronte a una strettoia, perché quandanche dovesse liberarsi la poltrona che scotta, magari con un voto di sfiducia del consiglio di amministrazione.

 

Voto che allo stato non viene affatto escluso dal Pd, anche se dovrebbero fronteggiare un problema di prima grandezza: trovare un sostituto a breve e talmente valido da poter conquistare poi la maggioranza dei voti in un cda politicamente frastagliato. Operazione assai ardua.

CDA RAI GUBITOSI MAGGIONI CONSIGLIO AMMINISTRAZIONE VIALE MAZZINI BORIONI CDA RAI GUBITOSI MAGGIONI CONSIGLIO AMMINISTRAZIONE VIALE MAZZINI BORIONI

 

Tanto che uno dei consiglieri frena, «bisogna pur garantire una guida all' azienda», quando gli si chiede se sia in preparazione un blitz nel prossimo cda del 4 maggio. E se a questo si aggiunge la voglia di stabilità che prevale sempre nei Palazzi, specie in tempi di massima incertezza del quadro politico, si può capire quanto la posizione del dg Rai sia «fifty-fifty», per usare una sintesi efficace di chi segue da vicino la questione.

 

rita borioni rita borioni

Renzi, che avrà voce in capitolo dopo esser eventualmente rieletto segretario Pd, si trova dunque di fronte al bivio: non fermare il cannoneggiamento, con la prospettiva di andare in campagna elettorale con il numero uno Rai sempre più schiacciato sui grillini, oppure riaprire un canale di dialogo. Ed è quello che i fiorentini del giro stretto scommettono che il leader Pd farà a maggio insieme ad altre gatte da pelare. «I problemi sono molti, i rapporti tra lui e Matteo non sono mai stati così tesi, ma una sfiducia avrebbe troppi contraccolpi con i 5Stelle», ammette un dirigente del cerchio stretto renziano.

 

Dunque non è che la sorte del Dg sia segnata, ma il clima si appesantisce, visto che l' ultima riunione del cda del 13 aprile scorso è stata tesissima, almeno così la raccontano; e la prossima del 4 maggio si preannuncia non da meno.

 

La volta scorsa, su nove consiglieri, sei hanno assunto posizioni problematiche, con i tre membri di area centrosinistra - Siddi, Borioni e Guelfi - molto battaglieri sul piano di produzione. E ieri il consigliere centrista Paolo Messa ha consegnato alla Vigilanza un dossier di venti pagine per «segnalare una più generale visione critica dell' attuale governance», cinque punti compreso quello sui rilievi mossi dall' Anac nei confronti della Rai.

franco siddi franco siddi

 

Nel merito, le questioni che scottano, riferite dai membri della Vigilanza al termine dell' ennesima audizione dei vertici aziendali, sono diverse: dal piano sull' informazione che non è stato ancora presentato, fino alla risposta alle questioni sollevate dall' Anac sulle nomine, in particolare quella fatta lo scorso settembre del capo della sicurezza. Un casus belli, anche se la cosa più eclatante sul piano politico è l' attesa prolungata per il piano dell' informazione.

 

«La drammatizzazione è stata provocata dai 5Stelle che ne hanno fatto un paladino politicizzando la questione», assicura un dirigente del Pd. Anche se a sentire cosa dice Francesco Verducci, membro della Vigilanza vicino a Orfini, si capisce quanto la posizione del Dg sia in bilico.

 

«La Rai deve avere un management all' altezza del mandato. Chiediamo risposte sul piano di informazione, sulla questione lavoro dove ci sono disparità di trattamento, sui rilievi Anac sulle nomine. Aspettiamo risposte all' altezza del mandato, visto che - dopo la riforma della governance che assegna grandi poteri - ne aspettiamo ancora più di una».

 

MICHELE ANZALDI MICHELE ANZALDI

Tradotto: Campo Dall' Orto è atteso al varco. «Il cda sta sul merito dei problemi e fa la sua azione di controllo e di indirizzo sul merito delle questioni poste», chiarisce uno dei membri di area Pd, Rita Borioni. «Certo, se si presenta un buon piano di informazione sono felice, se no è un problema. Così come sarebbe un problema senza le azioni dovute per mantenere l' azienda vitale».

 

 

3.IL DG STRETTO TRA LE MAGGIORANZE VARIABILI

Paolo Conti per il Corriere della Sera

 

E adesso? È la tipica domanda che si moltiplica nei corridoi della Rai a ogni crisi tra vertici aziendali e politica.

Quindi anche stavolta: e adesso come farà il direttore generale Antonio Campo Dall' Orto ad andare avanti, senza più una maggioranza certa in consiglio di amministrazione (dopo l' esplicita crisi col Pd), senza un interlocutore-sponsor com' era Matteo Renzi a Palazzo Chigi quando lo volle a viale Mazzini, nell' agosto 2015?

 

Da domani tornano alla ribalta le maggioranze variabili.

ARTURO DIACONALE ARTURO DIACONALE

Ovvero, di volta in volta, in Consiglio il voto «aperto» sui singoli problemi. Chi è vicino al direttore generale le chiama già «maggioranze di buonsenso, nell' interesse dell' azienda». Questa la situazione: freddezza col Partito democratico, consiglieri del centrodestra (Arturo Diaconale) che parlano di contrasti consiglio-direzione generale, il consigliere moderato Paolo Messa che definisce «poco trasparente» quello stesso rapporto.

 

Una cosa è certa: Antonio Campo Dall' Orto non vuole (e non può) passare adesso come l' uomo del Movimento 5 Stelle, dopo la doppia levata di scudi in suo favore. La prima, giorni fa, quando il presidente della commissione di Vigilanza, il grillino Roberto Fico, disse che il direttore generale andava «difeso» dopo gli attacchi del Pd. E la seconda appena ieri, quando lo stesso Fico ha quasi gridato «giù le mani da Report ». Ovvero non si chiude nessuna trasmissione.

 

Proprio quella (guarda caso) che ha cambiato il pilota con il via libera proprio di Campo Dall' Orto.

E c' è un altro elemento di certezza. Dalle stanze della direzione generale arriva una smentita secca e decisa a chiunque parli di dimissioni o di passi indietro: Campo Dall' Orto ha un contratto che scade nell' agosto 2018, fanno sapere al Settimo piano di viale Mazzini, e non è immaginabile un suo disimpegno. Del resto le scadenze sono tante. A cominciare dal 4 maggio, quando il direttore generale dovrà ripresentare in consiglio i piani di produzione per i palinsesti della prossima stagione 2017-2018 che dovranno essere sottoposti agli investitori pubblicitari il 28 giugno. Uno snodo cruciale per la vita economica ed editoriale della Rai.

carlo freccero 5 carlo freccero 5

 

Sulla quale incombe una tempesta: il tetto ai compensi dei divi, dei presentatori e dei conduttori: da Fabio Fazio a Carlo Conti, da Bruno Vespa per arrivare ad Antonella Clerici.

Dal Palazzo non è arrivato per ora nessuno strumento che possa consentire alla tv pubblica di derogare, dopo il 30 aprile, dall' articolo 9 della legge 198 del 26 ottobre 2016, quella che in sostanza stabilisce in 240 mila euro il limite dei compensi del personale pubblico e delle società partecipate. E la Rai è controllata, al 99,9%, dal ministero dell' Economia...

 

 

 

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TRAVAGLIO ASFALTA EU-GENIO – ‘’FASCISTA SOTTO IL FASCISMO,  ANTIFASCISTA DOPO LA CADUTA DEL DUCE, DA ALLORA SCALFARI PASSA PER UN SINCERO DEMOCRATICO: SIA DA LIBERALE, SIA DA RADICALE, SIA DA DEPUTATO SOCIALISTA, SIA DA FILOCOMUNISTA, SIA DA MANGIAPRETI, SIA DA PAPISTA, SIA DA LETTIANO ANTI RENZI, SIA DA FILORENZIANO. IL TRAVESTIMENTO DURA 72 INTERMINABILI ANNI. POI L'ALTROIERI NON CE LA FA PIÙ ED ESPLODE NELL'URLO PIÙ LIBERATORIO: LA DEMOCRAZIA È UNA CAGATA PAZZESCA!’’

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