IL NECROLOGIO DEI GIUSTI – UN ANNO DOPO TOMAS MILIAN SE NE VA ANCHE IL SUO QUASI SOSIA QUINTO GAMBI, PESCIAROLO ROMANO E FONTE DI ISPIRAZIONE PER IL PERSONAGGIO DEL "MONNEZZA" – FU LUI A INSEGNARE ALL'ATTORE CUBANO LE PAROLACCE, IL GESTICOLARE, LE BATTUTE PIÙ TRIVIALI...

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gambi gambi

Marco Giusti per Dagospia

 

Se ne sono assieme o quasi i due Monnezza, cioè quello del cinema, Tomas Milian, un anno fa, e quello vero, Quinto Gambi, suo amico, ma anche quasi sosia e, soprattutto, fonte inesuaribile d’ispirazione per il personaggio del Monnezza adesso. Tutti e due nati nel 1933, uno a Cuba e l’altro a Roma, a Tor Marancia. Ma è Quinto, pesciarolo romano dei Mercati Generali da quando aveva 13 anni, a insegnargli le parolacce, il gesticolare, le battute più triviali del Monnezza. A insegnargli come si porta il cappello, quanto si taglia la barba. Tomas, in certi film, lo imita proprio.

 

Quella di Quinto è una vera e propria scuola di coattitudine.  “Non è che fossero du’ goccie d'acqua”, scrive su Facebook Paco Fabrini, che nei film di Tomas faceva Rocky Giraldi, suo figlio, e che Tomas stesso ha trattato sempre come un figlio, “ma co la barba, l'occhiali da sole, li cappelletti vari e la parucca, chiunque se rissiomija: Quinto non era per quello che faceva la controfigura der Monnezza, ma pe amicizia”. Si erano conosciuti al Piper nel 1966.

 

gambi milian gambi milian

"Aho! Come se mi ero inciampato in uno specchio”, ha spiegato in una recente intervista proprio Quinto. “Dio m'è testimone: uguali come due pesci. Gli dico: ho un paio di fregne sotto mano, vieni che ce le rimorchiamo. E lui: ah trucido!". Fanno una ventina di film assieme, spesso Quinto neanche lo vedi, fa il suo body double, le cadute al posto suo. Ma è dai tempi di Se sei vivo spara, La resa dei conti e O cangaçeiro che gira nei set dei film di Tomas. E’ più visibile in Ci risiamo, vero provvidenza?, e poi esplode nei film diretti da Bruno Corbucci: Squadra Antiscippo, Squadra Antifurto, dove fa Caciotta. Ma non lo potevi metterlo in scena accanto a Tomas. Troppo simili.

 

Ha fatto anche altri film, Veruschka, poesia di una donna con la bellissima modella, Poliziotti violenti, fino a Troppo forte di Carlo Verdone. Ma non è mai stato e non si è mai sentito davvero un attore. Anche perché si emozionava facilmente. Lo chiamai in tv per Orgoglio coatto, ma dovetti tagliare tutto, non riusciva a dire nulla. E non ha mai abbandonato il suo vero lavoro al mercato. Anche perché veniva dal profondo delle borgate romane.

 

tomas milian tomas milian

Da Tor Marancia, “che tutti chiamano Shangai perché quando piove si allagano le buche e anche quando non piove si vive tutti stretti, ma così stretti, come i cinesi, appunto. La mia famiglia aveva un banco del pesce al Trionfale. Mio nonno si chiamava il Patata, mio padre si chiamava il Patata e io da piccolo il Patatino. In famiglia c'era un sacco di gente, i miei genitori, i nonni, un fratello, due sorelle. Io sono il più piccolo, l'ultima scolatura. Era una bella famiglia e non ci mancava niente.

 

Come diceva mio padre: non mi sono mai comprato casa, ma neanche me la sono mai venduta". Certo, l’incontro con Tomas lo avrà cambiato, almeno per i viaggi, come dice ancora Paco Fabrini. “Tomas ha portato Quinto in Brasile, in Spagna, in America!....J'ha fatto scoprì er monno. Quinto ha portato Tomas alla Garbatella, ar mercato rionale e ar bar/latteria all'angolo.....e j'ha fatto scoprì Roma”. Lo portava a mangiare a casa sua, anche. Stavano spesso insieme i due Monnezza. "Per esempio gli insegnavo come si mangia un piatto di pasta aglio, ojo e peperoncino, con gli occhi spalancati da fame antica. O come si sputa lontano, senza la rincorsa. O come si fa a botte".

 

TOMAS MILIAN TOMAS MILIAN

L’educazione romana del cubano Tomas Milian passa proprio da Quinto. E lui che deve insegnargli tutto. E se lo porta a casa sua, ai Parioli. "Due terrazze, il cielo blu, un sogno. La prima sera mi fa vedere la stanza per dormire e io passo la notte pietrificato nel letto perché ho paura che se faccio rumore quello pensa che sto a rubà". Ai tempi dello spaghetto western segue da subito Tomas. Ma in Spagna non ci va. “Non avevo il passaporto e per me dopo Frascati era già l'estero".

 

 

E poi al cinema non ci crede più di tanto. Lo sapeva benissimo di non potersi fidare di quel mondo. "La mia regola è: friggi il pesce e guarda il gatto. Vuol dire: stai con quattro occhi, non farti fregare”. Alla fine quello che gli era rimasto era proprio il rapporto con Tomas. "Ci sono stati momenti belli di amicizia. Qualche avventura. E cestini gratis. E 150 piotte al giorno per prendere il sole. Poi basta. Sono pesciarolo, non ladro di altre vite. E poi a casa c'era Gabriella, la vita mia, che per Mario Bolognini, il regista, aveva il viso più bello di Roma, ma per me anche di Shangai".

 

bombolo tomas milian bombolo tomas milian

Con Tomas discutono di tutto, perfino di Dio e di Sai Baba. "Un giorno gli ho detto, ma questo Sai Baba che frequenti, sta contro Gesù? E lui mi ha detto no, sta dalla stessa parte. Allora va bene, gli ho detto. Tomas è sempre stato fragile. Io ho provato a insegnargli tante cose, anche il romanesco difficile, tipo che rote vuol dire scarpe, ruspa vuol dire giacca e asparago è la guardia carceraria. Ma non potevo insegnargli anche come si sta al mondo". Curiosamente, la fragilità di Quinto era molto simile a quella di Tomas. E quando i due si rivedere a Roma, pochi anni fa, fu davvero un grande incontro. Come du’ gocce d’acqua.

 

 

 

 

 

 

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