IL TRACOLLO DI “REPUBBLICA” (- 8,2%) E DEL “CORRIERE DELLA SERA” (- 5,2%) - STAMPA A RISCHIO ESTINZIONE: LA GRANDE CRISI SEGA GLI INVESTIMENTI PUBBLICITARI – I DATI - USA TODAY PRIMO GIORNALE USA – MURDOCH, IL PIPPOMARRA USA…
1 - È MARRA IL MURDOCH ITALIANO...
Da "Italia Oggi" - «Uno degli ultimi autentici uomini dei media». Così la rivista viennese Extradienst ha definito il presidente ed editore del Gruppo Adnkronos, Giuseppe Pasquale Marra, alla cui intervista ha dedicato tre pagine. Non solo, Marra è presentato come il «Murdoch italiano».
Ezio Mauro
Nella lunga conversazione con l'Extradienst, alla domanda se sia preoccupato dell'accumulo di un possibile «potere mediatico e politico nella persona del premier Berlusconi», il direttore dell'Adnkronos spiega: «Il monopolio dell'informazione è generato non solo dal conflitto di interessi di Berlusconi, che è innegabile, ma anche da altri conflitti di interessi, sia pure di natura diversa, che dominano l'informazione in Italia e nel mondo».
«Siamo in pochi editori», rimarca, «ad avere interessi esclusivamente editoriali. La gran parte degli editori ha attività prevalenti in altri settori, per non parlare poi delle aziende controllate direttamente o indirettamente dalla politica e dai partiti».
Non sfugge alla testata austriaca la realtà giornalistica dell'agenzia trilingue Aki-Adnkronos International. Su come sia nato questo ponte mediatico sul Mediterraneo Marra spiega: «Preso atto di un mercato interno senza più margini di espansione per l'informazione multimediale e i servizi di comunicazione del mio Gruppo, ho guardato strategicamente a mercati più vasti. Nell'ordine: Europa, Mediterraneo, Medio ed Estremo Oriente e, in prospettiva, America Latina e Paesi dove sono forti la presenza e gli interessi italiani».
Paolo Mieli
2 - La crisi colpisce anche l'editoria...
Luigina Venturelli per "l'Unità" - La bufera finanziaria incombe su un mercato editoriale già povero d'investimenti pubblicitari. E la sfida multimediale attende la carta stampata «alla fine del tunnel». Le preoccupazioni degli editori. Fedele Confalonieri è stato l'unico ad attenersi alla missione - quella implicita affidata al convegno di AssoComunicazione - di ridare fiducia agli investitori mostrando serenità e intraprendenza.
«La gente deve continuare a lavorare e pensare al futuro, finora nel nostro settore non ci sono stati segnali molto brutti. C'è molta sfiducia perchè c'è molta incertezza» ha scandito il presidente Mediaset, che in epoca di scarse liquidità sta addirittura studiando nuove acquisizioni. Ma per gli altri oratori non c'è stato verso, si sono abbandonati allo sconforto della crisi imperante. «Chiunque nel mercato dell'editoria direbbe che quest'ultimo quadrimestre è come nessuno ricorda» ha gelato l'amministratore delegato di Rcs Antonello Perricone. Demolendo i dati speranzosi diffusi di recente dall'Upa, l'associazione degli utenti della pubblicità: «Non so da dove li prenda, pochi di noi ricordano una crisi come quella attuale. Ora è prematuro fare previsioni, certo è che la visibilità del mercato pubblicitario è scarsa e a brevissimo termine, in particolare per i quotidiani».
La nuda realtà economica ha così vinto sul dovere all'ottimismo. Il Libro Bianco sul mercato italiano della comunicazione d'impresa e delle istituzioni - presentato ieri a Milano con i maggiori operatori del settore - parla del resto di un settore fermo, con scarsi investimenti in pubblicità e sempre gli stessi (le solite 600 grandi aziende fanno l'80% del mercato, mentre sfuggono le piccole e medie imprese). Non stupiscono, quindi, le parole dell'amministratore delegato di Mondadori Maurizio Costa: «La preoccupazione di tutti gli editori è molto più rilevante di quanto non si percepisca. Non basta lasciare passare la nottata, usciremo da questo tunnel con uno scenario molto diverso». Nessuno se lo nasconde: se soffre la pubblicità, l'editoria boccheggia (il gruppo Time, per dire, ha annunciato 600 licenziamenti).
E incombe la funesta previsione dell'editore del New York Times: entro il 2043 la carta stampata sarà estinta e rimpiazzata dal web. «La rapidissima evoluzione del mercato impone nuovi modelli organizzativi» ha rilevato Claudio Calabi, ad del Sole 24 ore. La multimedialità è il comune mantra consolatorio.
3 - Edicola dei giornali
Da "l'Espresso" - Rilevazioni di diffusione dei quotidiani
Settembre 2007-2008 medie giornaliere
2007 2008 Var %
Corriere della Sera 638.796 604.156 -5,4
La Repubblica 617.268 566.525 -8,2
Il Sole 24 ore 322.061 326.786 1,5
La Stampa 303.400 304.600 0,4
Il Messaggero 212.200 213.200 0,5
Pippo Marra
Il Giornale 191.430 187.433 -2,1
Il Resto del Carlino 164.809 157.180 -4,6
Libero 125.964 131.813 4,6
La Nazione 132.167 126.445 -4,3
Il Secolo XIX 101.964 100.957 -1
Avvenire 96.382 96.859 0,5
Il Gazzettino 93.600 90.000 -3,8
Il Tirreno 83.862 83.580 -0,3
Il Mattino 80.600 79.950 -0,8
Unione Sarda 71.638 71.188 -0,6
Giornale di Sicilia 62.359 63.318 1,5
La Sicilia 61.282 61.099 -0,3
La Nuova Sardegna 61.657 61.050 -1
4 - QUOTIDIANI AMERICANI, USA TODAY NUMERO UNO...
Da "Italia Oggi" - Con le sue 2,3 milioni di copie distribuite ogni giorno, Usa Today resta il primo quotidiano americano secondo i dati dell'Audit bureau of circulation. È anche l'unico giornale la cui diffusione è aumentata nei sei mesi antecedenti il 30 settembre. Chi ha invece subito la più grossa erosione è stato il quotidiano Atlanta journal constitution, con un tonfo delle diffusioni del 13,4%. In generale, nello stesso periodo i quotidiani americani hanno subito un calo del 4,64, pari a 38,2 milioni di copie, rispetto al calo di diffusione del 2,6% dell'anno precedente. Momento non propizio nemmeno per i giornali della domenica, la cui diffusione è calata del 4,85%.







