SteG per "Il Giornale"
Lucia Annunziata
Lucia come l'imperatore Enrico IV: anche lei è scesa a Canossa. Eh sì, perché l'Annunziata d'antan, la ricorderete tutti, è una barricadera della prima ora. Nasce (politicamente e giornalisticamente, s'intende) nelle contrade di una sinistra contestataria, la sinistra d'opposizione, quella che alza il pugno nelle manifestazioni e inneggia al Che.
Scriveva al manifesto, Lucia, e poi nella Repubblica scalfariana. Una sinistra insomma che oggi sarebbe tutelata dal Wwf perché in estinzione. Una sinistra che in molti casi è andata imborghesendosi, ma non diteglielo perché s'arrabbierebbe. E Lucia ha seguito l'onda, ha capito l'antifona, sarebbe meglio dire oggi che sta per approdare, firma di pregio e di livello, sulle nobili e venerate colonne dell'Osservatore romano.
Eh sì, Lucia l'ha capita benissimo l'antifona, la capì forse già il giorno in cui divenne presidente Rai (seconda donna dopo Letizia Moratti a ricoprire quella carica) e dopo una carriera di prestigio e di merito in quel di Raitre, che negli anni Ottanta non per nulla fu ribattezzata Telekabul, e coronò il sogno di sedersi nella poltrona più alta e più ambita di viale Mazzini.
Direttrice di Ap-Biscom nel Duemila, quella che poi divenne Ap-Com, Lucia si dichiarò al settimanale cattolico Petrus «atea e marxista» ma «estimatrice di Benedetto XVI e della famiglia». Insomma stava al contempo con il diavolo e l'acquasanta.
Ora, è finita come Enrico IV, è scesa a Canossa. Lui si era cosparso il capo di cenere attendendo inginocchiato il perdono del Papa, lei scriverà sull'Osservatore e magari un giorno rinnegherà la «sua» sinistra.