METTI UNA SERA...LA RIVINCITA DI PATRONI GRIFFI – CORDELLI: “PERSONE NATURALI E STRAFOTTENTI” E’ TORNATO A ROMA DOPO PIU’ DI 40 ANNI. NEL ’74 FU STRONCATO: NONOSTANTE IL SUCCESSO DELLE SUE COMMEDIE, PATRONI GRIFFI NON ERA BENVOLUTO, LA CULTURA DOMINANTE ERA UN'ALTRA. IL SUO TEATRO ERA PURA TRADIZIONE, PEGGIO: TRADIZIONE DEL TEATRO BORGHESE – LE LODI DI VISCONTI E STOPPA - IL RITORNO CON MARISA LAURITO

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Franco Cordelli per “la Lettura - Corriere della Sera”

 

marisa laurito persone naturali e strafottenti marisa laurito persone naturali e strafottenti

Ci volle un bel po' di tempo prima che il teatro diventasse una passione. Ci vollero Deafman Glance di Bob Wilson, 1971, e 'O zappatore di Leo De Bernardinis e Perla Peragallo, 1973 e '74. Ma quello era teatro d' avanguardia, teatro come prima non s' era mai visto. Però, strano a dirsi (a ricordarsi), pur amando il cinema infinitamente di più, qualche volta a teatro riuscivo ad andare.

 

A sedici anni vidi D' amore si muore, a diciotto Anima nera, e più tardi Metti una sera a cena: tutte commedie di Giuseppe Patroni Griffi: tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, offrirono l' illusione di una rinascita della drammaturgia italiana. C' era Eduardo; vennero Pasolini e Testori. Ma che altro di realmente significativo? Tuttavia, nonostante il successo delle sue commedie, Patroni Griffi non era benvoluto, la cultura dominante era un' altra. Il suo teatro alla fin fine era pura tradizione, peggio: tradizione del teatro borghese. Vidi anche In memoria di una signora amica, ma non Persone naturali e strafottenti e Prima del silenzio.

giuseppe patroni griffi giuseppe patroni griffi

 

Perché non le vidi? Ero affatturato. Wilson e Leo mi vietavano di vedere. Potevo vedere solo ciò che somigliava a quanto loro facevano, inventavano.

 

Oggi però non potevo lasciarmi sfuggire l' occasione di mettere in pari il mio debito. Persone naturali e strafottenti non ricordo abbia avuto molte edizioni. Al Palladium di Roma ne proponeva una Giancarlo Nicoletti, un ragazzo di trent' anni. Prima di andare al Palladium, ho voluto leggere il testo, che non conoscevo; e l' ho riletto dopo, a spettacolo finito, nelle prime ore della notte.

 

Ma quanto è stato strano trovarvi dentro, dentro quella prima edizione Garzanti, le due pagine che qui vengono riprodotte. Erano la fotocopia di due lettere di ammirazione: una di Luchino Visconti, l' altra di Paolo Stoppa. Si dirà: due amici, due ai quali lo scrittore napoletano era molto vicino. Ma tant' è. A tanto maggior ragione, considerando l' accoglienza che nel 1974 alla commedia fu riservata.

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In un' intervista rilasciata dopo le recensioni, le molte stroncature, Patroni Griffi osservò: «In Italia il critico vuole assolutamente ogni volta trascinare l' autore sul banco degli accusati, mentre per mestiere dovrebbe essere la sentinella della libertà dell' autore».

 

Erano parole di evidente risentimento. Erano parole sbagliate - che tuttavia danno la misura di un mondo diverso, in cui comunque vi era un rapporto tra critica e mercato. Oggi censori come quelli cui pensava Patroni Griffi non ve ne sono davvero più: benché, si direbbe, per disgrazia, non già per fortuna.

 

lettera di luchino visconti a patroni griffi lettera di luchino visconti a patroni griffi

Elio Pagliarani aveva scritto: «Qui il fasullo è esibito in modo serioso con risultato noioso, e tutto si potrà perdonare fuorché la noia, fondata sul fasullo»; oppure: «Ecco, scarseggia piuttosto la gran parlata napoletana: che era la faccenda che io per esempio aspettavo con più interesse». Ma entrambe queste osservazioni più di quarant' anni dopo appaiono non proprio fondate.

 

Violante (Marisa Laurito) è colei che presta la casa a ore: e lei senza dubbio esibisce con misura proprio quella «gran parlata napoletana»; di più sarebbe stato stucchevole. In quanto al noioso, non se ne parla: di noioso non c' è nulla, non c' è che uno scoppiettante e continuo scambio di battute feroci, di giudizi lapidari di ogni personaggio verso gli altri e verso il mondo, di fuoriuscite d' anima. È vero invece che in Persone naturali e strafottenti vi è qualcosa di fasullo.

persone naturali e strafottenti persone naturali e strafottenti

 

Prima di vedere lo spettacolo, che poi non vidi, nel 1974 incontrai Patroni Griffi nella sua casa di via Margutta (là dove abitava anche Pagliarani). Aveva appena finito di girare Identikit, un film con Elizabeth Taylor.

 

Con quanto aveva guadagnato, come disse il suo agente Enrico Lucherini, finanziò lo spettacolo. Così il suo autore mi parlò della commedia: «I quattro protagonisti sono persone libere e disincantate: tutte e quattro accomunate dal fatto di essere in qualche modo dei diversi, degli emarginati che, però, hanno accettato questa loro condizione e che hanno deciso di essere quello che sono.

 

lettera di paolo stoppa a patroni griffi lettera di paolo stoppa a patroni griffi

L' incontro assolutamente casuale tra questi quattro personaggi si avvale dell' unità di tempo e di luogo. Si svolge infatti nelle ore che vanno dalla fine di un anno al principio di un altro, tra il 1971 e il 1972 o tra il 1972 e il 1973. Violante (Pupella Maggio) è la compiacente ospite; Mariacallas (Mariano Rigillo) è un altro napoletano, un travestito: per scelta, non per debolezza; il terzo, Byron (Arnold Wilkerson) è un uomo di colore, un poeta, che vuole scrivere poesie sui cimiteri di guerra: il padre è morto proprio a Napoli; Fred, ovvero Alfredo (Gabriele Lavia) è un giovane di vent' anni che ha qualcosa che gli altri non hanno, è felice, pensa che questa vita valga la pena di essere vissuta».

 

persone naturali e strafottenti persone naturali e strafottenti

Il problema di Violante, di Mariacallas (oggi uno scatenato, istrionico Filippo Gili), di Fred l'«innocente» (Giovanni Anzaldo) e di Byron (il cupo Federico Lima Roque) è d' essere, oltre ciò che sono, quattro intellettuali. O almeno così si disse nel 1974.

 

Ora, è vero che Mariacallas nomina il Gran Maestro Viennese, e poi specifica trattarsi di Freud; che in bocca all' uno o all' altro, anche a Violante, troviamo opinioni che non ci si aspetterebbe in un ambiente così degradato, e perfino giudizi politici sulle leggi americane, sui sistemi carcerari degli Stati Uniti, e grida di rivolta in favore dei Black Panthers, ovviamente datate.

 

Ma Persone naturali e strafottenti, come si vede nella leggerezza della regia di Nicoletti, non consiste di queste battute. Consiste della sua struttura, la medesima delle commedie precedenti, del tutto inedita nel dramma borghese: una struttura aperta, senza linee di svolgimento verso una o altra direzione, arresa alla sua «naturale» libertà di sviluppo e di linguaggio.

 

giuseppe patroni griffi giuseppe patroni griffi

Vi è in Patroni Griffi una spudoratezza che conserva intatta la sua forza; vi è la strafottenza del titolo, che si tocca con mano non solo nei dialoghi, ma anche nei fatti (il rapporto tra Byron e Fred provoca a Fred, a causa della «robustezza» di Byron, delle gravi lacerazioni: ma Fred continua a essere felice - in confronto al suo occasionale amante, che sostiene di vivere in nome dell' odio per un mondo rivoltante, ingiusto); vi è quel dolore di fondo, buio a sé stesso, riservato, e solo alla fine manifesto: è il palmo della mano che Violante aveva dischiuso per ricevere denaro da Byron e che, dopo averlo rifiutato, mantiene aperto - quello straziante palmo della mano tesa in avanti per ricevere qualcosa che in quella travagliata notte di Capodanno non si può ricevere.

 

 

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