LA VENEZIA DEI GIUSTI - ''CAPRI-REVOLUTION'' DI MARIO MARTONE È UN OTTIMO FILM, ASSOLUTAMENTE NON FACILE, AMBIZIOSO, ILLUMINATO DALLA RECITAZIONE DI MARIANNA FONTANA (VOGLIO LA COPPA VOLPI PER LEI!), ATTRATTA DA UNA COMUNE DI NORDICI CHE DANZANO NUDI PER I BOSCHI E PRATICANO L'AMORE LIBERO. UNA CAPRI DI ARTISTI, RIVOLUZIONARIA E PRE-FUTURISTA CHE PRENDE VITA PROPRIO MENTRE ARRIVANO L’ELETTRICITÀ E LA GUERRA

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Marco Giusti per Dagospia

 

Capri-Revolution di Mario Martone

 

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Scordatevi Foffo e Lallo de L’imperatore di Capri, Il disprezzo di Jean-Luc Godard con la Villa Malaparte e anche i festival di Pascal Vicedomini. Ma, prima di vedere Capri-Revolution di Mario Martone, presentato oggi in concorso a Venezia, leggetevi il bel libro di Lea Vergine “Capri 1905-1940 frammenti postumi”, appena ripubblicato, sui grandi artisti stranieri della Capri di inizio secolo e ristudiatevi il vecchio Joseph Beuys, soprattutto la sua opera Capri-Batterie del 1985 dove un limone accendeva una lampadina gialla.

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Erano i tempi del gallerista Lucio Amelio e della sua Napoli artistica di Terrae Motus. Beuys sarebbe morto un anno dopo, nel 1986. Mario Martone, pensando a Beuys e alle sue idee su arte, scienza e natura, voleva intitolare il suo film sulla Capri di prima della Grande Guerra, Capri-Batterie. Qualcuno avrà pensato che un titolo alla Matrix, Capri-Revolution, fosse più internazionale e meno esclusivo. Meglio così.

 

Intanto perché è meglio non toccare troppo il genio di Beuys dopo il disastro di film di Florian Henckel von Donnersmarck. Poi perché l’opera di Beuys, che Martone cita nel film pur alternando una patata allo storico limone, basta per condensare anni e anni di storie e opere di artisti e scrittori stranieri che hanno vissuto allegramente a Capri facendone il mito anche totoista e foffolallista che ben conosciamo.

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Così i suoi personaggi, pur ripresi dalla realtà, basta leggere il libro di Lea Vergine, li trovate davvero tutti. Martone li mette in scena quasi teatralmente, dando spazio contemporaneamente a teatro-danza-eros come fosse una stagione del Mercadante nella sua Capri rivoluzionaria e pre-futurista che prende vita proprio mentre arriva l’elettricità (batteria!) e arriva la guerra, che farà scoppiare le contraddizioni utopistiche-scientifiche del tempo in un massacro indistinto che porterà poi alla nascita del nazismo e del fascismo.

 

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In Capri-Revolution, la pastorella Lucia, una strepitosa Marianna Fontana (voglio la Coppa Volpi per lei!), con padre malato, mamma silenziosa, Donatella Finocchiaro, e due fratelli padroni, uno è Eduardo Scarpetta, ultimo discendente della famiglia Scarpetta, si ritrova attratta da una comune di nordici che danzano nudi per i boschi e praticano l’amore libero, ma soprattutto si ritrova divisa tra l’amore per il loro guru, Seybu, artista naturista e pacifista, l’olandese Reinout Scholten Van Aschat, e il giovane medico Carlo, ateo e guerrafondaio, interpretato da Antonio Folletto.

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Facile riconoscere nel personaggio di Seybu e del suo circolo una serie di artisti che soggiornarono a Capri, soprattutto il tedesco Karl Wilhelm Diefenbach fondatore delle comuni pacifiste e naturiste prima di Vienna e poi di Capri, dove morì nel 1913, che offre a Seybu anche l’aspetto da Cristo e a Martone il dipinto di Capri che apre il film ma anche la prima veduta del mare.

 

Ma pensiamo anche al tedesco Otto Sohn-Rethel a Benjamin Vautier, che sposò l’isolana Rosina Viva, alla rivoluzionaria e teatrante “dionisiaca” lettone Asja Lacis, amante di Walter Benjamon nella Capri del 1924. Mentre la pericolosità dell’isola e la presenza di medici dai metodi drastici come nel film (“ai diabetici si asporta subito il pancreas”) è ben narrata nel libro di Edwin Cerio, “Guida inutile di Capri, 1921''.

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Tutte buone letture, ovvio. Ma cosa dire del film? Martone applica per Capri-Revolution la stessa messa in scena, molto teatrale, dei suoi due film precedenti, Noi credevamo e Il giovane favoloso, per farne un trittico autoriale sulla storia d’Italia per ragazzi istruiti. Riprende anche le musiche di Sascha Ring e Philipp Thimm, che funzionavano bene nel film su Leopardi e lo rendevano un eroe rock. E’ un cinema colto, intelligente, dove Martone riesce non solo a raccontare una serie di storie complesse e difficili da sceneggiare, ma si toglie la voglia anche di omaggiare maestri come Antonioni (L’avventura) e Rossellini (Il miracolo).

 

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Non ha a sua disposizione, purtroppo, la vera Capri dei primi del secolo scorso. E questo si sente. Si deve infatti limitare a qualche scena e a ricostruire parecchio nel Cilento. E è come se fosse tutto impastato da una luce autunnale che non sempre ci riporta a Capri. Ma con tutte le costruzioni e il mare pieno di yacht di miliardari russi e produttori cinematografici cafoni, non credo fosse facile mettere in scena la vera Capri dei tempi di Gorkj.

 

Anche se, mi è stato detto, solo i cafoni vanno a Capri d’estate. E quindi la vera Capri è quella autunnale. Almeno per i napoletani alla Foffo e Lallo. Rimane comunque un ottimo film, assolutamente non facile, ambizioso, illuminato dalla recitazione di grande spontaneità di Marianna Fontana. Meno funziona il guru Seybu, ma il personaggio che fa muovere tutto è la ragazza che prende coscienza e deciderà di vivere la propria vita in completa libertà. In sala il 13 dicembre.

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