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L’EREDITÀ DI PANNUNZIO E L’INEDITO MONTANELLIANO (LEZIONE DI STILE) – E RIZZOLI CHIESE A KEZICH: “COSA PENSA FELLINI DI ME?” – FATE LEGGERE AL VESCOVO WILLIAMSON “IL LIBRO DEI DEPORTATI” (ITALIANI) – SIMENON IN FESTIVAL…

A cura di Mauro Anselmo per "Panorama" in edicola domani

Indro MontanelliIndro Montanelli

1 - PANNUNZIO ALLA MONTANELLI...
Ben venga la polemica culturale, soprattutto se si presenta documentata e tagliente come nel volume "Liberali puri e duri. Pannunzio e la sua eredità" (Genesi editrice), che il direttore del Centro Pannunzio di Torino, Pier Franco Quaglieni, ha dedicato al fondatore del Mondo. Pannunzio azionista e radicale? "La Repubblica" di Eugenio Scalfari è davvero l'erede ideale di quel maestro di giornalismo che con l'autorevolezza del suo settimanale rappresentò, come scrisse Nicola Matteucci, «la coscienza liberale del proprio tempo»?

Il volume, che raccoglie numerose testimonianze (Mario Soldati, Giovanni Spadolini, Indro Montanelli e altri), smonta la «vulgata del Pannunzio azionista e radicale», per riscoprire il fondatore di "Risorgimento liberale" (il quotidiano da lui diretto fino al 1947), l'antifascista, ma anche l'anticomunista che nel 1947 denunciava i crimini nelle foibe e gli eccidi dei vincitori nel triangolo rosso, il liberale a tutto tondo lontano dall'estrema destra ma anche dalla cultura degli intellettuali di area che, nel dopoguerra, flirtarono con il Pci.

A rendere il volume ancora più interessante è un inedito di Montanelli. O meglio, il testo del discorso, pubblicato per la prima volta in volume, che il fondatore del "Giornale" tenne a Torino nel ventennale della scomparsa di Pannunzio. Il 10 febbraio 1988 Montanelli, davanti a un'attenta platea, ricordò la lite fra il fondatore del "Mondo" e Leo Longanesi e il ruolo di paciere da lui svolto.

pannunziopannunzio

«Sono imbarazzato» esordì Montanelli «perché, come sapete, circola per l'aria una specie di guerra di successione per l'eredità di Pannunzio, un'eredità che fa gola a molta gente e farebbe gola moltissimo anche a me, però vi assicuro subito: non sono in corsa. (...) Non sono di quelli che andavano in via Veneto, anche perché, abitando a Milano, caso mai andavo in via Monte Napoleone». Una lezione di stile.

2 - FRA FELLINI E RIZZOLI...
«Che cosa pensa Fellini di me?» chiese una volta l'editore Angelo Rizzoli a Tullio Kezich. Lo ricorda il critico nella nuova edizione di "Noi che abbiamo fatto La dolce vita" (Sellerio), diario della lavorazione del film. Kezich girò la domanda a Federico Fellini: «Ai tempi di "Amarcord" un funzionario della Cineriz» raccontò il regista «mi disse astioso: potevi risparmiarci le caricature dei fascisti. E Rizzoli, calmo: ma non erano così? Era un uomo dalla battuta pronta».

3 - VENTITREMILA PER RICORDARE...
È uno dei libri dei quali non si può fare a meno per capire la persecuzione degli ebrei in Italia fra il 1943 e il '45. Lo ha appena pubblicato la Mursia e in 2.554 pagine raccoglie i nomi e le storie dei 23.826 italiani deportati nei lager nazisti per motivi politici. Di questi 10.129 non tornarono. Il volume si intitola "Il libro dei deportati" ed è il frutto di una ricerca del Dipartimento di storia dell'Università di Torino.

Georges SimenonGeorges Simenon

4 - AL FESTIVAL DI SIMENON...
Due mesi con il papà del commissario Maigret. A vent'anni dalla scomparsa di Georges Simenon (1903-1989) il cartellone di iniziative invernali Fantastiche terre di Portofino dedica al romanziere belga una sorta di festival simenoniano dal 14 febbraio al 5 aprile: mostre, volumi rari in prima edizione, foto d'epoca, locandine e manifesti cinematografici, lettere, illustrazioni originali di Ferenc Pintér. E poi film, confronti critici, gli sceneggiati della Rai con Gino Cervi.
Due le sedi: le settecentesche Villa San Giacomo e Villa Nido nel Parco di Villa Durazzo a Santa Margherita Ligure.
Inaugurazione delle mostre il 14 febbraio. Per informazioni: tel. 018564761.

 
[05-02-2009]
Federico FelliniFederico Felliniangelo rizzoliangelo rizzoli