UN DRAGO CHE ABBAIA ENI, ENI, ENI
[03-06-2010]
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La mostra "Il cane a sei zampe. Un simbolo tra memoria e futuro" presentata da Eni a Roma nel complesso del Vittoriano con oltre 40 mila visitatori in un mese, è il racconto per immagini, scandito dai tre restyling del suo marchio, di una delle maggiori imprese energetiche al mondo.
Eni vittoriano CF
La storia di questo misterioso simbolo - un po' cane e un po' drago - creato da Luigi Broggini ma rivendicato solo molti anni dopo, viene per la prima volta raccontata con l'obiettivo di sfatare i tanti misteri che ne hanno alimentato la leggenda.
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Non è un caso che sia l'ufficio personale di Enrico Mattei (con tanto di scrivania) ad aprire il percorso, luogo dove molto probabilmente il cane a sei zampe è stato scelto come emblema in grado di rappresentare l'idea di crescita, di miglioramento, la voglia di ripartire, la capacità di guardare al futuro ma con un solido legame alle proprie radici.
Al bando di concorso per il marchio di Eni (pubblicato sulla rivista Domus, esposto in mostra) partecipano nel 1952 nomi illustri dell'arte e della grafica italiana. Persino Fortunato Depero, che rammaricato per l'inaspettata esclusione dai vincitori, si consola definendo il cane a sei zampe "più adatto per l'insegna di un'osteria che per la marca di una benzina", come rivela una delle tante lettere prestate alla mostra dal Mart di Rovereto.
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L'esposizione si snoda poi attraverso i fotogrammi e i documenti che hanno scandito la storia di eni, dalla metanizzazione dell'industria ai grandi accordi internazionali, dalle innovative stazioni di servizio alla ricerca petrolifera all'estero impostata su un rapporto alla pari, nel segno del rispetto e della collaborazione con i paesi produttori.
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A testimonianza di questa filosofia sono le numerose fotografie dell'archivio storico di eni, in cui è facile osservare volti di diverse etnie al lavoro, sulle piattaforme, tra i ghiacci, nel deserto. Mattei vuole trasmettere l'idea che qualcosa sta davvero cambiando: il cane, deve diventare un elemento familiare che unifica visivamente il nord e il sud della penisola.
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Per questo ricorre a più riprese al mondo della grafica pubblicitaria, affidata in quegli anni a giovani brillanti, come Dino Vignali, che ha prestato alla mostra alcune delle sue creazioni più originali. Il percorso fotografico che arriva fino ai nostri giorni, è sempre accompagnato da una raccolta di vignette satiriche, anche queste in grado di svelare quanto profondo sia stato il portato sociale ed economico di eni e la sua percezione da parte dell'opinione pubblica.
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Last but not least il cuore della mostra, che presenta un'infinità di oggetti e memorabilia firmati "cane a sei zampe", dai gadget pensati per gli automobilisti a quelli più insoliti o di uso quotidiano ripescati dalle cantine dei dipendenti o provenienti da collezionisti privati di varie parti d'Italia. Al centro della sala un grande schermo ospita una selezione di caroselli dove compare tra gli altri un giovanissimo Dario Fo.
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Una mostra, questa presentata da eni, che non mancherà di far riaffiorare piacevoli ricordi in chi ha vissuto quegli anni ruggenti e in chi ha conservato intatto il ricordo e l'affetto nei confronti di un simbolo divenuto una vera e propria bandiera, un segno di riconoscimento, un modo di essere.
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