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UNA SCARPA (TIZIANO) ALLO STREGA – IN POLE PER IL PREMIO (STASERA LA FINALE) L’EX GIGOLÒ CHE FA LA MORALE SU BERLUSCONI - IL "NINFO": "il libro è nato su commissione: una marchetta tra le tante" - "ESSERE PAGATO DALLE DONNE È IL SOGNO DI TUTTI"…

Luca Mastrantonio per "Il Riformista"

Se i pronostici saranno rispettati, sarà incoronato vincitiore dello Strega il primo scrittore gigolò dell'era berlusconiana. Tiziano Scarpa infatti, autore di "Stabat Mater" (su questo giornale recensito molto positivamente da Gian Paolo Serino), pubblicato da Einaudi, gruppo Mondadori, pochi anni fa rivendicò con orgoglio la sua esperienza di gigolò.

TIZIANO SCARPATIZIANO SCARPA

Ad esempio, in un'intervista rilasciata al Venerdì di Repubblica, dell'ottobre 2003, a proposito del romanzo "Kamikaze d'occidente" (Rizzoli, 2003). Alla domanda «immagino che dietro la figura del gigolò ci sia la metafora dello scrittore costretto a prostituirsi...», rispondeva: «Ma neanche per sogno. Nessun significato emblematico né estetizzante: non mi interessano le fantasticherie partorite dall'autore, non voglio essere letto esteticamente».

Allora, continuava l'intervistatore, «le prestazioni che le chiedono da scrittore, e da gigolò, sono vere». «Sì - ammetteva Scarpa - ogni epoca chiede qualcosa, la committenza è importante, appartiene alla nostra cultura, senza non ci sarebbe la Cappella Sistina. Invece adesso tutto si riduce a marchetta».

Quindi, incalza l'intervistatore, «anche il libro è nato su commissione: le hanno chiesto un diario intimo della sua vita per due mesi». «Sì, è il frutto di una committenza, una marchetta tra le tante».

ANTONIO SCURATIANTONIO SCURATI

E ancora: essere pagato dalle donne «è il sogno di tutti. L'uomo è l'inventore del denaro, paga sempre, risolve tutto con i soldi. L'idea di essere moneta, di essere scambiabile viene da lontano. Ma perché nessuno si scandalizza se tutti rendiamo omaggio alla diciottenne Miss Italia? Perché esiste la ninfa e non il ninfo? È evidente che il maschio venga preso da una terribile malinconia, e si chieda: "Perché nessuno mi compra?". C'è una dolcezza straordinaria nel sentirsi sul mercato».

Forse esagera, nota l'intervistatore, «avere un prezzo» non è proprio il desiderio di tutti. «Certo. Stare sul mercato significa anche essere vittima di chi ti compra, e la cosa può fare paura - concede Scarpa - Ma sentirsi fuori dal ciclo economico, fuori dall'immaginario del mercato è davvero triste. Ti comprano come forza lavoro, come impiegato, operaio. Ma nessuno ti vuole pappare sessualmente».

Walter SitiWalter Siti

Difficile, e forse ingenuo, sarebbe provare ad armonizzare tutto ciò con le critiche di Tiziano Scarpa verso i recenti scandali sessuali legati a Berlusconi. Su ilprimoamore, Scarpa confessa di aver scoperto la natura triviale - non doppia - di Berlusconi imprenditore televisivo e Berlusconi organizzatore di festicciole, dopo aver assistito alla messa in scena di un proprio testo teatrale. A detta di molti, e dell'autore stesso, è un articolo di condanna verso il premier. A noi era parso un involontario moto d'empatia drammaturgica, ma forse confidiamo troppo nel potere dell'interpretazione.

Prendendo per buono il fatto che Scarpa, oggi, critichi le abitudini personali di Berlusconi - ma perché allora pubblichi con lui?, gli chiede Vincenzo Ostuni su Facebook - verrebbe da chiedersi cosa sia successo in questi 5 anni. C'è una doppia verità per Scarpa? La risposta, a questo premio Strega, la fornisce Antonio Scurati: autofiction.

Cioè finzione autobiografica, che è quanto avviene in alcuni libri di Walter Siti, come il fondamentale "Troppi Paradisi" (Einaudi) e, appunto, "Il bambino che sognava la fine del mondo", di Scurati, in finale allo Strega. In questo romanzo, Scurati ha messo a nudo, in maniera narcisista ma esatta, un nuovo tipo intellettuale ed erotomane di maschio italiano.

Bruno Vespa - Copyright PizziBruno Vespa - Copyright Pizzi

Ovviamente, modellato su se stesso, ma con un alto tasso di finzione: doping narrativo, perché la realtà non è romanzesca come la fantasia, ed alibi personale, perché puoi contrabbandare per finte situazioni reali, magari imbarazzanti. Verità romanzesche e menzogne romantiche. Ma ci sono degli effetti collaterali di non poco conto. Se il romanziere mette al centro della storia un personaggio con il suo nome e molti tratti simili, dichiarandolo finto ma allo stesso tempo verosimilmente autobiografico, quando poi parla, parla nei panni dello scrittore o del personaggio?

Questo è il problema del personaggio scrittore. Ma c'è anche un problema dello scrittore personaggio. Pubblico, politico, mediatico. Lo abbiamo visto benissimo quando Antonio Scurati dichiarò a Vespa, che conduceva il Campiello di alcuni anni fa, che il protagonista del suo romanzo, "Il sopravvissuto", avrebbe ucciso proprio lui, il conduttore più amato dagli italiani. Scurati non minacciò Vespa realmente ma dichiarò, nel mondo reale, che il suo personaggio lo avrebbe ucciso, nel mondo fittizio.

Tiziano Scarpa, però, sembra di fronte a un bivio: o quando parlava di "Kamikaze d'occidente" e della sua attività sessuale a pagamento stava facendo autofiction, narrativa, magari ti dipo machista, oppure quando critica le festicciole di Berlusconi fa autofiction, politica, satira. La morale della favola? Dubitare di quello che gli scrittori dicono, sul piano politico, se sono buoni scrittori, come è il caso di Scarpa e Scurati.

Paolo GiordanoPaolo Giordano

Non è un caso che i due libri siano centrali nella raccolta di Dieci libri curata da Alfonso Berardinelli per Scheiwiller, a testimonianza che i premi mondani sanno intercettare libri di valore letterario. Famiglia Cristiana, con il critico Roberto Carnero, ha dato addirittura 9 al romanzo vivaldiano di Scarpa, apprenzzandone la «riflessione religiosa problematica, ma sincera».

L'anno scorso fu impeccabile Paolo Giordano. Il miglior vincitore dell'edizione più interessante degli ultimi anni. Un esordio vincente e convincente, di un giovanissimo, eccentrico rispetto al mondo editoriale. L'immagine di Giordano vincitore dello Strega che abbiamo non è legata a dichiarazioni a effetto, a caldo, o prese di posizione politiche nei mesi successivi. Ha impiegato tempo per elaborare l'esperienza della vittoria, raccontata qualche settimana fa sul Corriere della sera.

Di lui, tutti ricordano un'istantanea fresca e sincera. Al culmine della felicità, attesa ma insperata, Giordano si attacca alla bottiglia di quel liquore giallo da torte delle nonne che ha nome Strega e per uno scrittore è puro nettare. In termini di copie, ovviamente.

Anna Maria RimoaldiAnna Maria Rimoaldi

Eccoci, dunque. La questione generazionale. Quest'anno è finalmente esplosa attorno e dentro lo Strega. Il Coordinatore della fondazione Bellonci, Stefano Petrocchi, uomo di fiducia di Anna Maria Rimoaldi e gran segretario delle attività della fondazione four seasons - la fondazione Bellonci non si limita al premio, ma diffonde la lettura nelle scuole, crea eventi e incontri con gli autori di grande efficacia - ha lanciato nello stagnante Ninfeo di Villa Giulia un sasso pesante come un macigno. Riformare lo Strega, la giuria composta da Amici dello Strega con carica vitalizia ed eccessive amicizie editoriali, ricambiare soprattutto l'età. Pedrocchi ha fatto di nomi che rivela una strana convergenza parallela tra lo Strega e un nuovo premio.

stabat materstabat mater

Petrocchi, nel suo intervento sul Corriere della sera - coraggioso a mettersi contro il Jurassic Park romanocentrico che infesta il Ninfeo - ha suggerito profili e prospettive storiche di nuovi giurati. Ha fatto i nomi di tre critici giovani, Andera Cortellessa, Giuseppe Antonelli, Gabriele Pedullà, che non a caso gravitano attorno alla classifica di qualità Dedalus, che ha mutuato da Pordenone legge lo schema dei 100 autori. Classifica dove Scarpa e Giorgio Vasta - che per poco non è passato in finale, con la Minimumfax, a dimostrare che Roma, presente in finale con Newton & Compton e Fazi è sempre più protagonista nel premio salottiero - erano ai primi posti.

Certo, non bisogna sopravvalutare il pregio intrinseco di un eventuale ricambio anagrafico. Ma senza ricambio il premio muore di vecchiaia. Per molti, i ricambi generazionali sono come la fattoria degli animali di Orwell, o la dialettica tra i nuovi e i dinosauri nel racconto di Italo Calvino, I dinosauri: i nuovi prendono il posto dei dinosauri per poi diventare dinosauri a loro volta e venire scacciati da altri nuovi. A Tullio De Mauro, democratico, spetta il compito di tirare le fila delle istanze di riforma e innovazione che sono giunte da entro, con Pedrocchi, e da fuori. Perché i nuovi del Premio Strega non muoiano vecchi e i dinosauri non restino senza eredi.

 

 
[02-07-2009]