MI AMY, MA QUANTO MI AMY – LA WINEHOUSE NELLE FOTOGRAFIE INTIME DELL’AMICO BLAKE WOOD – IN UN LIBRO GLI SCATTI IN CUI L’ARTISTA NON È NÉ UNA PUNK TOSSICA, NÉ UN’ALCOLIZZATA DEPRESSA, MA UNA RAGAZZINA INGENUA – IL RACCONTO DI UNA SERATA DI SOFFOCAMENTO ESTIVO PASSATA DAVANTI A UN VIDEO YOUTUBE A BASSISSIMA RISOLUZIONE DI UN CONCERTO DI AMY…

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Veronica Raimo per “Robinson – la Repubblica”

 

amy winehouse by blake wood amy winehouse by blake wood

Qualche giorno fa, in una serata di soffocamento estivo che non lasciava spazio a grandi ambizioni, ho controllato che film ci fossero in giro e mi sono ritrovata in una piccola arena allestita all' interno di un centro anziani dove davano un film minore di Gondry.

 

C' era un pubblico eterogeneo, famiglie, bambini, signori attempati, gente che probabilmente - come me - aveva semplicemente voglia di uscire di casa. Prima che partisse Gondry, per ingannare il tempo, proiettavano un video di YouTube a bassissima risoluzione.

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Era un concerto di Amy Winehouse. Uno dei suoi concerti in un club, prima del successo mondiale. Eravamo seduti sulle nostre sedie bianche di plastica, ostaggi di una noia qualunque, quando quel video - che avrebbe dovuto rappresentare poco più che un intermezzo, una tappezzeria visiva - è diventato un catalizzatore inatteso.

 

Non credo mi sia mai capitato di guardare insieme a degli sconosciuti un video sgranato su YouTube o, se mi è successo, il fatto stesso che non lo ricordi mi fa pensare che non fosse un' esperienza rilevante.

 

Non so dire di preciso che tipo di esperienza sia stato invece quel momento di stramba condivisione nel centro anziani: non era una forma di lutto, né di nostalgia, non si trattava di un rito collettivo in questo senso.

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Eravamo tutti lì, a guardare insieme una performance di Amy, improvvisamente coinvolti, presenti, l' apatia estiva che si gonfiava di uno struggimento metafisico. Quando è partito Gondry, ognuno è tornato alla sua visione privata.

 

Ho ripensato a mio padre, che nella sua vita non ha mai ascoltato nulla se non musica classica e cantanti italiani nati prima degli anni 50, e l' unica volta che l' ho sentito fare un commento su qualcuno di contemporaneo era stato rispetto a Amy Winehouse: "Però! Questa ragazza ha qualcosa".

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Era appena uscito Back to Black. Non avendo grandi termini di paragone, ricordo che aveva azzardato un confronto con Mia Martini. Col senno di poi, non era stato un azzardo così assurdo. Ma cos' era quel qualcosa perché un uomo del tutto disinteressato alla produzione musicale del presente restasse colpito da Amy Winehouse?

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Credo sia lo stesso elemento che ha reso possibile quell' attimo di sospensione mistica, eppure del tutto incarnata, nell' afa del centro anziani. Nel documentario Amy, il biopic sulla vita dell' artista, c' è un momento che ho amato molto, ed è quando Amy Winehouse viene chiamata da Tony Bennett - uno dei suoi grandi miti - a duettare con lui.

 

Amy è già una star e già al centro di una violenta campagna da tabloid che non perde occasione per irridere la sua tossicodipendenza accanendosi morbosamente su ogni disfacimento del corpo. Nello studio di registrazione insieme a Bennett, Winehouse non è né una tossica, né una punk, né un' alcolizzata, né la ragazza sbandata, fragile o maledetta da denigrare, esaltare o possedere.

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È una professionista, preoccupata di essere all' altezza di quel ruolo e delle proprie aspettative (che sono persino più alte di quelle di Bennett). E la vediamo star male finché non è convinta di aver raggiunto ciò che cerca, un male che non ha nulla di autolesionista.

 

Era la prima a rivendicare il proprio talento. Quando si parla di lei come di un' artista rimasta umile e autentica mi sembra sempre un modo un po' paternalista di mettere la questione, come se si volesse trovare il lato umano di un' icona per sentirla più vicina, scegliere uno scatto sorridente in cui sembri una ragazzina ingenua sopraffatta dal destino.

 

IL BEEHIVE DI AMY WINEHOUSE IL BEEHIVE DI AMY WINEHOUSE

Ma la verità è che è proprio la sua assoluta distanza da chiunque altro a renderla ciò che era, la consapevolezza di avere un talento fuori dal comune, così come la consapevolezza di poter essere la sola a decidere cosa farne.

 

amy scheletrica amy scheletrica

Dopo la sua morte, nell' appropriazione spasmodica della sua vita, del suo successo, del suo inferno, in ogni scatto rubato che dovrebbe rivelare qualcosa di invisibile a sé stessa, in ogni rimpianto postumo di chi non ha fatto abbastanza per " salvarla", credo sia sintomatico il famoso tweet che Amy aveva dedicato a Mark Ronson, produttore di Back to Black, dopo che lui si era vantato di averle riarrangiato tutti i pezzi: "Ronson, per me sei morto. Io scrivo un album e tu ti prendi metà del merito per far carriera? Scordatelo, zio".

amy winehouse images amy winehouse images

 

Il libro

Amy Winehouse by Blake Wood (Taschen, 176 pagine, 30 euro) di Nancy Jo Sales, non è una delle solite biografie.

 

Racconta una storia di amicizia tra il giovane Wood, fotografo statunitense di 22 anni agli inizi di carriera e una star al culmine della fama.

 

Presentati da un comune amico a Londra, i due dal 2007 al 2009 diventano inseparabili. Così quelle di Blake non sono foto in posa ma un diario intimo sulla Amy Winehouse più vera, cogliendo tutta l' intensità della persona e dell' artista.

 

AMY WINEHOUSE AMY WINEHOUSE

 

 

 

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