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MORETTI CELEBRA POLANSKI – I FILM PIù IL BOMBASTICO DOCUMENTARIO SUL PROCESSO PER STUPRO DI MINORE CHE FECE FUGGIRE IL REGISTA DAGLI STATI UNITI - FU IL Primo processo globalmente mediatico nella storia della giustizia USA…

Alessandra Mammì per "L'Espresso"

PolanskiPolanski

Il giudice Laurence J. Rittenband non apparteneva alla razza degli americani bacchettoni. Tutt'altro: era un californiano pingue e gaudente, gran frequentatore di locali alla moda, party e belle donne. Amava il cinema, le star, le luci della ribalta. E adorava soprattutto il ruolo di protagonista in quella Hollywood Babilonia anni Sessanta e Settanta che portava alla sbarra monumentali celebrities.

Fu lui a decidere del divorzio di Elvis, della custodia del figlio di Brando e della presunta paternità di Cary Grant. Ma nulla, proprio nulla fu paragonabile ai più o meno 15 mesi di celebrità che al giudice Rittenband regalò il caso Roman Polanski. Primo vero processo globalmente mediatico nella storia della giustizia americana (e non solo). E in fondo, anche una pagina di storia del cinema che restituì all'Europa uno dei suoi più geniali figli.

PolanskiPolanski

Eclettico e inafferrabile quanto basta a un grande autore, tra i pochi capaci di sedurre pubblico e critica, mondo accademico e cinefilo, la giuria degli Oscar e quella di Cannes, il 22 novembre Polanski sarà al Torino Film Festival in un pubblico incontro con il direttore Nanni Moretti. Il quale, reticente come al solito, non ha spiegato quanto Polanski sia al centro dei suoi pensieri e se sia nata un'amicizia dalla breve comparsata del regista sul set di 'Caos calmo'.

"Gli ho scritto un biglietto e lui ha accettato", ha dichiarato laconico Moretti. Ed è grazie a quel biglietto che arriva a Torino non solo lui, ma un 'Tutto Polanski' dai primi film a oggi, compreso un ritratto inedito del regista, il difficile documentario di Marina Zenovich 'Wanted and Desired', dove si assiste a una spettacolare e meticolosa ricostruzione di quel che accadde tra il marzo del 1977 e il febbraio del 1978, tra lo scoppio dello scandalo che vede Polanski accusato di aver drogato e stuprato una tredicenne e la sua definitiva fuga dagli Stati Uniti.

Sharon TateSharon Tate

Dunque, torniamo al giudice Rittenband quando si trova tra le mani il caso più glamour del tribunale di Los Angeles. Un film di Lynch si sarebbe detto, se non fosse stato troppo presto. Tutto sembrava costruito a tavolino, a cominciare dal set: la villa di Jack Nicholson a Beverly Hills. Jack non c'è, ma la presta al suo amico Roman per fotografare una ninfetta nella spettacolare piscina. Niente di strano, uno di quei servizi fotografici che all'epoca Polanski preparava per 'Vogue Man'.

In fondo aveva lanciato così anche Nastassja Kinski, che di anni ne aveva 15 e con cui si era pure fidanzato, senza che babbo Klaus avesse fatto una piega. La piccola Samantha Geimer gli era stata presentata dalla mamma che, magnificandone le doti di baby attrice, l'aveva gettata sotto l'obiettivo del regista con la stessa determinazione di Anna Magnani in 'Bellissima'. Ma cosa veramente accadde quel pomeriggio ancora non si è capito.

Certo è che il giudice Rittenband si trovò sotto gli occhi pruriginosi capi di accusa (somministrazione di sostanze stupefacenti a una minore, perversione, sodomia, stupro con droga). E fuori dalla porta una ressa di fotografi e cronisti che arrivavano dall'universo mondo. Roman più che star, era un romanzo vivente. Un umano vortice di tragedie e rinascite. Aveva alle spalle l'Olocausto, la madre morta ad Auschwitz, l'infanzia infelice alla Dickens, la fuga dalla Polonia, il successo internazionale grazie a 'Rosemary's Baby', la Swinging London, la dolcevita a Los Angeles, il matrimonio con una delle donne più belle del mondo Sharon Tate. E poi: la strage di Bel-Air, lo sguardo satanico di Manson, il crollo, l'isolamento e di nuovo la ribalta e di nuovo il glamour. Ora arrivava un altro capitolo che i media non potevano mancare. E il giudice Rittenband tanto meno.

Polaski e Sharon TatePolaski e Sharon Tate

È così che due si incontrano. Il fragile Roman che supera a stento la barriera delle telecamere e il grosso giudice che troneggia dal suo podio. Polanski, fasciato da una redingote, ha le gambe troppo magre, il collo della camicia troppo largo e un'aria sparuta che fa sembrare lui il teenager. Rittenband, invece, gonfio di buon vino e proteine, lo guarda torvo. Nel cast ci sono anche gli avvocati. Douglas Dalton, difensore di Roman, legale di prima classe. È sofisticato, elegante, sottile. Ma qui siamo a Hollywood, e quello dell'avvocato Dalton non è certo un volto da titoli di testa.

Le physique du role per la parte dell'eroe buono è invece quello del pubblico ministero Roger Gunson. Bravo e biondo ragazzo americano con mascella quadrata e sguardo azzurro che ha anche la fortuna (sfortuna per Polanski) di assomigliare spudoratamente a Robert Redford. In questo contesto Polanski, come lui stesso dirà, si sentiva "un topolino perseguitato da un abominevole gatto". È l'immaginario disneyano di un regista che ammette che il film che lo ha più influenzato nel suo lavoro è il primo che ha visto: 'Biancaneve'. E che inizia la sua autobiografia confessione con la frase: "Per quanto posso ricordare, il confine tra fantasia e realtà è sempre stato per me disperatamente incerto: ci ho messo tutta la vita per capire che questa è la chiave della mia esistenza".

Polaski e Sharon TatePolaski e Sharon Tate

Fu anche la chiave di difesa di Dalton che chiese un consulto psichiatrico. La perizia giunse alla conclusione che il regista aveva difficoltà ad avere normali relazioni a causa della paura. Del resto anche la filmografia parla per lui. Da 'Repulsion' a 'Rosemary's Baby' da 'Chinatown' all''Inquilino del terzo piano'. "Il mondo di Polanski", scrive nel catalogo della retrospettiva William Friedkin (chi non ricorda il suo 'Esorcista'?), "non è la vita borghese e sedentaria di Alfred Hitchcock . I suoi film nascono da fantasia, realtà e tragedia personale. Quelli di Hitchcock provengono esclusivamente dalla sua immaginazione.

Entrambi hanno fatto alcuni dei film più memorabili e spaventosi di tutti i tempi. Ma la cosa straordinaria di Polanski è che è sopravvissuto alla sua vita e ha trasformato le sue esperienze in arte". "Roman è noto per il suo grande senso dell'umorismo", aggiunge Jerzy Skolimowski, che con Polanski condivise gli anni della scuola di Lodz, la miseria, la speranza, la voglia di fuga verso il mondo dorato di Hollywood e il loro primo meraviglioso film 'Il coltello nell'acqua'. Roman dei due era il burlone, il clown, l'imprevedibile. Il ragazzo che, come disse una volta, combatte la paura con l'unica religione che conosce: l'Assurdo.

Sharon TateSharon Tate

E tra le esperienze spaventevoli ci sono anche 42 assurdi giorni di carcere pischiatrico. Non abbastanza secondo Rittenband per scontare la pena, ma sufficienti a dare un giudizio sulla salute mentale dell'imputato. Che doveva essere buona se Polanski appena uscito, va all'aeroporto di Los Angeles, compra un biglietto per Parigi e parte senza bagagli. In America non tornerà più. Rittenband gli scatena una guerra, indice una conferenza stampa, annuncia che sarà arresto immediato qualora Polanski rimetta piede negli Stati Uniti, chiede inutilmente l'estradizione dalla Francia, che per tutta risposta poi lo eleggerà membro della prestigiosa Académie française.

Alla fine degli anni Novanta il giudice della Corte Suprema gli assicura l'esenzione dalla prigione. A una condizione: che il processo sia ripreso dalle tv. Polanski rifiuta. E nel 2002, alla premiazione degli Oscar, quando Harrison Ford legge il nome Polanski come miglior regista per 'Il pianista', tutta Hollywood, Scorsese per primo, si alza in una commossa standing ovation. Di fronte al vuoto.

STONE E STAR...
L'evento è 'W' di Oliver Stone. Il film più atteso e discusso. Scomodo e malvisto dagli amici di Bush, fu rifiutato dalla festa di Roma, perché, come ha dichiarato il presidente Gian Luigi Rondi in conferenza stampa, non era una anteprima mondiale. Ma di anteprime mondiali a Roma ce n'erano davvero poche e come anteprima nazionale questa valeva tutto il festival. Così sul Torino Film Festival (21-29 novembre) si è accesa un'attenzione che premierà anche le altre sezioni: quella dedicata al film politico che va da 'The Sun Streets Boys' di György Szomjas dedicato ai fatti di Ungheria in una Budapest del 1956 tra molotov e rock fino a 'Le Feu, le Sang, les Etoiles' di Caroline Garrel sulla vittoria elettorale della destra francese nel 2007.

Roman PolanskiRoman Polanski

Poi le altre retrospettive: una dedicata al maestro del noir Jean Pierre Melville, l'altra al cinema inglese negli anni '80 e '90. Fuori concorso: 'Filth and Wisdom' debutto di Madonna regista sulla dura realtà della Londra di oggi (chissà da chi se l'è fatta raccontare) e 'Katyn' di Andrzej Wajda sul massacro di 20 mila ufficiali polacchi da parte delle truppe di Stalin nel '40. In concorso 15 lungometraggi: tra cui ben otto opere prime.

 
[07-11-2008]
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