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PUBBLICITÀ O ABBONAMENTO? - DAGOSPIA TUTTO FREE DAL 2011 - l’archivio sarà totalmente a vostra disposizione, tecnicamente rinnovato - Addio agli abbonamenti, puntiamo sul gratuito, sperando che la pubblicità ci assista - l’esperienza negativa del ’Wall Street Journal’ e quella positiva del "new york times"....

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1 - DAGOSPIA TUTTO FREE DAL 2011
Dal 1 febbraio 2011 l'archivio di Dagospia sarà totalmente a vostra disposizione, tecnicamente rinnovato, quindi rapido e invincibile come un sommergibile. Addio agli abbonamenti, grazie di cuore a chi ci ha sostenuto fino ad oggi sborsando 90 euro l'anno per sbirciare gli articoli del passato, ma vogliamo puntare all'implemento della pubblicità, grazie al maggior numero di pagine cliccate. Proprio in concomitanza con i maggiori portali informativi, da Corriere.it a Repubblica.it, che andranno prograssivamente, dal prossimo anno, tutti a pagamento, Dagospia preferisce puntare sul gratuito.

Come ben scrive Federico Mello (vedi il pezzo che segue) "da quando Murdoch ha proposto la soluzione del pagamento, il numero di visitatori del Times è crollato dell'84% (rispetto a febbraio), e soltanto il 25,6% degli utenti che si collegano al Times ha deciso di pagare per leggere".

Ecco perché abbiamo scelto la soluzione "aggratis", sperando che la pubblicità ci assista.

WALL STREET JOURNALWALL STREET JOURNAL


2 - PUBBLICITÀ O ABBONAMENTO?
Federico Mello per il Fatto


Ai tempi di Internet la flessibilità è fondamentale. Parlando poi di giornali e di modelli di business, se non si sceglie la strada giusta, il rischio che si corre è il disastro. Sul modello aziendale online delle testate cartacee, in questi giorni si stanno confrontando due approcci opposti.

Il primo è quello del Wall Street Journal di Rupert Murdoch, convinto da anni che l'informazione online non possa essere gratuita. Dalla fine di giugno il sito del quotidiano è a pagamento: appena si clicca su un articolo, un disclaimer invita a sottoscrivere un abbonamento: si può pagare una sterlina per un "pass" giornaliero, o pagare la stessa cifra per avere l'accesso di un mese impegnandosi però successivamente a pagare due sterline a settimana per leggere ogni articolo.

Da quando ha proposto questa soluzione, il numero di visitatori del Times è crollato dell'84% (rispetto a febbraio), e soltanto il 25,6% degli utenti che si collegano al Times ha deciso di pagare per leggere. Certo, gli introiti degli abbonamenti possono compensare i minori introiti pubblicitari, ma ci vorrà qualche mese per capire se il modello è sostenibile.

NY timesNY times

L'altro modello è quello del New York Times. Forte di 32,53 milioni di visitatori unici mensili, per la prima volta dal 2007 la testata è andata in attivo. La crescita della pubblicità sul Web (+21%) ha compensato il calo di quella cartacea (-6). La soluzione per il futuro è un bouquet di articoli gratuiti consumato il quale è necessario pagare.

Anche per il nostro sito si pongono problemi comuni alle altre testate. Scrive il direttore de ilfattoquotidiano.it   Peter Gomez sul suo blog: "Nelle prossime settimane sarà possibile acquistare spazi pubblicitari sul nostro sito. Ma ci chiediamo se chi ci legge è disposto, di tanto in tanto, a finanziarci su base volontaria". Su questa proposta sono intervenuti in mille. Un contributo utile in vista di un obiettivo comune: libera informazione (on e offline) e massima flessibilità.

 

 
[27-07-2010]