Riceviamo e pubblichiamo
Gentile signora Ferrario,
TIZIANA FERRARIO
questa notte mi sono affannato in una serrata consultazione di testi giuridici per verificare se nonostante anni di studio del diritto esisteva in me una grave lacuna: la non conoscenza del "diritto di proprietà di condizione televisiva", magari un diritto ereditario o ascrivibile alla categoria dei "diritti reali", come le proprietà immobiliari.
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Eppure, l'impegno e il mancato sonno non sono stati compensati. Si potrebbe pensare all'enfiteusi che è un diritto reale di godimento su proprietà altrui ma si tratta di una fattispecie diffusa nel Medioevo scarsamente applicabile alle conduzioni televisive.
Galgano, Gazzoni, Torrente, Trimarchi, Trabucchi ma neanche Rodotà o Cesare Salvi non contemplano una potestà tale, inamovibile e a vita, sulle conduzioni televisive.
Vale la pena allora spostarci dall'ambito del diritto per ricordare che secoli di lotta e sacrifici hanno posto fine all'assolutismo monarchico e ai privilegi feudali. Perché ritenersi presuntuosamente inamovibili nel ruolo di conduttore equivale ad affermare un diritto feudale.
«L'état, c'est moi!», ripeteva Luigi XVI, campione dell'assolutismo, «Le Tg1, c'est moi!» mi sembra di sentir dire. «Il Tg1 non fa scoop», leggiamo. Eppure, accade che La Stampa riprenda le inchieste del Tg1 sul degrado di Pompei, che si anticipi di un giorno le dimissioni del comandante del Ris di Parma, che il collega Cassieri intervisti, anticipando altre testate europee, il futuro presidente ucraino.
GENNARO SANGIULIANO E SIGNORA
MINZOLINI
Ma, forse, lei troppo impegnata a contemplare il proprio ego per accorgersi di queste cose.
Tutte le critiche sono legittime e appartengono alla dialettica democratica ma non sfugge a nessuno che la sua lettera appare quando lei è stata destinata ad altri incarichi.
Un consiglio, la Bibbia riserva agli umili l'onore e la saggezza, ne tenga conto.
Hugo Grotius