Anselma Dell'Olio per "Il Foglio"
FRANCA SOZZANI
Partenza superba per la 67esima Mostra del cinema di Venezia con la cena in onore di Quentin Tarantino - presidente della giuria che decide i Leoni - e un centinaio di beautiful people a Palazzo Papadopoli sul Canal Grande. Franca Sozzani, la storica direttrice di Vogue Italia (l'edizione che conta, Lo Sanno Tutti) ha lavorato fino all'ultimo sul placement: si vedeva, con conversazioni degne di un'arte che sembrava scomparsa dalle cene ufficiali. Il regista di "Bastardi senza gloria" era tonico, elegante e brillante, lontano dal look letto-disfatto di passate visite.
PAOLO BARATTA
L'autore di "Pulp Fiction" è un ammiratore appassionato di Sergio Corbucci. Di questo gigante del cinema di genere italiano, misconosciuto dai critici ma non dal pubblico che lo amava, ha personalmente scelto per la Mostra due delle sue opere preferite: "Minnesota Clay" (1965) e "I crudeli" (1967). Del primo dice che è un grande film, del secondo che è la migliore sceneggiatura di spaghetti western. Il 7 settembre l'ex commesso di videostore terrà un panel per festeggiare le qualità di un regista italiano scomparso troppo presto.
Quentin Tarantino - Da Il GiornaleLa fantastica Nori Corbucci è pregata di rompere gli indugi e recarsi al Lido per raccogliere gli omaggi di un premio Oscar al suo adorato marito. Tra i vivacissimi invitati c'erano Marco Mueller, Jessica Alba, Danny Trejo (il cattivissimo tatuato di tanti film di Tarantino e protagonista di "Machete" di Robert Rodriguez, fuori concorso) Sabrina Impacciatore, Stefania Rocca, Paolo Cuniberti (la Slingshot Productions), Gabriele Salvatores, Lapo Elkann e Shirin Neshat, video artista iraniana dagli occhioni dolenti, Leone d'argento l'anno scorso con "Donne senza uomini" e ora presidente della giuria di Orizzonti. Il preferito della bassottina era Arnaud Desplechin ("Rois et Reine", "Racconto di Natale") gran conversatore dall'inglese impeccabile e membro della giuria dei Leoni.
wt05 selma dalloglio cecilia bottaro
Terrificanti disguidi al ritiro degli accrediti: addetti per Industry, radio-tv, stampa estera a caccia di clienti; quello per la stampa italiana (con una fila di giornalisti sempre più lunga ed esasperata) lento e smarrito di fronte alla complessità della situazione; ciliegina sulla torta: un solo computer per tutte le operazioni. Paolo Baratta, presidente della Biennale, irritualmente assente dalla cena Vogue. Furioso, si sussurra, perché l'impeccabile Sozzani ha respinto il suo tentativo di mettere le mani sulla festa.
lapo elkann EMMEVI
Sul fronte dei film, l'eterna lotta tra il finto capolavoro e la genuina pellicola di serie B. Alla prima categoria appartiene "Black Swan" di Darren Aronofsky, ballet-movie che nel tentativo di rifare "Scarpette rosse" di Powell & Pressburger accumula luoghi comuni: la vita e l'arte, la titolare e la sostituta, il cigno nero dentro di noi (per dare un'idea del kitsch: ballerinette-carillon che perderanno le gambe, Tchaikovsky sulle suonerie dei cellulari).
Bacio saffico per Natalie Portman portmanAl secondo appartiene "Machete" di Robert Rodriguez e Ethan Maniquis: in principio c'era il trailer, tra la prima e la seconda parte del tarantinesco "Grindhouse". Ironia (e autoironia) spinta al massimo, teste tagliate con il machete, una crocifissione così affollata di riferimenti che richiederebbe le note a fondo pagina, tacchi a spillo di vernice rossa e un termometro da forno come armi improprie ma letali. Notevole anche "Legend of the Fist: The Return of Chen Zhen" di Andrew Lau, il regista di Hong Kong che regalò a Martin Scorsese la fantastica trama di "The Departed".