UN RAPPER “GENTLEMAN”– PRIMO IN CLASSIFICA E TRIPLO RECORD DI STREAMING SU SPOTIFY: GUÉ PEQUENO FA IL BOTTO CON L’ALBUM "GENTLEMAN" – “IN ITALIA MANCA LA CULTURA RAP: IN RADIO E TV L’HIP HOP NON HA SPAZI - I NUOVI RAPPER PARLANO SOLO DI SOLDI. SONO CONTENTO DI AVER PASSATO LA BANDIERA DEL "PAPPONE"... – VIDEO

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Andrea Laffranchi per il Corriere della sera

GUE PEQUENO GUE PEQUENO

 

Il rap si prende le classifiche. Questa settimana metà della top 10 degli album è nelle mani di artisti hip hop. Sopra a tutti c' è Gué Pequeno con «Gentleman». È la prima volta che le charts tengono conto anche dello streaming, non solo di vendite e download. Spotify, la piattaforma principale in Italia, ha premiato il rapper con 8,5 milioni di ascolti in sette giorni e un triplo record: maggior numero di streaming per un artista in un giorno e in una settimana e di streaming per un album in una settimana.

 

«A questo punto della carriera sentivo la necessità di mettermi alla prova: volevo riprendere le mie radici musicali, l' hip hop ovviamente ma anche il reggae che ho conosciuto da ragazzino frequentando squat e centri sociali. E poi ho guardato alle ultime tendenze, la trap, che senza falsa modestia ho già fatto in passato, e le melodie della latin trap. Sono talmente fanatico del genere che potrei dirigere una rivista», racconta Gué, al secolo Cosimo Fini.

 

Una decina d' anni fa con i Club Dogo, e assieme a Fabri Fibra e Marracash, Gué è stato fra i padrini della nuova generazione, quella esplosa dopo il collasso della vecchia scuola anni 90. Arrivato al quarto album solista è un' istituzione: è quello che posiziona l' asticella dei suoni e delle produzioni con uno sguardo alla scena internazionale. Nonostante le classifiche, non è ottimista sullo stato di salute della scena. «In Italia non c' è cultura rap. Se apro Facebook vedo un 30enne che pensa che il rap vero sia Noyz Narcos perché i Club Dogo sono dei venduti. E dall' altra parte su Instagram c' è un bambino di 10 anni con la bandana che vuole insegnarmi cosa sia la trap. Non c' è possibilità di misurarsi con un pubblico che capisca. E anche in tv e radio l' hip hop non ha spazi».

 

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Per il video del nuovo singolo «Milionario», collaborazione con la star cubana del reggaeton El Micha, è volato a Cuba, all' Avana. «Per "Gentleman" ho scritto cose più melodiche e con influenze caraibiche. Mi sono successe cose brutte durante l' anno (ha perso il padre ndr) e mi sono buttato sul disco anche per divertirmi». Nel brano dice che la gente odia chi fa i soldi a meno che non si tratti di calciatori. «Coi Club Dogo siamo stati fra i primi a parlare di soldi e ci sputavano in faccia.

 

Adesso i nuovi rapper parlano solo di quello. Sono contento di aver passato la bandiera del "pappone". Via social ricevevo auguri di morte e incidenti...».

 

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Nell' album ci sono collaborazioni con un altro nume tutelare del rap come Marracash ma anche con emergenti come Sfera Ebbasta o Tony Effe della Dark Polo Gang. Unione generazionale anche fra i produttori: da Don Joe, un altro pezzo dei Dogo, e i 2nd Roof ai genietti della trap Charlie Charles e Sick Luke. Gué ha anche guardato fuori dallo steccato hip hop. «La malaeducazione», duetto con Enzo Avitabile, si stacca dall' immaginario rap fatto di ego-trip, sesso & cocaina.

 

È la storia di un carcerato, uno storytelling da cantautore. «Mi sono ispirato a un film, Il profeta di Jacques Audiard, e mi ha aiutato un vecchio amico che ha avuto guai con la giustizia. Lui mi mandava delle storie via whatsapp e io scrivevo le rime».

 

Guè vive a Lugano. Per i maligni non è il posto più divertente del mondo, a meno che non si abbia qualcosa da nascondere al fisco... «La Svizzera non è più nell' elenco dei paradisi fiscali. Pago le tasse sia qui che in Italia. Milano, sia per il lavoro che per la vita notturna, è vicina».

 

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Alle pareti di casa ci sono opere d' arte di Mimmo Rotella e vecchie locandine, roba da cinefili come Metropolis o trash come Un jeans e una maglietta di Nino D' Angelo. Il cinema è una passione, ma anche un business. Guè ha prodotto Parola di Dio , presentato lo scorso anno a Cannes nella sezione «Un certain regard».

 

«Ho appena comprato i diritti per una sceneggiatura di un film tipo horror che potrebbe avere sviluppi anche all' estero». Non gli viene voglia di fare il salto dalla musica alla regia, come Ligabue? «Non mi interessa. Non so tenere la macchina in mano».

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