VUOI TELEFONARE? BASTA AVVICINARE UN DITO ALL'ORECCHIO – NON E’ UNA MAGIA MA UN’IDEA DEI GEMELLI PARINI: ALLA BASE DELL’INVENZIONE C’E’ UN BRACCIALE IN GRADO DI DIVENTARE UN'ESTENSIONE DELLO SMARTPHONE

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Stefano Parola per repubblica.it

 

Basta avvicinare un dito all'orecchio per chiacchierare al telefono. Sembra magia, invece alla base di "Get" c'è soltanto tecnologia. È un bracciale in grado di diventare un'estensione del cellulare. Lo ha inventato Edoardo Parini, un giovane designer romano (di origini piemontesi), che lo ha messo a punto con i fratelli Emiliano ed Enrico dopo averci fatto una tesi alla University of Art and design di Losanna, in Svizzera. Tempo pochi mesi e il prodotto entrerà sul mercato, tuffandosi da Torino.

 

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I tre fratelli hanno infatti fondato una startup, chiamata Deed, e l'hanno insediata in I3p, l'Incubatore d'impresa del Politecnico di Torino. Una scelta per nulla casuale: "Volevamo fare un prodotto completamente "Made in Italy" e abbiamo passato sei mesi a girare il nostro Paese in cerca del posto giusto. Alla fine la silente e operosa Torino ci ha conquistati", racconta Edoardo Parini. E aggiunge: "A livello elettronico c'è tutto ciò che ci serve, esistono ottime società specializzate e poi l'I3p è uno dei migliori incubatori d'Europa".

 

Ma com'è possibile che un dispositivo consenta di fare una chiamata mettendosi un dito nell'orecchio? È tutta una questione di vibrazioni. "Get" è una fascia che si collega allo smartphone tramite bluetooth (dunque senza fili). Quando arriva una chiamata il bracciale inizia a vibrare. Basta una certa rotazione del polso per rispondere, poi si avvicina l'indice all'orecchio per ascoltare una voce che annuncia il nome del chiamante. Subito dopo si sente direttamente la telefonata, proprio attraverso il dito. "L'ultima parte dell'orecchio interno si chiama coclea. Noi lo raggiungiamo attraverso delle vibrazioni prodotte dal suono, che vengono propagate da "Get" attraverso la mano, che fa da cassa di risonanza", spiega l'inventore. Il bracciale è poi dotato di un piccolo microfono, che costituisce l'altra parte dell'ipotetica cornetta.

 

"Get" unisce le caratteristiche dei braccialetti per il fitness e degli smartwatch: "Questi dispositivi, però, si somigliano tutti tra loro. Il nostro invece è completamente diverso. Per questo crediamo possa funzionare nonostante il mercato sia piuttosto saturo", evidenzia Parini.

 

La Deed è nata a maggio 2016 e finora si è occupata soprattutto di sviluppare il prodotto, in particolare dal punto di vista del design, ma pure delle funzioni.

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Già oggi consente di eseguire tutta una serie di operazioni sul telefono attraverso alcuni gesti della mano, poi riconosce la persona che lo sta indossando, permette di eseguire pagamenti e pure di monitorare tutte le attività sportive. Ora, però, si entra nel vivo: "A fine febbraio abbiamo la prima consegna: forniremo "Get" al museo Maxxi di Roma, che lo utilizzerà come audioguida", annuncia il fondatore.

 

In primavera partirà invece una raccolta fondi internazionale per patrimonializzare la startup e andare alla conquista del mercato, sia "business" che "consumer". I bracciali di Deed potrebbero infatti essere acquistati e marchiati da altre aziende (alcuni big del lusso si sono già fatti vivi), ma potrebbe pure essere venduto direttamente ai consumatori.

 

L'avventura è appena iniziata, ma la curiosità attorno a "Get" non manca: un anno fa è stato tra gli oggetti più apprezzati della Maker Faire di Roma, la commessa del Maxxi è arrivata grazie al trionfo in un hackathon e ora Deed è appena entrata tra le 32 startup torinesi di "B Heroes", l'iniziativa lanciata dal "ceo" di Lastminute.com con Intesa Sanpaolo per "accelerare" la crescita delle migliori aziende neonate italiane.

 

 

 

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