LA SINISTRA MEDIATICA IN PREDA A UN "CHE FARE?" DAVANTI AL CASO BERLIGUER-BEHA - AL PARI DEL SANTORO MARTIRE, ANCHE OLIVIERO VA IN ONDA COME EDITORIALISTA DI SPORT AL TG3 PER UNA SENTENZA DEL GIUDICE DEL LAVORO MA QUESTA VOLTA NON è IL BERLUSCONE SADO-MASI A SFRATTARLO DALLO STUDIO (BEHA FA UN INTERVENTO DI DUE MINUTI OGNI DOMENICA SERA!), BENSì UNA ICONA ROSSA COME BIANCA BERLINGUER - LA PRONTISSIMA SOLIDARIETà DEL CONSIGLIERE RAI IN QUOTA ALLA SINISTRA RIZZO-NERVO ESPRESSA A FAVORE DELLA DALEMIANA BERLINGUER è IL SEGNALE CHE BEHA, EDITORIALISTA TRA L’ALTRO DE "IL FATTO QUOTIDIANO", è STATO ABBANDONATO AL SUO DESTINO
1 - BEHA: "IO OSCURATO DALLA BERLINGUER"
Stefano Zurlo per "Il Giornale"
OLIVIERO BEHA
Oliviero Beha, lo Zorro della tv, prima o poi sguaina la spada. Più prima che poi, di solito. Ora il duello è con il direttore del Tg3 Bianca Berlinguer: due anni d'amore e d'accordo, un commento domenicale sul calcio, corrosivo come sa esserlo lui, infine i mondiali che travolgono la nostra nazionale, ma anche il rapporto fra l'algido direttore e il sulfureo giornalista.
Bianca Con Enrico Berlinguer nel 1982
Che subito si stacca di dosso tutte le etichette che vorrebbero appiccicargli: «Non voglio parlare di censura». E di che cosa parliamo? «Di selvaggina». Selvaggina? «Sì, hai capito bene, selvaggina, mi sparano sempre addosso, tutti, tutti tutti. Destra o sinistra non a fa differenza. Finisce sempre allo stesso modo, che mi cacciano».
Ma che è successo? «Succede sempre la stessa cosa. Io faccio grandi ascolti, tutti mi riempiono di attestati di stima, il pubblico gradisce, poi un bel giorno mi espellono come fa l'arbitro, solo che io non ho commesso falli. E nessun quarto uomo è mai venuto a spiegarmi cosa avrei fatto. E poi succede pure un'altra cosa: siccome sono orfano, non ho padrini politici, non appartengo alle lobby giuste, allora la mia cacciata dal video provoca una generale alzata di spalle.
ojo 50 sa curzi bianca berlinguer
grbe07 bianca berlinguer
Io non sono la Busi che mobilita i sindacati della Rai, non sono la Buongiorno epurata da Signorini e icona di certi salotti sinistri, sono uno di cui non frega niente a nessuno. In pubblico, perché in privato io non faccio che rispondere al telefono ad amici e meno amici che solidarizzano, a parole, con me. A sentire il telefono tutto il mondo è con me, poi se metto fuori la testa scopro di essere da solo. Boh».
Insomma, Beha, qualcosa si sarà rotto con la Berlinguer. «Io, tanto per chiarire le idee, sono in video per un ordine di servizio dell'ex direttore generale della Rai. C'era di mezzo una causa, causa penale non di lavoro, con la Rai e Cappon d'accordo con Di Bella mi dirottò al Tg3 a pontificare di calcio.
Intendiamoci: un pontificale di due minuti e mezzo la domenica, che se arrivavo a tre ero convinto di aver recitato i Promessi sposi. Per due anni siamo andati avanti così, prima con Di Bella poi con la Berlinguer. Gli ascolti ci hanno premiato. Tutti mi ripetevano, anche la Berlinguer, "Oliviero come sei bravo". Poi, il patatrac».
RIZZO NERVO
Il patatrac? «Prima dei mondiali io e il direttore ci eravamo accordati. Io avrei seguito l'Italia e alcuni grandi eventi, tipo la partita di inaugurazione e quella di chiusura. Invece, la sera dell'inaugurazione, un paio d'ore prima della partita, mi dicono al telefono una frase molto carina: non sei previsto. Io allora mi faccio passare la Berlinguer che sempre molto educatamente mi dice: stasera c'è il Sudafrica e mi sbatte giù la cornetta. La domenica fila liscia, il lunedì entro in studio e mi microfonano per seguire l'Italia.
A quel punto dopo qualche secondo di trambusto, mi tolgono il microfono e mi sbattono fuori. Chiedo spiegazioni al vicedirettore Giuliano Giubilei che sempre molto carinamente, mi spiega: ci siamo dimenticati di dirti che non eri previsto. Mi rivolgo al direttore che mi liquida urlando: tu non puoi venire quando ti pare. Il 27 giugno, domenica, dovrei entrare nel mio fortino di due minuti e mezzo, ma mi buttano fuori dallo studio.
Non parlo, non parlo più di calcio, nemmeno la domenica. L'indomani, 28 giugno, avrei un appuntamento già fissato con la Berlinguer, ma lei mi anticipa col solito telefono: tu mi ricatti con l'ordine di servizio Cappon, tu vai in giro a dire che procederai per avvocati, io non ti do nessun appuntamento. E questo è tutto. Ora il campionato è ripreso, nessuno mi ha chiamato, però giovedì alla festa del Pd a Pesaro qualcuno mi ha chiesto: ma sei sicuro di andare in onda domenica?».
Il risultato è curioso: Beha riceve periodiche standing ovation cui segue, più puntuale di un treno svizzero, la cacciata da parte di chi l'aveva appena ricoperto di elogi. E lui, altrettanto puntualmente, scatena avvocati e giudici.
la doccia di Santoro su Novella 2000
Certo, è avvilente che i palinsesti li facciano i magistrati. «È avvilente, concordo, ma è ancora più avvilente che il direttore mi tolga la sedia senza neanche avere la decenza di dirmi almeno "mi fai schifo", anzi dopo aver studiato con me i contenuti degli interventi. Tanto il sottoscritto non è battezzato in certi salotti. È così dal 2002, quando fui assunto come vicedirettore per rifondare lo sport e invece fui relegato alla radio. Dove fui retrocesso a caporedattore, allora chiesi di andare in Spagna ma mi risposero che non si poteva fare perché là c'era un caposervizio e mi avrebbe fatto causa.
Poi ci è andato Badaloni, si vede che per lui si poteva fare. E allora, per non arrugginirmi, mi offro: sono disponibile a uscire a cena con la Busi o la Hunziker e pure ad incontrare la famiglia Tulliani. Infine mi rivolgo a Vespa per il prossimo Sanremo: so che vorrebbe come spalle la Franzoni o Marrazzo. Però faccia uno strappo: ci sono anch'io».
2 - "FATTI, NON RICATTI DEGLI AVVOCATI"
Oliviero Beha per Il Fatto Quotidiano
La chiusura del mio spazio nel Tg3 domenicale delle 19 mi dispiace tantissimo: per me, per l'azienda, per i telespettatori. Ed è soprattutto per rispetto nei loro confronti che debbo precisare le circostanze della mia "espulsione", raccontate a modo suo qui ieri dal Direttore, Bianca Berlinguer. Nessuna ironia, solo fatti.
1ag13 d dellavalle sbadiglio
Per esempio non ho mai usato la parola "censura", né in radio né altrove. Ho solo informato gli ascoltatori di Radio 24, lunedì scorso, ospitato per parlare di tifo e tessere, che la sera prima non avevo potuto cominciare i miei commenti domenicali sul campionato. Ho usato il termine "estromesso" e "non previsto": sono fatti.
Potete chiamarli come volete. Vale per il Consigliere Rai Rizzo Nervo solidale con la Berlinguer e per il Cdr che mi "accusa" di non essermi mai rivolto a loro. Ergo, direi il falso e il Direttore il vero. E invece non mi sono mai rivolto a loro perché non avevo e non avrei alcuna intenzione di aprire contenziosi, dunque non ce n'era motivo reale almeno fino a domenica scorsa.
y rj48 moggi
Berlinguer afferma che avrei un contratto con il Tg3 ma del precedente direttore, Di Bella, dal luglio 2008. Sbaglia, e lo sa. È infatti sulla sua scrivania un Ordine di servizio del Direttore generale di allora che mi incarica di svolgere al Tg3 l'opera di editorialista "per sport, costume e difesa del cittadino". Ordine di servizio chiaramente "impersonale", susseguente a una mia querela penale per precedente omessa esecuzione di sentenze a mio favore del giudice del lavoro, archiviata proprio di fronte a quell'impegno preso dalla Rai nei miei confronti come "segno di disponibilità aziendale".
Giancarlo Abete Lega Calcio
Berlinguer cita il "ricatto degli avvocati". In realtà sta attaccando così il giudice e il Direttore generale. Sono fatti. Dice che mi presentavo in studio quando mi pareva. Non è vero. Fino a maggio scorso ero previsto la domenica e nel caso convocato per commenti immediati a fatti del giorno di carattere socio-sportivo. Così è andata.
Per i Mondiali sudafricani abbiamo concordato de visu su mia proposta di continuare ovviamente la rubrica domenicale e di seguire l'Italia e la manifestazione in generale, con la fortuna che mai, dico mai, l'orario delle partite era contemporaneo al Tg3 delle 19. Non lo sapeva, ne è rimasta contenta. Eppure il giorno dell'inaugurazione mi ha negato la presenza.
Lunedì 14, debutto italiano alle 20:30, mi sono presentato in studio e sono stato cacciato. Da allora mi ha riservato di persona e al telefono solo mancanza di rispetto. Dopo l'intervento "normale" di domenica 20 sono tornato di routine domenica 27 e mi hanno respinto di nuovo, come un abusivo. Certo che da allora è tutto precipitato. Ma chi arreca danno all'immagine Rai, al "prodotto", al rapporto con il pubblico fidelizzato in due anni ininterrotti? Io? Sicuri?







