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SEPÚLVEDA RICORDA L’OMBRA DEI 60ENNI CHE VOLEVANO CAMBIARE IL MONDO (E RIDE PER NON PIANGERE) – MAO TORNA IN LIBRERIA, PER INGUARIBILI MARXISTI – LO STATO A PENDOLO DI DEL DEBBIO TRA SAN TOMMASO E TREMONTI – VIA MARTIN LUTERO (A ROMA)…

Da "Panorama" in edicola domani

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1 - SEPÚLVEDA ALL'OMBRA...
Sogni spezzati, ideali infranti e anche un bel po' di ossa rotte. Ecco "L'ombra di ciò che eravamo", nuovo romanzo di Luis Sepúlveda, che sarà protagonista del prossimo festival di Mantova. In uscita a settembre dalla Guanda, il libro ha per protagonisti i sessantenni che, come Sepúlveda, volevano cambiare il mondo durante il governo di Salvador Allende. Il tono? Per evitare la nostalgia Sepúlveda la butta anche sul ridere. (L.F.)

2 - MAO PER MARXISTI INGUARIBILI...
Chi si rivede: torna in libreria Mao Zedong, con «i testi decisivi della rivoluzione culturale cinese». Così l'editrice Mimesis, nota per le pubblicazioni filosofiche, presenta "Sulla pratica e sulla contraddizione. Scritti filosoficopolitici del Grande timoniere", in un volume con il commento del filosofo sloveno Slavoj Zizek. Un saggio di nicchia, per marxisti inguaribili ma anche per curiosi che vogliono saperne di più sul fallimento del comunismo. (L.P.)

3 - IL PENDOLO DI DEL DEBBIO...
Un saggio disincantato contro i dogmi nell'economia: quelli della destra liberista che considera qualsiasi tipo di intervento dello stato come il male assoluto; e quelli della sinistra statalista che continua a ritenere il libero mercato una pericolosa malattia. Il saggio di Paolo Del Debbio "Elogio dello stato a pendolo" (Rubettino) sceglie la via di mezzo, «l'aurea via di mezzo», come la definiva il poeta latino Orazio, perché la politica, «che dovrebbe guidare le oscillazioni del pendolo, ha esagerato in un senso e nell'altro». Da San Tommaso d'Aquino a Giulio Tremonti, Del Debbio traccia il profilo di un riformismo liberale capace di occuparsi anche dei più deboli.

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4 - A ROMA IN PIAZZA MARTIN LUTERO...
«Intitolare una piazza di Roma a Martin Lutero, l'artefice della Riforma protestante? E perché no?». Non ha perso la vis polemica Franco Ferrarotti. Il padre della sociologia italiana, che ha appena pubblicato con l'editore Sandro Teti il libro "Periferie. Da problema a risorsa", fa parte della commissione toponomastica del Comune di Roma, presieduta dall'assessore Umberto Croppi.

A metà giugno gli avventisti del settimo giorno hanno proposto alla commissione di intitolare una piazza o una via di Roma a Martin Lutero, «teologo tedesco». Apriti cielo... «Teologo tedesco!» ha esclamato il professore trovando la definizione alquanto riduttiva. «Se è per questo, esiste anche un altro teologo tedesco: si chiama Joseph Ratzinger».

Ironie a parte, a Ferrarotti la proposta della confessione protestante non è affatto dispiaciuta. Tanto che l'ha voluta nobilitare. «Martin Lutero non è un quidam de populo, un signor nessuno» ha ricordato. «È una figura di primo piano nella formazione dell'Europa moderna: è l'uomo che ha spezzato l'unità religiosa del continente e, traducendo la Bibbia, ha dato un contributo essenziale alla nascita della lingua tedesca.

Non gli si può intitolare una viuzza anonima. Basti pensare che nel parco cittadino di Amburgo troneggia una sua statua gigantesca. A Roma, me ne rendo conto, non si può osare tanto. Né, tantomeno, intitolargli piazza San Pietro. Ma Castel Gandolfo, dove i papi lo avrebbero volentieri rinchiuso, sì». Tanto entusiasmo ha indotto la commissione toponomastica a richiedere un supplemento d'istruttoria, che prevede la consulenza di uno storico, di un filosofo e di un teologo. Reazioni da oltretevere? Per il momento tutto tace. (Elisabetta Burba)

 

 
[02-07-2009]
Martin LuteroMartin LuteroROBERTO D AGOSTINO UMBERTO CROPPI - copyright PizziROBERTO D AGOSTINO UMBERTO CROPPI - copyright Pizzi