LA VERSIONE DI MUGHINI - CARO DAGO, CONOSCO APPENA VERONICA GENTILI, SO CHE È LA FIGLIA DI NETTA VESPIGNANI, DONNA CON UN RUOLO IMPORTANTE NELLA CULTURA ROMANA. NON VEDO IL PERCHÉ DI TANTA ESIBIZIONE DEL SUO CORPO, E SOPRATTUTTO DEL CATTIVO GUSTO DI INSULTARE SOTTOVOCE UNO CHE HAI CHIAMATO E DI CUI TI STAI SERVENDO PER GLI ASCOLTI. FELTRI LO DEVI PRENDERE PER INTERO. PENSA CHE QUANDO MI PROPOSE DI SCRIVERE PER ''LIBERO''…

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Lettera di Giampiero Mughini a Dagospia

 

Caro Dago, conosco appena appena Veronica Gentili, se non che è la figlia di Netta Vespignani, una donna che nella cultura romana di questi ultimi anni ha avuto un suo ruolo non banale e che è stata mia amica.

 

Per il resto non vedo il perché di tanta esibizione del corpo femminile nella insistita sequenza di foto che la riguardano e che evidentemente lei ci tiene a far girare . Non vedo che c’entrino quelle foto con le caratteristiche di una che scrive o che comunica.

 

Non mi pare che Lidia Ravera o Annalena Benini o Daniela Ranieri, per dire di giornaliste e scrittrici che ammiro, si siano mai avvalse di queste spezie. Dimostrano quelle foto uno speciale curriculum professionale, un’agile frequentazione dell’alto e del basso della cronaca attuale del nostro Paese, un’aguzza padronanza dei temi politico-culturali, ossia quel che dovrebbe caratterizzare un giornalista moderno? Non mi pare affatto.

 

veronica gentili feltri veronica gentili feltri

E a non dire del cattivo gusto di insultare sottovoce e di nascosto uno che hai chiamato e di cui ti stai servendo e che di certo porta più in alto la media degli ascolti della tua trasmissione. La televisione non è il luogo ottimale per la virtù che si chiama eleganza, ma un tantino di eleganza non guasta.

 

Se hai chiamato Vittorio Feltri (a gratis) lo sai prima che cosa ti dirà, lo sai quali sono i teoremi fondamentali del suo pensiero. Se c’è una cosa che è lampante nel panorama giornalistico contemporaneo è “il feltrismo”. E non è un caso che Vittorio sia e sia stato il giornalista meglio retribuito negli ultimi vent’anni.

 

veronica gentili feltri veronica gentili feltri

Sto parlando di un uomo cui voglio bene. Quando gli diedero la direzione dell’ “Indipendente”, un quotidiano che era più morto che vivo, in un anno lo portò a vendere 120mila copie. Quel giornale è stato il primissimo, nella storia del giornalismo italiano recente, a puntare sul pubblico dei rabbiosi, a coltivare la loro rabbia o sdegno per quel che era divenuta l’Italia.

 

Feltri andò poi a sostituire un Indro Montanelli che non ne voleva sapere di essere “servizievole” al Silvio Berlussconi divenuto leader politico. Vittorio da direttore del “Giornale” è stato “servizievole” nei confronti di Berlusconi? E come avrebbe potuto essere diversamente. L’ho detto mentre Vittorio mi stava al fianco, che quella foto di prima pagina con Lady Berlusconi a seno nudo non l’avrei mai messa in pagina.

sandro curzi netta vespignani veronica gentili sandro curzi netta vespignani veronica gentili

 

Poi Vittorio si stufò del “Giornale” e creò assolutamente dal nulla un altro giornale e corsaro e inelegante e rabbioso, “Libero”, anche quello arrivato a vendere oltre 100mila copie. Aggiungo un fatto personale. A un certo punto Vittorio mi ha telefonato chiedendomi di collaborare a quel quotidiano. “Vittorio, sai che io non condivido la linea del tuo giornale”, gli risposi. “Ma tu scriverai quello che vuoi”, mi replicò.

 

E così è stato. Mai che una mia vergola fosse oggetto di un divieto. Avrei potuto scrivere che la sorella di Vittorio è una poco di buono, e lui non avrebbe battuto ciglio.

VERONICA GENTILI VERONICA GENTILI

 

Poi lui è tornato al “Giornale”, dove andava dicendo che mi avrebbe chiamato. Da allora non l’ho mai più sentito. Di certo non ho smesso di volergli bene. Condivido il 30-35 per cento del “feltrismo”, ma per lui è come per Montanelli. Lo devi prendere per intero, o tutto o niente. (Beninteso, pur bravissimo, Vittorio non è Indro.)

 

E’ vero che lui un po’, anzi molto, “ci fa”. Adesso sempre più spesso. Mette sempre in punta al pennino quella goccia di volgarità di cui sa che il grande pubblico va pazzo. E’ il giornalismo, bellezza.

 

Beninteso, nemmeno sotto tortura avrei dato il tono che Vittorio ha dato a una sua polemichetta con il figlio Mattia, il miglior giornalista/scrittore della generazione sotto i cinquant’anni. Ma l’ho detto, Feltri padre lo prendi o lo lasci. Ciao Vittorio, ti voglio bene.  

 

 

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