LEOSINARIO MINIMO, GODURIA MASSIMA - GLI ARTICOLI IN LODE DI ‘STORIE MALEDETTE’, CHE HA INCASSATO GLI ASCOLTI MIGLIORI DAL 2014 - ‘UNA PERIZIA LINGUISTICA CHE MISCHIA RICERCATEZZE BAROCCHE A TRIVIO DA BAR, PER COMPIERE UN PICCOLO MIRACOLO: RIAPPACIFICARE CON LA LINGUA ITALIANA. ''IVANO RUSSO, RESISTIBILE IDOLO DI AVETRANA, PORTATORE DI ARDORI LOMBARI VERSO LA QUESTUANTE DELL’AMORE SARAH SCAZZI…’

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1 - FRANCA LEOSINI, FREDDA ANALISTA DEI DELITTI MA ICONA DELL' EMPATIA

Aldo Grasso per il “Corriere della Sera

 

È tornata Franca Leosini con le sue «Storie Maledette» per dedicare due puntate all' omicidio di Sarah Scazzi, la giovane di Avetrana uccisa a 15 anni il 26 maggio 2010.

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Lei si definisce un' instancabile indagatrice di anime, narratrice di persone che cadono nel buio della coscienza: «Capire, dubitare, raccontare: mai come in questo caso i miei verbi, quelli che frequento di più, come scelta narrativa, etica e di rigore, si sono confermati importanti».

 

Anche in Dino Buzzati c' era sempre questa tensione al tragico attraverso il patetico (ogni delitto che raccontava era patetico, letteralmente un' esplosione di sofferenza), questo bisogno di tradurre l' angoscia più cupa dell' esistenza in un teatro del quotidiano. Per questo la sua scrittura cercava continuamente una mediazione estetica per non cedere al dolorismo, per non assecondare la nostra morbosità nei confronti dell' orrore.

Qual è lo stile di Franca Leosini? Uno stile, per altro, ormai così riconosciuto che le ha meritato un invito al Festival di Sanremo di Claudio Baglioni (la gag è stata alquanto modesta, in verità).

 

franca leosini franca leosini

La Leosini è una sgobbona, bisogna ammetterlo: prima di incontrare Sabrina Misseri e Cosima Serrano, cugina e zia della vittima, condannate all' ergastolo e recluse nel carcere di Taranto, la giornalista napoletana ha studiato tutte le carte del processo.

 

Poi scrive, scrive e in trasmissione legge tutto (più radio che tv): è il suo modo di fare letteratura, anche se ho molti dubbi sulla tenuta stilistica della sua prosa, piena di barocchismi («ardori lombari», «bipede sgualcito»), e sul suo marcato sociologismo (il vero colpevole è sempre il contesto). I leosiners (i suoi numerosi fans) amano l' enfasi retorica consacrata fatalmente alla vittima, ma amano ancora di più il personaggio, vagamente fuori moda eppur affascinante, fredda analista dei delitti eppur icona dell' empatia.

 

 

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2 - LEOSINI FA IL RECORD CON AVETRANA "AFFRONTO LE STORIE CON EQUIDISTANZA"

Michela Tamburrino per “la Stampa

 

Un fenomeno televisivo quello di Franca Leosini, capace di catalizzare l' interesse del pubblico, di strappare audience alla concorrenza anche di casa e di tracciare una linea netta su come si fa televisione d' inchiesta. Storie maledette raccoglie il 7.53% di share, quasi 1,9 milioni di telespettatori (e punte dell' 11% di share e 2 milioni) e segna il record di ascolto del programma dal 2014, domenica su Rai 3 in prima serata.

 

Una platea, la sua, istruita, prevalentemente femminile e fortemente interattiva. Il programma va fortissimo sui social network, è il commentato del giorno in Rete. Merito di Leosini che è un' icona e non solo nell' universo spinoso della giudiziaria. Conducesse Sanremo probabilmente il successo sarebbe lo stesso, tanto è entrata nell' affezione del telespettatore generalista. «Merito» anche delle protagoniste della prima puntata di domenica sera, al centro di una storia che prenderà due appuntamenti.

 

franca leosini sulle magre franca leosini sulle magre

Dall' altra parte del tavolo siede Sabrina Misseri, giudicata colpevole d' aver ucciso la cuginetta Sarah Scazzi. Per gelosia, per amore. Con lei, condannata anche la madre Cosima che per una felice intuizione di sceneggiatura è stata posta ad interagire con la figlia ma in lontananza. Ma perché questa storia ha tanto catturato l' interesse della gente? Forse perché Leosini ha dato una lettura diversa della vicenda mettendo in luce le crepe dell' inchiesta e confrontando la verità processuale con la verità possibile?

 

«Io affronto sempre le storie che tratto con grande equidistanza, per rispetto del protagonista e per rispetto del pubblico. Un dovere morale per una professionista come me che sa valutare le conseguenze di un processo. Bisogna anche dire che esistono eventi di cronaca che diventano storia. Questo attiene alla realtà dei personaggi e all' ambiente in cui i fatti avvengono. Luoghi che si fanno paesaggi dell' anima».

 

franca leosini avetrana franca leosini avetrana

Come Avetrana, un piccolo centro che rimanda un po' Peyton Place, oppure? «Se dovessimo fare un parallelo italiano, parlerei di Cogne, per l' intensità dei personaggi». Archetipi tragici che si muovono in un universo malato. «Nella prima puntata ho descritto l' ambiente, il paese che da luogo gentile si trasformerà in capitale del pettegolezzo. Nella seconda puntata la figura del padre di Sabrina, Michele Misseri, esploderà. Per la prima volta intervisterò una collega giornalista, la vostra Maria Corbi che per lavoro è stata molto addentro alla storia che narriamo».

 

Franca Leosini, soddisfatta degli ascolti? «Sono molto contenta per la rete anche perché avevamo contro concorrenti di peso: Fazio, Giletti e la partita Napoli-Inter». Perchè i protagonisti delle Storie maledette si fidano di lei così tanto? «Perchè affronto con loro la fatica del ricordo».

 

 

3 - LA LEOSINI NOIR DÀ LEZIONI DI LINGUA ITALIANA

Edoardo Cavadini per “la Verità

 

Il 2018 sarà ricordato come l' anno in cui Franca Leosini ha fatto il botto.

La consacrazione massima arriva sul palco dell' Ariston, con Claudio Baglioni che le consegna le chiavi della ribalta nazionalpopolare. Il «dittatore artistico» del festival di Sanremo strimpella al piano Questo piccolo grande amore. La cofana più famosa e imperturbabile della tv italiana gli si avvicina e intreccia un duetto che spacca l' Auditel.

 

 

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Lui: «Quell' aria da bambina», lei: «Non ha attenuanti», lui: «Bacio a labbra salate, un gioco, quattro risate e far l' amore giù al faro», lei: «I dettagli morbosi non mi interessano» e via di così, gigioneggiando. Pubblico in delirio, stracciata l' anziana volante dello Stato sociale. Niente a che vedere con la comparsata un po' caciottara, boa piumato (rigorosamente nero) al collo, sul palco del Muccassassina, serata gay per eccellenza delle notte romane. «So benissimo di essere un' icona gay», disse già nel 2013, galvanizzando un mondo in cerca di riferimenti che li sdoganino da paillette e glitter.

 

Domenica scorsa, quattordicesima edizione del suo Storie maledette, prima serata di Rai 3. La Leosini entra nel carcere di Taranto dove sono rinchiuse Sabrina Misseri e la madre, Cosima Serrano, condannate all' ergastolo per l' omicidio della quindicenne Sarah Scazzi. Il delitto di Avetrana ingolosì gli appetiti morbosi di giornali e tv nell' estate del 2010. La vicenda non avrebbe più nulla da dire, tanto è stata sezionata fin nei suoi aspetti più turpi. Digerita da ogni contenitore televisivo, da Porta a Porta fino al talk show di Tele Montecuccoli. Ma chissenefrega.

franca leosini storie maledetti cosima misseri franca leosini storie maledetti cosima misseri

 

La Franca defibrilla gli ascolti di Rai 3: share al 7,5% e 1,8 milioni di telespettatori. Ammaccata la concorrenza. Persino la corazzata di Fabio Fazio subisce perdite. E c' è pure Inter-Napoli. La vincitrice morale della serata è lei.

 

Nelle case si formano gruppi di ascolto di «leosiner», la setta di fan custodi del suo antico (televisivamente parlando) culto, le Storie, che apparvero per la prima volta nel 1994. Sui social è un impazzimento da finale del Grande fratello. E lei non delude. Tailleur nero con zip e interlocutorio motivo a volute (sul quale sono già partite erudite dispute semiologiche), il quadernone ciclostilato alto come una dispensa di diritto privato che riporta il copione delle domande (rigorosamente stampato a caratteri cubitali), la capigliatura leonina (nomen quasi omen) cristallizzata nella piega ineccepibile.

 

claudio baglioni franca leosini claudio baglioni franca leosini

Tutto è pronto, si celebra il culto. Che va oltre la storia in sé. Come detto, è tutto già noto. Non ci sono scoop, rivelazioni, colpi di scena. C' è solo il lungo, meticolosissimo lavoro di scavo nelle carte processuali. La vicenda della piccola Sarah, uccisa a 15 anni, è raccontata attraverso le domande alle due condannate. Chi ascolta non apprende nulla di più di ciò che può leggere su Wikipedia.

 

Ma è come lo apprende, a fare la differenza. Il culto leosino si alimenta della capacità affabulatoria della giornalista, una perizia linguistica che mischia ricercatezze barocche a trivio da bar, per compiere un piccolo miracolo: riappacificare gli italiani con la lingua italiana. «L' epopea baraccona» dell' innamoramento paesano di Sabrina per l' Alain Delon di Avetrana, Ivan Russo, presentato come «resistibile idolo», portatore di «ardori lombari» nei confronti della giovane, a sua volta definita «questuante dell' amore» per sottolineare il suo essere succube nei confronti del giovanotto, fanno impazzire Twitter.

 

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Intendiamoci, la Leosini ne è perfettamente consapevole. «Sgamata» come una rock star di lungo corso, sa esattamente dove inserire l' acuto che manda in brodo di giuggiole il pubblico.

 

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E non si risparmia: «massimamente», «pensierini tarlati», «bamboleggiare», «notte sgarbata», «ingorgo mentale», «buia Quaresima», «immobile geografia del mistero», «sentimentalmente genuflessa», «bipede sgualcito», pennellate intinte nell' aulico che si alternano a sferzate gergali, spesso in vernacolo napoletano: «babbalona» (riferita a Sabrina), «urlacchiata», «cazziata di brutto», «rosicare», «stronzo» (anche se preso da una citazione di Ennio Flaiano), «essere portata al cazzeggio» , «succede una Casamicciola» (un terremoto) Un momento topico è durante la narrazione del possibile movente del delitto, ovvero il rifiuto da parte di Russo di portare a compimento un rapporto sessuale con Sabrina.

 

Franca Leosini Come un gatto in tangenziale Franca Leosini Come un gatto in tangenziale

Ivan, ben poco cavallerescamente, avrebbe interrotto il coito non soddisfatto dalle rassicurazioni della giovane sulla natura non impegnativa del loro rapporto. «L' incauto giovanotto mentre, frenando i suoi ardori lombari, si inforcava le mutande, come si giustifica?», affonda la Leosini, demolendo mesi di melassa femministoide rivendicando il diritto femminile alla soddisfazione completa. «Oggi la donna può denunziare per fortuna», sottolinea, ma violenza maschile è anche quando l' uomo non porta a compimento ciò per cui ha ottenuto il via libera.

 

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Ma è durante la lettura degli stralci del diario della piccola Sarah che si raggiunge l' apice. Un pensiero amoroso trascritto su carta dalla quindicenne si accartoccia scivolando su una consecutio («non vedo l' ora che arriva») e la Leosini ha un moto di ripulsa, sottolineato da un «argh» e un appello al «congiuntivo» mancante. Possiamo solo immaginare come avrà commentato la gragnuola di strafalcioni sganciata dalla ministra dell' Istruzione, Valeria Fedeli, e meno male, per l' ex sindacalista cigiellina, senza avere una telecamera portata di insulto. E qui torniamo al punto.

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Alla nuova giovinezza di una professionista che ha saputo dare alla cronacaccia, la «nera», una nuova dimensione, strappandola dal pollaio macabro dell' infotainment. Una levatrice che riesce a estrarre il frutto più oscuro dei delitti che hanno segnato l' immaginario collettivo, avvolgendolo nelle volute leggere dell' italiano forbito. Maquillage lessicale che le consente di pescare nello stagno del macabro e dell' orrorifico. Certo, il rischio dell' effetto «nuovi mostri» è sempre dietro l' angolo. Lo spreco di talento di Paolo Bonolis è lì a testimoniarlo. Ma fino ad ora, nostra signora dell' ammazzamento, ha dimostrato di sapersi fermare sulla soglia. Non farebbe mai la figura della «babbalona».

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