LA ROMA DEI GIUSTI - ‘LAST FLAG FLYING’ DI RICHARD LINKLATER È UN RITRATTO COMMOVENTE, E A TRATTI ANCHE MOLTO DIVERTENTE, DI UN PAESE IN CRISI, CON TRE GIGANTI COME BRYAN CRANSTON, LAURENCE FISHBOURNE E STEVE CARELL. UN QUASI-SEQUEL DI QUEL PICCOLO CAPOLAVORO CHE ERA ‘L’ULTIMA CORVÉ’

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Marco Giusti per Dagospia

 

randy quaid jack nicholson l ultima corve randy quaid jack nicholson l ultima corve

Festa di Roma – Last Flag Flying

 

Ricordate quel piccolo capolavoro che era L’ultima corvé diretto da Hal Ashby? Due marines, Buddusky e Mulhall, cioè Jack Nicholson e Otis Young, che devono portare in prigione un loro commilitone, Meadows, cioè Randy Quaid.

 

E decidono di passare  con lui più di qualche ora. Eravamo nel 1973, poco dopo la guerra in Vietnam, e nel pieno della New Hollywood. Immaginate che la stessa situazione, più o meno, si ripeta con personaggi se non identici molto simili, cioè tre marinai invecchiati e reduci dal Vietnam, tre giganti come Bryan Cranston, Laurence Fishbourne e Steve Carell, trent’anni dopo in un film però girato oggi, pensato come viaggio in un’America che ha perso i propri figli nelle guerre in Afghanistan e Iraq.

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In un film che è appunto questo bellissimo Last Flag Flying diretto da Richard Linklater, che lo ha scritto assieme al vecchio autore della sceneggiatura e del romanzo originale, Darryl Ponicsan, con lo stesso spirito libero nel costruire un racconto critico su un paese da sempre in guerra non si più perché, ma anche in grado di rimettere insieme i rapporti fra le persone.

 

Esattamente come L’ultima corvé, anche Last Flag Flying di Richard Linklater è un commovente, e a tratti anche molto divertente, ritratto di un paese in crisi che si pone delle domande profonde sul proprio malessere e sulla inutile morte di tanti suoi figli alle prese con guerre che nessuno sente più come necessarie. Non è un vero e proprio sequel, ma certo Linklater e i suoi attori giocano molto sia sulla costruzione del vecchio film di Ashby, sia sul passato dei nuovi protagonisti.

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Vedendo Laurence Fishbourne diventato acciaccato e  appesantito pastore è ovvio ripensarlo come pazzo soldatino drogato sul barcone di Apocalypse Now. Mentre Bryan Cranston si porta dietro un passato da Breaking Bad e una calotta di metallo in testa come il Robert Mitchum di Anime ferite di Edward Dmytryk. La storia è semplice. L’ex-marine Richard Shepherd, detto “Doc”, cioè Steve Carell, accuratamente invecchiato, chiede ai suoi vecchi commilitoni, Sal, Bryan Cranston, e Richard Mueller, Laurence Fishbourne, di accompagnarlo fino a Arlington per seppellire suo figlio morto eroicamente a Bagdad.

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A questo punto parte un viaggio per l’America che non si fermerà a Arlington, perché il figlio non è morto proprio eroicamente, e che riporterà i tre vecchi marines a confronto con la loro vecchia storia personale. Anche se critici importanti come Anthony Lane del New Yorker (“certe storie non hanno bisogno di essere raccontate di nuovo”) o Jonathan Rosenbaum del Chicago Reader (“finisce, come i suoi personaggi, in una confusione sentimentale”) lo hanno un po’ bastonato, personalmente lo trovo un film ammirevole e pieno di idee e di battute con tre personaggi meravigliosi.

 

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Magari Linklater, come spesso fa, esagera nel prolungare i dialoghi all’infinito, ma già vedere all’opera questi grandi attori, specialmente Fishbourne in un ruolo non da action, è uno spettacolo strepitoso. 

 

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