IL MAGLIO DELLA MAGLIE - il racconto pop di Enrico Deaglio è la pietra tombale sul povero Marrazzo (SE LO LEGGE COSSIGA) - DARIO ARGENTO: COME TI AMMAZZO LA VECCHIA - IL BOSCHETTO DELLA LETIZIA MORATTI in piazza del Duomo - ARCHISTAR PER IL LOGO DEI SERVIZI SEGRETI (ORA CAMBIA TUTTO)...
Maria Giovanna Maglie per Dagospia
Caro Dago, tutto un week end a fare la maglia, l'unico vero risultato è che ho scoperto usi fantastici del ferro da calza, contro gli scocciatori. Mgm
marrazzo
1) IL PATIBOLO DE L'UNITÀ
No, il racconto pop di Enrico Deaglio è la pietra tombale sul povero Marrazzo. Una cosa è la generosa dichiarazione di comprensione di Pupi Avati, del tutto condivisibile, altra è l'articolessa finto lirica tanto per trovare altri argomenti contro l'odiato Berlusca. Con dolenti e logorroici difensori così si finisce davvero sul patibolo. Sentite che roba, a partire appunto dal titolo "Marrazzo, quattro passi da solo verso il patibolo":
NATALIE TRANS FORMATA IN MARYLIN
"Nella tarda mattinata di venerdì tre luglio del 2009, il governatore del Lazio, Piero Marrazzo, viaggia con l'autista della Regione sulla via Cassia. I quotidiani sono pieni di notizie sugli scandali sessuali del presidente Silvio Berlusconi; addirittura il presidente della Repubblica è intervenuto per imporre alla stampa una moratoria in occasione del G8 che sta per aprirsi nell'Aquila terremotata: Berlusconi rischia infatti di presentare al mondo un'Italia grottesca, ricattata e corrotta".
Già si capisce che forse a peccare ci sta andando Piero, ma la colpa è di Silvio e delle sue televisioni.
"Marrazzo fa cenno all'autista. «Fermati qua. Faccio due passi a piedi».
È un gesto di gentilezza. Come dire, "ti tengo fuori da questa storia". Il Governatore, senza occhiali scuri, senza cappelluccio, uno dei volti più riconoscibili della città per il suo passato televisivo e il suo presente politico, scende dall'automobile e si avvia verso uno degli indirizzi più malfamati e loschi di Roma: il numero civico 96 di via Gradoli"
NATALIE
Gli abitanti della strada e del palazzo sentitamente ringraziano,
" Non si sa con quale passo il Governatore compia la sua ultima passeggiata. Se di piede lento o veloce, se assorto o teso, furtivo o trasognato. Ma è possibile che sia semplicemente portato dagli eventi, attratto da una calamita. Non è una sfida, è piuttosto una marcia quietamente disperata verso un confuso patibolo. Al contrario di un "tirem innanz", è un "andiamo fino in fondo, vediamo com'è".
Il patibolo era stato effettivamente apparecchiato e quando Marrazzo vi sale trova non solo chi pensava lo stesse attendendo - l'amante brasiliana Natalì -, ma il campionario dell'Italia di oggi: il pusher che spaccia la cocaina in franchising per conto dei Casalesi; i carabinieri che da tempo lavorano con il pusher e con Natalì (le "mele marce"), il telefonino che gira il video, l'omertà dei coinquilini che non vedono e non sentono niente.
ENRICO DEAGLIO
Lo minacciano, lo umiliano, gli mettono le mani addosso, lo denudano, lo filmano, lo derubano e lo ricattano. Il fatto che sia il presidente della Regione non conta nulla, anzi. La secolare sudditanza dei malfattori e dei carabinieri nei confronti del Potente svanisce".
condominio di via Gradoli 96, a Roma, dove sarebbe avvenuto l'incontro tra il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, e un transessuale di origini brasiliane (foto di Benvegnù-Guaitoli)Vi risparmio a questo punto il parallelo con il rapimento di Aldo Moro, a parte una citazione imperdibile: "Talmente noto era il "covo", che nei primissimi giorni del sequestro l'indirizzo prese a circolare. Il professor Romano Prodi, nel nobile intento di aiutare le indagini e salvare la vita di Moro, dichiarò che il nome di Gradoli era stato fatto nel corso di una seduta spiritica, ma il ministro degli Interni Francesco Cossiga mandò le truppe in una Gradoli in provincia di Viterbo, a vuoto".
Franceschiello, sei atteso sulla biga a tanto smaccata accusa.
Saltiamo alle conclusioni delle avventure di Piero secondo Deaglio.
"In quei tre mesi il Governatore non ha usato, né abusato del suo potere. Ha solo disperatamente aspettato che si attuassero le procedure. La sua storia era cominciata cinque anni prima: candidato alle elezioni perché era stato un popolare conduttore Tv "dalla parte dei cittadini", era già stato sotto ricatto dei suoi avversari politici che avevano pensato di assoldare un viado contro di lui.
condominio di via Gradoli 96, a Roma, dove sarebbe avvenuto l'incontro tra il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, e un transessuale di origini brasiliane (foto di Benvegnù-Guaitoli)
La sua vita personale era a conoscenza di taxisti (i veri untori della morale pubblica romana), il suo partito non lo teneva in grande considerazione, una sua ricandidatura era dubbia, la sua immagine non appariva più quella del vincente difensore del popolo, e, sul piano della voracità economica, scontrarsi contro le cliniche private gli aveva fatto toccare con mano quanto feroce potesse essere la loro risposta".
Capito? E' tutta colpa del tassinaro romano fascista e dei voraci padroni delle cliniche.
base via gradoli"Il nostro presidente del Consiglio, a differenza di Marrazzo, è invece ancora in sella. Gli angiporti di Casoria, la cocaina del pappone di Bari, le ragazzine che lo dileggiano, il mondo che lo dileggia, la dolente prostituta pugliese che lo registra e ne canta la mattina dopo le erezioni, la manifattura di farfalline, le guardie del corpo attonite, ma fedeli (queste non sono "mele marce"), la famigliarità con l'industria del ricatto, si sono dimostrate tutte armi inutili di fronte alla sua prorompente voglia di vita. I suoi sostenitori sostengono la sua primordiale verità: la femmina da possedere, da stuprare, da pagare. I suoi sostenitori ridono del debole Marrazzo, delle sue inquietudini e soprattutto della sua inettitudine. La questione del governo, alla fine, è tutta qua".
Ne volevate ancora?
2) LE INDAGINI DE IL GIORNALE
Va bene che i delitti irrisolti in Italia sono una quantità vergognosa, va bene che siamo a discutere della povera Simonetta Cesaroni e tra qualche anno riaffronteremo la morte di Alberica Filo Della Torre, ma addirittura decidere che abbia un senso andare a sentire Dario Argento, nel senso del regista, per trovare soluzioni all'ultimo mistero, l'assassinio con mutilazione di Cocquio Trevisago, è troppo. Anche perché il maestro, si fa per dire, dell'horror, snocciola una banalità appresso all'altra, come ampiamente prevedibile.
Veronica Lario in Tenebre di Dario Argento da Novella 2000
DARIO ARGENTO
«Si tratta di un rebus. È un indovinello pensato apposta per gli investigatori, quasi una sciarada troppo difficile da risolvere rapidamente».
«Ho tante idee, in proposito. Si tratta di vari elementi. Innanzitutto, sappiamo che l'anziana signora uccisa aveva l'abitudine di portare molti anelli alle dita delle mani. E avrà sicuramente aperto la porta a qualcuno che conosceva bene. I vicini, del resto, l'hanno descritta come una persona riservata, che non avrebbe aperto la porta a chi non conosceva bene».
Fin qui ci arriviamo anche noi, che non frequentiamo la Biblioteca Angelica. E allora?
«E allora questa persona, l'assassino, qualcuno che di solito girava intorno all'anziana, dev'essere una donna, innanzitutto. Perché per una donna è più facile farsi aprire la porta, od ottenere la fiducia di un'anziana. Penso a una donna, a una donna molto crudele, anche perché sfilare gli anelli dalle dita di un'anziana non è facile: ci vuole una certa forza. Qui, invece, l'omicida ha pensato bene di portare con sé qualche attrezzo, per tagliare le mani ed eseguire il lavoro del recupero degli anelli a casa, in un secondo momento, con calma».
A quali attrezzi pensa?
«Una sega. O un bisturi. O un piccolo machete. Comunque, dietro le mani mozze intravedo un elemento esoterico».
0 asia24 asia argento papa dario
Quale esoterismo, dietro le mani mozze?
«Le mani danno e tolgono. Le mani toccano. Le mani vengono punite. Rappresentano comunque un simbolo di attività e di potenza. E in tutte le culture svolgono un ruolo comunicativo d'importanza primaria. Mi pare che Freud in molte sue opere parli della simbologia delle mani».
Metterebbe in un suo film questi elementi?
«Sì, certo».
E te pareva.
3) IL BOSCHETTO DELLA MORATTI
Ovvero, scusi signora sindaco, ma perché non è capace di contrastare, contraddire, insomma un tantinello sfanculare i vari Piano e Abbado quando straparlano? Gli architetti star e i direttori d'orchestra divi sono una piaga internazionale, questo è vero; l'ecologismo e l'ambientalismo serviti senza criterio, un tanto al chilo, lo sono altrettanto, e guai a chi osa oggi spiegare che la natura è importante, l'uomo pure, che gli interventi di verde si progettano sulle opere nuove non su quelle già costruite, che a volte la nuda pietra è bella di più dell'alberello piantato a cappella.
0 letizia moratti2 novella2000
Ma di fronte ai capricci e alle stronzate l'unica cosa che dovrebbe contare è la volontà del committente. Non sono più i tempi di Lorenzo dei Medici o di Giulio II, ma la debolezza di sindaci e amministratori vari qualche limite dovrebbe averlo, qualche steccato imporlo, magari due banali argomenti: costa troppo, non ha senso. Invece hanno paura, tremano di fronte ad archistar e company.
0 letizia moratti3 novella2000Così a Milano discutono sulla proposta perentoria avanzata da Renzo Piano di un boschetto in piazza del Duomo e sulla richiesta di Claudio Abbado che vengano piantati novantamila alberi in cittàcome condizione per il suo ritorno alla Scala.
E lei, il sindaco, ha forse ricordato alle due starlettes che l'Amministrazione la guida lei? No, si è affrettata a dirsi d'accordo. Aridatece Albertini, che almeno si circondava di bella gente e la stava a sentire quando parlavano di storia della città e degli esempi delle altre metropoli europee.
4) IL LOGO DEI SERVIZI SEGRETI
A proposito di archistar, ci sono cascati anche quelli del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, insomma i nostri spioni.
Sentivate voi la mancanza del logo con relativo video da far campeggiare su Internet? Noi no, loro si, e l'hanno fatto fare nientemeno che ai Fuksas, nientemeno che accompagnato da video lirico descrittivo della nascita del capolavoro, nientemeno che preceduto da apposito decreto di Palazzo Chigi.
habb 77 regalo per abbado
MASSIMILIANO E DORINA FUKSAS - Copyright PizziSempre a noi villici sembra uno scarabocchio stile colombella della pace, che bastava chiedere alla creatura che lo faceva gratis, ma queste sono piccinerie di chi non capisce l'arte. Le cose stanno ben diversamente, come sta orgogliosamente scritto sul sito, www.sicurezzanazionale.gov.it.
"Il nuovo logo del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica costituisce un atto di liberalità degli architetti Massimiliano e Doriana Fuksas che, con la loro sapiente mano, hanno realizzato "un simbolo di leggerezza e di libertà" che attraverso "un segno unico, fluido e ininterrotto" rappresenta "la rapidità con cui le informazioni convergono da più organismi a quello centrale".
"Il nuovo logo riunisce in un insieme armonico e dinamico tutte le diverse componenti del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica - ciascuna con le proprie funzioni e peculiarità - unite nell'obiettivo comune di garantire l'informazione per la sicurezza a salvaguardia della Repubblica e delle istituzioni democratiche".
Vedrete che risultati col nuovo logo griffato.







