LA VERSIONE DI MUGHINI – “SU UN SUPPLEMENTO DEL  “CORRIERE DELLA SERA” DI OGGI LA SCRITTRICE SILVIA AVALLONE INTERVISTA CHIARA FERRAGNI. DIO MIO, MAI AVEVO NUOTATO IN UNA BRODAGLIA TALMENTE MELMOSA, IN UNO STAGNO DI BANALITÀ E RIPUGNANTI SCEMENZE LA CUI MELODRAMMATICITÀ FOSSE TALMENTE INFIMA”

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GIAMPIERO MUGHINI GIAMPIERO MUGHINI

Giampiero Mughini per Dagospia

 

Caro Dago, premetto che giudico la blogger Chiara Ferragni come una che sta a metà strada tra il portento e il genio. Ha creato dal nulla una piccola impresa neppure tanto piccola. Per quel niente che so del web, tutte le volte che vedo una sua foto è come se luccicasse da come le stanno a meraviglia tutti gli aggeggi che indossa. Tutti.

 

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Da favola è la sua storia sentimentale con Fedez (che a me sta simpaticissimo), qualcosa che fa il paio con il duo Elizabeth Taylor-Richard Burton di quando la civiltà dell’immagine e del gossip era neonata. Non invidio i suoi milioni di followers, ma sì quanto le rende ogni sua foto in shorts e tenendo presente che a me chiedono di fare gratis chiacchiere pubbliche dove confluiscono 50 e passa anni di studi miei matti e disperatissimi.

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Confesso che dal punto di vista professionale l’idea di intervistare una come Chiara mi parrebbe allettante come poche altre, non meno che intervistare Guido Ceronetti. E altrettanto difficile.

 

Figuratevi quando ho visto su un supplemento del mio amato “Corriere della Sera” di oggi che qualcuno, la scrittrice Silvia Avallone, quella intervista l’aveva realizzata. Mi sono precipitato a leggerla. Dio mio, mai avevo nuotato in una brodaglia talmente melmosa, in uno stagno di banalità la cui melodrammaticità fosse talmente infima.

 

Mi direte che la Avallone non è una giornalista, e dunque conosce a stento le tecniche di quel genere tutto fuorché facile che è l’intervista. A una che non lo fa di mestiere, non si può chiedere di fare delle interviste come le sa fare Aldo Cazzullo. No, non è questo. Il fatto è che al “Corriere” le devono aver detto che l’intervista doveva essere per l’appunto mélo e sbrodolante, perché questo è quello che vuole il pubblico (sconfinato) della Ferragni.

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Il pezzo forte del colloquio era il bimbo, il figlio di Ferragni/Fedez, un poveraccio su cui i mass-media stanno martellando senza pietà da quando ha emesso il primo vagito. La Avallone, che pure è laureata in Lettere e Filosofia, va alla carica alla grande. Chiede difatti alla nostra dea: “L’intero pianeta ha visto la vostra stanza d’ospedale, i tuoi capelli in disordine nell’elastico azzurro, ma tu cos’hai provato in quel momento?”. Da vomitare? Sì, e ferma restando la mia grandissima stima e ammirazione per il duo Ferragni-Fedez.

 

MIRIAM LEONE CHIARA FERRAGNI MIRIAM LEONE CHIARA FERRAGNI

Solo che ci sono regole secolari che vanno rispettate, alla faccia del web e del suo glamour da clic. E cioè che le faccende private sono private, e i figli e gli amori e le angosce, e devono essere sfiorate con un dito e non esibite sfacciatamente su due paginone di giornale.

 

Non continuo con le citazioni dal colloquio (“Come ti ha cambiata?...Ti pesa lasciarlo ad altri?...Anche il papà prova questo sentimento?”, e giù tonnellate di mélo) perché sono un uomo elegante e non mi piace sparare sulla Croce rossa. Per quanto incredibile, il pezzo si conclude con la laureata in Lettere e Filosofia che si ricorda di non aver fatto il selfie con la dea, torna indietro di corsa e se lo scatta. Da vomitare? Sì.

 

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Un’ultima raccomandazione a chi dirige il “Corriere della Sera”. Fatta da uno come me che lo compra ogni mattina caschi il mondo. Non cercate di lusingare il pubblico del web, il pubblico dei followers dell’immane Chiara, il pubblico di quelli che hanno comprato il recente libro di una sciacquetta di 15 anni di cui non voglio ricordare il nome. Non è il pubblico del “Corriere”. Ne potete fare a meno. Magari fatecelo pagare due euro a botta, io sono prontissimo. Solo che non voglio trovare sulle vostre pagine ripugnanti scemenze come quella da cui sono partito.

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